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Gestione non autorizzata: si applica la particolare tenuità del fatto?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 29/10/2018
n. 49184

In tema di rifiuti, la fattispecie di gestione non autorizzata, di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006, non può dirsi di lieve entità ai sensi dell’art. 131 bis, del cod. pen. in ragione dell'abbondante quantità di rifiuti (che, nella specie, riempivano un grosso autocarro) e la conseguente necessità di coinvolgere nel reato più persone per il carico e scarico, con incremento quindi dell'offesa portata al bene dell'ambiente ed anche ai poteri programmatori e di controllo degli enti competenti in materia di rilascio delle autorizzazioni ambientali, ai quali cioè non è sfuggito un piccolo ed insignificante trasporto ma quello di una discreta quantità di rifiuti dalla provenienza sconosciuta ed eterogenea.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Il Tribunale di Mantova con sentenza del 23 maggio 2017 ha condannato V. M. e D. S. alla pena di C 5.000,00 di "multa" ciascuno, relativamente al reato di cui agli art. 110, cod. pen. e 256, comma 1, d. Igs. 152/2006, commesso il 15 ottobre 2013.

2.V. M. e D.S. hanno proposto ricorso per cassazione, a mezzo del difensore, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art. 173, comma 1, disp. att., c.p.p.
2.1. Mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, violazione di legge, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione.
Il giudizio sulla particolare tenuità del fatto richiede una valutazione complessiva di tutte le particolarità della fattispecie concreta che tenga conto ai sensi dell'articolo 133, comma 1, del cod. pen., delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da essa desumibile e dell'entità del danno o del pericolo. Il Tribunale di Mantova omette di valorizzare che tut#6 due gli imputati risultano privi di precedenti penali, e si limita a rilevare l'entità dei materiali trasportati nel cassone del camion. Si è di fronte a due giovanissimi soggetti che cercavano di racimolare qualche spicciolo sgomberando cantine o cortili, nulla che sia in grado di essere ricondotto ad un'attività continuativa di raccolta non autorizzata di rifiuti. Si tratta di un episodio isolato. Del resto trasporto era effettuato con un obsoleto F.. La motivazione del giudice pertanto deve ritenersi contraddittoria e mancante.
Hanno chiesto pertanto l'annullamento della sentenza impugnata.

3.Ricorre per cassazione anche il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di appello di Brescia, rilevando l'errore nell'irrogazione della multa invece che dell'ammenda, e in relazione alla mancanza e contraddittorietà di motivazione del trattamento sanzionatorio; infatti il giudice nella motivazione ha rilevato l'entità (abbondanti rifiuti che riempivano un cassone del camion), ma poi ha irrogato una pena solo pecuniaria. Ha chiesto, quindi, l'annullamento della decisione impugnata.

 
Considerato in diritto

 

4.I ricorsi degli imputati risultano inammissibili, per manifesta infondatezza del motivo, e per genericità. Il ricorso del Procuratore generale risulta inammissibile per manifesta infondatezza e genericità; inoltre relativamente all'errore materiale (indicazione della multa in luogo dell'ammenda), l'inammissibilità dei ricorsi non consente a questa Corte di provvedere alla correzione, ex art. 130, cod. proc. pen. («Se questo è impugnato e l'impugnazione non è dichiarata inammissibile la correzione è disposta dal giudice competente a conoscere dell'impugnazione»); alla correzione si provvederà in separata sede.

 

4.1. La sentenza impugnata esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto, con motivazione adeguata, senza contraddizioni e senza manifeste illogicità, ritenendo che. «Il fatto non appare di lieve entità, ex art. 131 bis, cod. pen. Stante l'abbondante quantità dei rifiuti in questione (che riempivano un grosso autocarro) e la conseguente necessità di coinvolgere nel reato più persone per il carico e scarico, con incremento quindi dell'offesa portata al bene dell'ambiente ed anche ai poteri programmatori e di controllo degli enti competenti in materia di rilascio delle autorizzazioni ambientali (ai quali cioè non è sfuggito un piccolo ed insignificante trasporto ma quello di una discreta quantità di rifiuti dalla provenienza sconosciuta ed eterogenea)».

 

Del resto non è stata irrogata la pena nel minimo edittale, senza riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, e questo sta a significare che il fatto non è stato ritenuto di particolare tenuità (Sez. 5, n. 39806 del 24/06/2015 - dep. 01/10/2015, Lembo, Rv. 26531701). Si tratta di una valutazione di merito insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivata, come nel caso in giudizio.
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento, per l'imputato, in favore della Cassa delle ammende della somma di C 2.000,00, ciascuno, e delle spese del procedimento, ex art 616 cod. proc. pen.

 

5.Il ricorso del Procuratore Generale risulta inammissibile in quanto genericamente prospetta un vizio della motivazione sul trattamento sanzionatorio, senza motivi specifici di legittimità.
Del resto «In tema di determinazione della pena, nel caso in cui venga irrogata una pena al di sotto della media edittale, non è necessaria una specifica e dettagliata motivazione da parte del giudice, se il parametro valutativo è desumibile dal testo della sentenza nel suo complesso argomentativo e non necessariamente solo dalla parte destinata alla quantificazione della pena» (Sez. 3, n. 38251 del 15/06/2016 - dep. 15/09/2016, Rignanese e altro, Rv. 26794901; vedi anche Sez. 4, n. 46412 del 05/11/2015 - dep. 23/11/2015, Scaramozzino, Rv. 26528301 e Sez. 2, n. 28852 del 08/05/2013 - dep. 08/07/2013, Taurasi e altro, Rv. 25646401).

5.1. L'indicazione nel dispositivo della multa, in luogo dell'ammenda, risulta un errore materiale, emendabile con la procedura di correzione dell'art. 130, cod. proc. pen.

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