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Qual è la disciplina dell’attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie? Che differenza c’è con la manutenzione delle fosse Imhoff?

(di Stefano Maglia)

Categoria: Rifiuti

Per effetto delle modifiche apportate dal D.L.vo 205/10, l’art. 230, c. 5, del TUA, dispone ora che “i rifiuti provenienti dalle attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie (…) si considerano prodotti dal soggetto che svolge l’attività di pulizia manutentiva”. In primo luogo si sottolinea che tale norma conferma la teoria secondo la quale nell’attività manutentiva il produttore del rifiuto proveniente da tale attività deve considerarsi, in generale, il manutentore.
Ciò detto, occorre rilevare che detta attività deve ritenersi ontologicamente diversa dalla manutenzione delle reti di cui all’art. 230, c. 1, del medesimo decreto: la prima è infatti l’attività ordinaria di svuotamento della fognatura; la seconda è l’attività svolta in caso di guasto, rottura o, tutt’al più, il lavoro eseguito sulle parti fisiche della rete al fine di prevenire i guasti.
Dalla lettera della norma in esame si evince che la pulizia delle reti fognarie è equiparata, nelle conseguenze operative della gestione del rifiuto, all’attività di manutenzione in senso stretto.
Ne deriva che, anche in tal caso, il rifiuto deve ritenersi prodotto da parte dell’impresa di pulizia manutentiva (ovvero l’autospurgo): il rifiuto è infatti generato nel momento in cui è prelevato, pertanto esso origina dall’attività di svuotamento della rete fognaria ed è perciò prodotto dal manutentore.
Anche in tali ipotesi è possibile raggruppare temporaneamente, presso la sede del manutentore, i rifiuti prodotti, qualora non fossero direttamente avviati a smaltimento.
Quanto all’oggetto della pulizia manutentiva, il comma 5 dell’art. 230 si riferisce alle “reti fognarie di qualsiasi tipologia, sia pubbliche che asservite ad edifici privati”.
La definizione di rete fognaria è contenuta all’art. 74, comma 1, lett. dd), del D.L.vo 152/06, secondo cui deve intendersi per tale: “il sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane”.
Il riferimento è dunque alle cd. fognature dinamiche (ovvero costituite da condutture a pelo libero e solo a tratti in pressione), ma tali tipologie di fognature, in alcuni casi, sono state sostituite dalle cd. fosse biologiche o fosse settiche convenzionali.
Queste non sono altro che fognature di tipo statico (poiché non costituite da condotte, ma da vasche di raccolta) nelle quali convogliano le acque nere (toilette) e grigie (lavabi, ecc.) di origine civile, o prima del recapito in pubblica fognatura ovvero a monte di un idoneo impianto di depurazione.
Anche le fosse settiche di tipo tradizionale necessitano di pulizia periodica (svuotamento) e, laddove queste siano a complemento del sistema ordinario della rete fognaria, il servizio di manutenzione può – a parere di chi scrive – essere equiparato a quello della rete fognaria dinamica e, come tale, regolato dall’art. 230, comma 5, del D.L.vo 152/06.
La situazione assume aspetti diversi nel caso delle fosse Imhoff.
Queste possono definirsi come quelle fosse utilizzate per il trattamento di tutte le acque reflue domestiche recapitanti in acque superficiali, sul suolo ed in rete fognaria, collegata e non collegata all’impianto di depurazione.
La funzione delle fosse Imhoff è quindi quella di sostituire l’impianto di depurazione, ovvero quel sistema di trattamento delle acque reflue al termine del quale si originano fanghi derivanti da trattamenti di tipo fisico, chimico-fisico e biologico.
Anche in questo caso occorre distinguere tra (i) la manutenzione, (ii) lo svuotamento, ovvero (iii) la pulizia manutentiva della fossa Imhoff; è inoltre necessario distinguere il caso in cui detta fossa sia collegata alla rete fognaria e al depuratore da quello in cui essa sia isolata: nel primo caso, infatti l’attività di manutenzione è regolamentata dalla disciplina sulla manutenzione di reti e infrastrutture di cui all’art. 230, comma 1, del D.L.vo 152/06; nel secondo caso, invece, la medesima attività sarà regolata dall’art. 266, comma 4.
Pur cambiando i riferimenti normativi a regolamentazione della questione, le conseguenze operative sono le medesime: il produttore dei rifiuti è sempre il manutentore, il quale gode delle agevolazioni sul deposito temporaneo ed adempie ai relativi oneri documentali a seconda del fatto che sia o meno iscritto al Sistri.
L’estrazione del fango dalla fossa Imhoff – ovvero la pulizia manutentiva della stessa – è invece equiparabile al disposto di cui all’art. 230, comma 5, solo se la fossa Imhoff fa parte di un sistema di reti a sostituzione della rete fognaria urbana, con la conseguenza che il rifiuto trasportato può anche classificarsi con il CER 20.03.04 (rifiuto urbano delle fosse settiche).
Nel caso in cui, invece, la fossa Imhoff sia isolata, lo svuotamento costituisce una forma di raccolta/trasporto di rifiuti speciali, poiché ai sensi dell’art. 184, comma 3, lett. g), del D.L.vo 152/06, tra i rifiuti speciali non pericolosi vi sono “i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi”, classificati con il codice CER 19.08.05, ovvero quelli generati dalla fossa (non collegata ad un depuratore) che assolve ad un trattamento di tipo meccanico-biologico per i residui fangosi.

*Tratto da “La gestione dei rifiuti dalla A alla Z, III ed – 350 problemi, 350 soluzioni“, Stefano Maglia, 2012.

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