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E’ sufficiente invocare la propria buona fede per escludere la colpa?

Categoria: Responsabilità ambientali
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 29/11/2017
n. 53684

In tema di elemento psicologico del reato, quando si intende invocare la propria ignoranza circa la normativa di settore, e quindi sull’illiceità della propria condotta, non basta invocare semplicemente la propria buona fede: affinché tale ignoranza sia idonea ad escludere la sussistenza dell’elemento psicologico della colpa occorre, infatti, che essa sia stata determinata da un comportamento attivo della pubblica amministrazione.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1. Con sentenza emessa in data 16 dicembre 2016, la Corte di appello di Palermo ha confermato la sentenza del Tribunale di Sciacca con la quale Q.P. era stato condannato, alla pena di mesi otto di arresto e C 5.000 di ammenda, perché ritenuto responsabile del reato di cui agli artt. 110 cod.pen. e art. 256 comma 1 d.lgs n. 152 del 2006 in relazione all'art. 6 lett d) d.l. n. 172 del 2008, conv. dalla legge n. 210 del 2008, perché in concorso con C.S., giudicato separatamente, svolgeva attività non autorizzata di raccolta, trasporto di rifiuti pericolosi, di rifiuti speciali non pericolosi e di rifiuti urbani ingombranti non pericolosi. Fatto commesso in Sciacca il 15 febbraio 2012.

2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l'imputato personalmente, e ne ha chiesto l'annullamento deducendo, con un unico ed articolato motivo, la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione della sentenza sull'affermazione della sua responsabilità penale quale partecipe all'attività illecita di trasporto dei rifiuti sopra menzionati.

Argomenta il ricorrente che la corte territoriale, sul presupposto di fatto che il Q.si trovava a bordo dell'autocarro, quale passeggero, e che indossava degli abiti sporchi di grasso e fango, avrebbe illogicamente confermato l'affermazione della responsabilità penale a titolo di concorso nel reato commesso dal C.; motivazione che sarebbe, anche, lacunosa non essendo evincibile l'iter argomentativo attraverso il quale il giudice dell'impugnazione avrebbe confermato la sentenza di primo grado.

In secondo luogo, la corte territoriale avrebbe omesso di considerare, ai fini della valutazione dell'errore scusabile, che la normativa si presenta di non facile comprensione al cittadino, sicchè erroneamente era stata ritenuta la colpa nella condotta dell'imputato.

Infine, la Corte d'appello avrebbe illogicamente motivato il diniego di riconoscimento delle circostanze di cui all'art. 62-bis cod.pen., in quanto esclude sul rilievo della mera adeguatezza della sanzione irrogata.

3. In udienza, il Procuratore generale ha chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza in punto omessa motivazione sulla richiesta di riconoscimento delle circostanze di cui all'art. 62-bis cod.pen. e dichiarazioni di inammissibilità nel resto.

 

Considerato in diritto

 

4. Il ricorso è inammissibile per la proposizione di motivi generici e manifestamente infondati.

5. Di carattere generico è la censura di illogicità della motivazione in relazione all'affermazione della responsabilità penale del Q., quale concorrente nel reato di trasporto non autorizzato di rifiuti pericolosi, non pericolosi e ingombranti (per il quale è stata applicata la pena per la fattispecie contravvenzionale in luogo di quella delittuosa). La partecipazione nel reato del Q.è fondata - come risulta dalle conformi sentenze dei giudici di merito, con accertamento di fatto insindacabile in questa sede e neppure contestato dal ricorrente-, sulla circostanza che, in esito al controllo, il prevenuto si trovava a bordo dell'autocarro sul quale erano stati rivenuti i rifiuti (tra cui parti di autovetture e di motori di queste), autocarro munito di ragno che consente il caricamento di quelli ingombranti, e sulla circostanza che il Q. indossava abiti sporchi di grasso, motivazione rispetto alla quale il ricorrente non muove critiche specifiche, neppure tenta di accreditare una versione alternativa, che, involgendo profili di merito, non supererebbe il vaglio di ammissibilità.

Il motivo, che finisce per essere una mera affermazione di dissenso in ordine all'affermazione della responsabilità, è privo di specificità, e, ai sensi degli artt. 581 e 591 cod.proc.pen., è inammissibile. Alcuna carenza motivazionale è poi ravvisabile a fronte della motivazione rinvenibile a pag. 3 che, per le ragioni sopra esposte, è adeguata e scevra da vizi di motivazione ivi compresa la dedotta carenza.

6. Anche la censura di vizio di motivazione in relazione al profilo dell'errore scusabile, nel quale sarebbe incorso l'imputato a causa delle difficoltà interpretative della normativa di settore, non si sottrae alla dichiarazione di inammissibilità.

Questa Corte ha da tempo affermato, condivisibilmente, che in tema di elemento psicologico del reato, l'ignoranza da parte dell'agente sulla normativa di settore e sull'illiceità della propria condotta è idonea ad escludere la sussistenza della colpa, se indotta da un fattore positivo esterno ricollegabile ad un comportamento della pubblica amministrazione (Sez. 3, n. 35324 del 20/05/2016, P.M. in proc. Oggero, Rv. 26800; Sez. 1, n. 47712 del 15/07/2015, Basile, Rv. 265424; Sez. 3, n. 42021 del 18/07/2014, Paris, Rv. 260657), fattore neppure prospettato dal ricorrente che si è limitato, in definitiva, ad invocare la buona fede, sicchè il motivo aspecifico va dichiarato inammissibile.

7. Infine, anche il vizio di motivazione in relazione al diniego di riconoscimento delle circostanze di cui all'art. 62-bis cod.pen. non supera il vaglio di ammissibilità.

Rileva il Collegio che la corte territoriale ha escluso il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in assenza di elementi positivi da valutare.

Nel pervenire a tale conclusione, la Corte d'appello si è attenuta al principio di diritto secondo il quale la concessione delle attenuanti generiche deve essere fondata sull'accertamento di situazioni idonee a giustificare un trattamento di speciale benevolenza in favore dell'imputato. Ne consegue che, quando la relativa richiesta non specifica gli elementi e le circostanze che, sottoposti alla valutazione del giudice, possano convincerlo della fondatezza e legittimità dell'istanza - l'onere di motivazione per il diniego dell'attenuante è soddisfatto con il richiamo alla ritenuta assenza dagli atti di elementi positivi su cui fondare il riconoscimento del beneficio (Sez. 3, n. 9836 del 17/11/2015, Piliero, Rv. 266460; Sez. 3, n. 44071, del 25/09/2014, Papini e altri, Rv. 260610), elementi rispetto ai quali il ricorso permane generico.

8. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod.proc.pen. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza "versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", si dispone che il ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

[omissis]

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