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Chi può essere sanzionato per la gestione non autorizzata di rifiuti?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. VII
Data: 25/10/2018
n. ord. n. 48719

In materia di rifiuti, l’art. 256 del D.L.vo 152/2006 che ne sanziona la gestione non autorizzata si applica a chiunque e non solo ai titolari di autorizzazione. Tale norma sanziona le attività di gestione compiute in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli artt. 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 del citato decreto, ed è configurabile nei confronti di chiunque svolga tali attività anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attività primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e non sia caratterizzata da assoluta occasionalità, salva l'applicabilità della deroga di cui al comma quinto dell'art. 266 del medesimo decreto, per la cui operatività occorre che il soggetto sia in possesso del titolo abilitativo per l'esercizio di attività commerciale in forma ambulante e che si tratti di rifiuti che formano oggetto del suo commercio.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

 

1.Con sentenza in epigrafe indicata, il Tribunale di Padova ha condannato A. B. alla pena di C 1.800,00 di ammenda, relativamente al reato ex art. 256, comma 1, d. Igs. 152/2006, commesso il 1 settembre 2014.
2.Ricorre per Cassazione l'imputato, tramite difensore, con distinti motivi di ricorso: violazione, falsa applicazione della legge penale, art. art. 256, d.lgs. 152/2006, e vizio di motivazione in relazione all'occasionalità della condotta; il reato è, infatti, configurabile solo per una gestione di rifiuti e non per singole operazioni. Conseguentemente - ritiene il ricorrente - il trasporto non autorizzato, di rifiuti non pericolosi, di natura occasionale, effettuato da un soggetto privato non titolare di impresa non integra il reato contestato.

 

3.Il ricorso risulta inammissibile perché i motivi sono manifestamente infondati e generici.
Invero, la doglianza risulta manifestamente infondata poiché la norma si applica a chiunque e non solo ai titolari di autorizzazione, come da sempre ritenuto da questa Corte di Cassazione: « In materia di rifiuti, il reato di cui all'art. 256, comma primo, del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, che sanziona le attività di gestione compiute in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli artt. 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 del medesimo D.Lgs. è configurabile nei confronti di chiunque svolga tali attività anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attività primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e non sia caratterizzata da assoluta occasionalità, salva l'applicabilità della deroga di cui al comma quinto dell'art. 266 del D.Lgs. 152 del 2006, per la cui operatività occorre che il soggetto sia in possesso del titolo abilitativo per l'esercizio di attività commerciale in forma ambulante ai sensi del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114 e che si tratti di rifiuti che formano oggetto del suo commercio» (Sez. 3, n. 269 del 10/12/2014 - dep. 08/01/2015, P.M. in proc. Seferovic, Rv. 26195901).
Nel caso in giudizio, come adeguatamente motivato, dal giudice di merito non ricorre l'assoluta occasionalità della condotta, in relazione alla natura e quantità dei rifiuti, provenienti dalla piazzola ecologica del Comune di Conselve (e non già da auto produzione)
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di C 3.000,00, e delle spese del procedimento, ex art 616 cod. proc. pen.

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