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Violazione prescrizioni: per il superamento dei valori limite di emissione vale la depenalizzazione?

Categoria: Ippc
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 28/11/2018
n. 53320

In tema di Autorizzazione integrata ambientale (AIA), la violazione delle prescrizioni contenute nell’AIA non è stata oggetto di una radicale e generale depenalizzazione: come si evince dal comma 3 dell’art. 29-quattuordecies del D.L.vo 152/2006, il fenomeno di depenalizzazione è escluso quando la violazione delle prescrizioni attenga, fra l'altro, alla esuberanza delle emissioni rispetto ai valori limite per esse previsti.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

Con ordinanza del 26 settembre 2017 il Gip del Tribunale di Como, in funzione di giudice della esecuzione, ha solo in parte accolto il ricorso con il quale C. A. aveva chiesto la revoca di due decreti penali emessi nei suoi confronti, rispettivamente, in data 29 marzo 2012 ed in data 11 giugno 2013, in quanto, ad avviso della ricorrente, le imputazioni in base alle quali essi erano stati emessi erano state oggetto di depenalizzazione ed, in subordine, in quanto il reato in essi contestato si era estinto ai sensi dell'art. 460, comma 5, cod. proc. pen.
Il Gip, come detto, ha accolto solo in parte il ricorso rilevando per una verso che non si era verificata la depenalizzazione delle imputazioni contestate e per altro verso, riguardo alla applicazione del"art. 460, comma 5, cod. proc. pen., che detta norma poteva trovare applicazione solo con riferimento al secondo dei decreti penali in questione, posto che al primo aveva fatto seguito, entro il termine del biennio, proprio la emissione del secondo.
Avverso la predetta sentenza ha interposto ricorso per cassazione la C., lamentando il fatto che, in violazione di legge, il Tribunale comacino non avesse rilevato che la disposizione in ipotesi violata dalla ricorrente, cioè l'art. 29-quattuordecies del dlgs n. 152 del 2006, era stato depenalizzato per effetto della entrata in vigore del dlgs n. 46 del 2014 e trasformato in illecito amministrativo.

 
Considerato in diritto

 

Il ricorso è manifestamente infondato ed esso è, pertanto, inammissibile.

 

Deve rilevarsi che la tematica oggetto del presente ricorso attiene esclusivamente alla intervenuta depenalizzazione della condotta attribuita alla C. con il decreto penale n. 433/2012 emesso nei suoi confronti e divenuto esecutivo in data 29 marzo 2012, posto che non vi è dubbio che in relazione ad esso non possa affermarsi la avvenuta estinzione del relativo reato ai sensi dell'art. 460, comma 5, cod. proc. pen., atteso che, nel termine due anni dalla definitività della condanna con esso disposta, era incontestatamente intervenuto un altro decreto penale per un reato avente la stessa indole di quello contemplato dal decreto n. 433 del 2012.

 

Ciò posto, osserva il Collegio che, diversamente da quella che parrebbe essere la ricostruzione della normativa rilevante operata dalla difesa della ricorrente, la fattispecie oggetto della imputazione a suo tempo elevata nei suoi confronti, cioè la violazione delle prescrizioni contenute nella autorizzazione integrata ambientale di cui ella era al momento dei fatti titolare (precetto originariamente contenuto nell'art. 16 del dlgs n. 59 del 2005 ma, successivamente, trasfuso, in termini di ininterrotta continuità normativa, nell'art. 29-quaterdecies del dlgs n. 152 del 2006, come già rilevato da Corte di cassazione, Sezione III penale, 30 gennaio 2014, n. 4345), non è stata oggetto di una radicale e generale depenalizzazione, considerato che - giusta la previsione contenuta nel comma 3 del citato art. 29-quaterdedes del dlgs n. 156 del 2006, nel testo risultante a seguito delle modificazioni introdotte dal dlgs n. 46 del 2014 - il fenomeno di depenalizzazione è stato espressamente escluso allorché la violazione delle prescrizioni attenga, fra l'altro, alla esuberanza delle emissioni rispetto ai valori limite per esse previsti (in tal senso, al di là della chiarezza della norma: Corte di cassazione, Sezione III penale 11 aprile 2g6,- n. 14741; idem Sezione III penale, 1 ottobre 2014, n. 40532).
Posto che nel caso che ora interessa alla C. è stata, appunto, contestata la violazione di taluni parametri in materia di concentrazione di determinate sostanze nelle emissioni prodotte dalla impresa da lei amministrata, correttamente il Tribunale di Como ha escluso dal fuoco della depenalizzazione il fatto illecito a lei attribuito con il decreto penale n. 433 del 2012 ed ha, pertanto, rigettato l'istanza volta alla revoca del decreto penale in questione.
Alla inammissibilità del ricorso, data la sua manifesta infondatezza, segue, visto l'art. 616 cod. proc. pen., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 2000,00 in favore della Cassa delle ammende.

[omissis]

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