Top

Commercio ambulante: quando opera il regime derogatorio?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. VII
Data: 09/10/2018
n. ord. 45048

In tema di commercio ambulante di rifiuti, la deroga di cui all'art. 266, comma 5, del D.L.vo 152/2006 opera solo in caso di commercio avente ad oggetto rifiuti connessi con l'oggetto del commercio in forma ambulante, non anche nel caso in cui il titolare di autorizzazione al commercio ambulante trasporti rifiuti diversi (nella specie si trattava del titolare di un'autorizzazione al commercio ambulante di stracci, che aveva più volte conferito rifiuti metallici ad una impresa operante nella raccolta di essa, senza essere in possesso della iscrizione nell'Albo Nazionale del gestori ambientali).


Leggi la sentenza

Ritenuto che, con sentenza del 19 gennaio 2016, i! Tribunale di Cuneo, in esito a giudizio celebrato nelle forme del rito ordinario, ha dichiarato la penale responsabilità di Demaria Sergio in relazione alla imputazione di cui in epigrafe e lo ha, pertanto, condannato, concesse le attenuanti generiche, alla pena di euro 1.600,00 di ammenda, oltre alle pene accessorie;

che avverso detta sentenza ha interposto ricorso in appello l'imputato deducendo il vizio di motivazione in ordine alla stessa sussistenza del reato sotto il profilo sia dell'elemento oggettivo che di quello soggettivo del medesimo.

 

Considerato che il ricorso è inammissibile;

che deve essere preliminarmente disposta, in applicazione del principio del favor impugnationis la conversione della presente impugnazione da ricorso in appello a ricorso per cassazione essendo stata impugnata una sentenza non suscettibile di essere appellata essendo stata irrogata con essa la sola pena della ammenda;

che, avendo il Tribunale rilevato, quanto al profilo interessato dal primo motivo di impugnazione, che il ricorrente aveva più volte conferito rifiuti metallici ad una impresa operante nella raccolta di essa, senza essere in possesso della iscrizione nell'Albo Nazionale del gestori ambientali, correttamente ha ritenuto integrato l'elemento oggettivo dei reato contestato;

che è del tutto indifferente la circostanza che il prevenuto fosse titolare di un'autorizzazione comunale a svolgere l'attività di cenciaiolo, atteso che, come questa Corte ha più volte confermato, la invocata deroga di cui all'art. 266, comma 5, del digs n. 152 del 2006, opera solo in caso di commercio avente ad oggetto rifiuti connessi con l'oggetto del suo commercio in forma ambulante (Corte di cassazione, Sezione III penale 21 aprile 2017, n. 19209; idem Sezione III penale, 9 giugno 2016, n. 23908);

che tale circostanza all'evidenza non è presente nella fattispecie, essendo il prevenuto titolare di un'autorizzazione al commercio ambulante di stracci;

che, riguardo alla sussistenza dell'elemento soggettivo del reato, i! Tribunale ha congruamente motivato in ordine alla doverosa esclusione della buona fede dell'imputato;

che il ricorso deve perciò essere dichiarato inammissibile e, tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale nonché rilevato che nella fattispecie non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell'inammissibilità del ricorso consegue, a nonna dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché della somma equitativamente fissata in C 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

 

[omissis]

© Riproduzione riservata