Elettrosmog
o mucca pazza?
di
Stefano Maglia
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C’è
più emergenza nel settore della BSE o in quello relativo all’inquinamento
elettromagnetico?
Per
rispondere a questa suggestiva domanda ci soccorre un recente provvedimento del
ministro Gasparri.
Ma
cominciamo dall’inizio.
Sappiamo
ormai tutti dell`esistenza della L. 36/2001 (che si basa, si badi bene, sul
principio di precauzione), ovvero della legge-quadro in materia di inquinamento
elettromagnetico e dell`art. 2 bis del D.L. 5/2001 come convertito (con tutte le
problematiche inerenti all`abbassamento delle quote deliberative assembleari per
l’installazione delle antenne satellitari) e – al tempo stesso –
dell’attuale assenza dei decreti attuativi della legge quadro che sarebbero
dovuti essere realizzati entro il giugno scorso (in tal senso il mutamento della
maggioranza di governo non dovrebbe essere ostativa visto che la legge quadro è
stata approvata con un solo voto contrario).
Pur
ricordando che la legge 20 marzo 2001 n. 66 prevede che entro l`anno 2006 le
trasmissioni televisive dei programmi e dei servizi multimediali dovranno essere
irradiate esclusivamente in tecnica digitale, con la conseguenza che
l`installazione di antenna satellitare – peraltro di scarso impatto ambientale
in quanto destinata alla mera ricezione - è destinata a costituire un
presupposto tecnico indispensabile per poter usufruire di quel tipo di servizio,
è però per lo meno fuori luogo tutta questa premura ed impegno del legislatore
a far installare nuove antenne (ed addirittura nuovi televisori!).
Assai
sintomatico in proposito è quanto è riportato nel recente decreto del
Ministero delle comunicazioni (24 luglio 2001) pubblicato in tutta fretta sulla
Gazzetta Ufficiale del 7 agosto scorso, n. 182, in pieno clima ferragostano:
“Affinché la domanda di programmi radiotelevisivi digitali si sviluppi sino
ad arrivare alla massa critica che spinge l`operatore alla trasformazione
analogico-digitale, occorre che l`utenza sia stimolata ad acquistare o
noleggiare ricevitori digitali terrestri mediante la diffusione di programmi
nuovi ed attrattivi. Occorre, inoltre, l`introduzione di un regime fiscale
favorevole per apparati riceventi e abbonamenti e l`introduzione di
incentivi del tipo rottamazione, che spingono all`acquisto di
televisori e set top box compatibili...
Va
poi tenuta presente la necessità dell`adeguamento dei sistemi di ricezione,
soprattutto nel caso dei sistemi condominiali. Al riguardo l`Autorità per le
garanzie nelle comunicazioni, nel Libro Bianco sulla televisione digitale
terrestre ha suggerito, quale possibile misura incentivante, un intervento di
tipo fiscale volto a favorire un accantonamento annuo da parte delle
amministrazioni condominiali al fine di adeguare e ampliare i sistemi di
ricezione collettiva. Potrebbe essere anche ipotizzato un contributo una tantum
per favorire l`adeguamento dei sistemi di ricezione condominiali”.
Ecco
dunque la vera ratio legis del comma 13 dell`art. 2 bis del D.L. n.
5/2001: la spinta verso l`acquisto e l`utilizzo dei televisori. Per rimanere
solo in campo condominiale, si pensi che non è mai stato proposto e concesso
alcun regime fiscale favorevole per la realizzazione – per esempio, e solo per
rimanere alle ultime novità normative del settore – di opere per il
superamento delle barriere architettoniche, per i parcheggi, per il risparmio
energetico, per la sicurezza degli impianti, per il recupero edilizio. Ma per
cambiare antenne e televisori sì!
E
i potenziali rischi per la salute?
Più
sopra si ricordava come la legge quadro sull`inquinamento elettromagnetico si
fondi in gran parte proprio sul principio di precauzione che, si badi bene, non
è frutto di un esercizio di stile filosofico-ambientalistico, ma un preciso
obbligo normativo europeo, previsto dalla Comunicazione della Commissione al
Consiglio CE del 2 febbraio 2000, di diretta derivazione dall`art. 174, par. 2,
del Trattato UE, citato peraltro espressamente nel comma 1, lett. b), dell`art.
1 della L. 36/2001, approvata - ripeto - all`unanimità. Dunque, per sapere che
fine ha fatto dopo pochi mesi l`applicazione concreta di tale principio bisogna
guardare - si pensi! - alle mucche!
L`art.
1 bis del D.L. 25 maggio 2001, n. 199 (convertito in L. 25 luglio 2001, n. 305),
e recante norme in tema di BSE (ovvero emergenza “mucca-pazza”) ha infatto
“stornato” ben 150 miliardi che erano stati destinati “alla prevenzione ed
alla riduzione dell`inquinamento elettromagnetico” per provvedere “agli
oneri derivanti dalla proroga dei termini di cui all`articolo 1”.
No
comment.