Top

Il socio risponde della gestione illecita?

Categoria: Responsabilità ambientali
Autorità: Cass. Pen., Sez. III
Data: 04/08/2017
n. 38842

Nell’ambito della gestione non autorizzata di rifiuti, il proprietario dell’area interessata dallo stoccaggio degli stessi, effettuata da altri soggetti, non è normalmente chiamato a risponderne. Tuttavia, egli ne diviene responsabile nel caso in cui compia, personalmente (eventualmente anche in forma concorsuale), atti di gestione o di movimentazione dei rifiuti: solo in quel caso, allora, diviene titolare dell’obbligo giuridico di impedire la realizzazione o il mantenimento dell’evento lesivo. Di conseguenza, non è possibile affermare la sua responsabilità in virtù della mera qualità di proprietario dell’area, né tantomeno di quella di socio dell’impresa che ha realizzato la gestione illecita, tanto più che i poteri di gestione competono, di norma, al solo amministratore.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza in data 26/05/2015, il Tribunale di Sondrio condannò R. e F. B., rispettivamente alla pena, condizionalmente sospesa, di 2.000 euro e di 3.000 euro di ammenda, con le attenuanti generiche solo per il primo, in relazione al reato di cui agli artt. 110 cod. pen. e 256, comma 1, lett. a) del d.lgs. n. 152 del 2006, per avere, in concorso tra loro, R. B. quale legale rappresentante della G. trasporti S.r.l. e F. B. quale socio della medesima ditta, stoccato, in assenza di autorizzazione, 5.510 kg. di rifiuti di metallo (codice CER 170405), classificati come non pericolosi, all'interno di un deposito della stessa società, sito in un'area del comune di Livigno di proprietà del secondo imputato; fatti accertati il 6/09/2013.

2. Avverso la predetta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione R. e F. B., a mezzo del difensore fiduciario, deducendo due distinti motivi di impugnazione, di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173 disp. att. cod. proc. pen..

2.1. Con il primo motivo di impugnazione R. B. denuncia, ex art. 606, comma 1, lett. B) ed E), cod. proc. pen., l'inosservanza della legge penale nonché la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in relazione agli artt. 49, comma 2 cod. pen. e 131-bis stesso codice. Sotto un primo profilo il ricorrente deduce che il container contenente il materiale ferroso sarebbe rimasto nel sito soltanto per tre giorni, sicché l'azione contestata sarebbe stata inidonea a determinare l'evento dannoso tipico. Sotto altro profilo, B. lamenta la mancata applicazione, nonostante la sua esplicita richiesta formulata in sede di conclusioni, della causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis del codice penale.

2.2. Con il secondo motivo, F. B. si duole, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. B), cod. proc. pen., dell'inosservanza della legge penale in ordine alla errata configurazione, in capo all'imputato, di una posizione di garanzia e di controllo, asseritamente conseguente alla sua qualità di sodo e di proprietario dell'area interessata dallo stoccaggio di rifiuti.

Considerato in diritto

1. I ricorsi sono parzialmente fondati e, dunque, devono essere accolti per quanto di ragione.

2. Muovendo dal primo motivo di doglianza, dedotto dal solo R. B., giova innanzitutto rilevare la manifesta infondatezza della prima censura, con la quale l'imputato lamenta l'inidoneità offensiva della condotta allo stesso contestata.
Anche a voler prescindere dal fatto che la tesi difensiva si fonda su un elemento fattuale - la breve permanenza in situ del materiale ferroso – non riportato dalla sentenza e come tale non scrutinabile da parte del giudice di legittimità, al quale è precluso l'accesso agli atti istruttori del giudizio di merito, risulta decisiva la considerazione secondo cui la contravvenzione prevista dall'art. 256, comma 1, del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 si configura, pacificamente, come "reato di pericolo" per la cui integrazione è sufficiente la realizzazione, in assenza della prescritta autorizzazione, di taluna delle condotte tipiche descritte dalla norma incriminatrice (nel caso di specie lo stoccaggio di rifiuti) purché idonee a determinare, secondo un giudizio prognostico ex ante, l'offesa del bene giuridico protetto, senza che sia pertanto necessaria, diversamente da quanto opinato dal ricorrente, alcuna effettiva lesione dell'interesse tutelato (Sez. 3, n. 19439 del 17/01/2012, dep. 23/05/2012, Miotti, Rv. 252908 relativa al reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata).

2.1. Fondata è, invece, la seconda deduzione difensiva prospettata da R. B. e concernente la mancata applicazione della causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis del codice penale.
Secondo quanto riportato dalla stessa sentenza impugnata, il ricorrente aveva specificamente formulato, in sede di conclusioni, la richiesta di applicazione dell'istituto in questione, rispetto alla quale il giudice di prime cure ha omesso di pronunciarsi. E dal momento che dalla valutazione dei fatti, così come contestati ed accertati in sentenza, sembrano emergere, a parere di questo Collegio, le condizioni per l'astratta applicabilità dell'invocata causa di non punibilità, non ricorrendo alcuna delle condizioni ostative previste dall'art. 131- bis del codice penale, il ricorso deve essere accolto limitatamente a tale profilo, con rinvio al giudice di primo grado per un nuovo esame della questione dedotta.

3. Venendo, poi, al secondo motivo di censura, con il quale F. B. ha dedotto il vizio di violazione di legge in ordine alla configurabilità, nei suoi confronti, di una responsabilità concorsuale, giova rilevare che la sentenza impugnata ha affermato l'esistenza, in capo allo stesso ricorrente, di una posizione di garanzia derivante dalla sua doppia qualità di socio della G. trasporti S.r.l. e di proprietario del suolo su cui si trovava il deposito nel quale era stoccato il materiale ferroso; qualità da cui sarebbe derivato un potere dovere di controllo strumentale all'impedimento dell'evento, cui l'imputato sarebbe stato, di conseguenza, giuridicamente obbligato.
Tale percorso ricostruttivo non può, tuttavia, essere condiviso.
Costituisce un consolidato principio di diritto enunciato da questa Corte, quello secondo il quale, il proprietario di un terreno non risponde, in quanto tale, delle condotte di gestione di rifiuti commesse da terzi sul fondo, tale responsabilità sussistendo soltanto in presenza di un obbligo giuridico di impedire la realizzazione o il mantenimento dell'evento offensivo, che il proprietario può assumere soltanto ove compia, personalmente, eventualmente anche in forma concorsuale, atti di gestione o di movimentazione dei rifiuti (Sez. 3, n. 50997 del 7/10/2015, dep. 29/12/2015, Cucinella e altro, Rv. 266030; nonché, in materia di discarica abusiva, tra le altre, Sez. 3, n. 40528 del 10/06/2014, dep. 1/10/2014, Cantoni, Rv. 260754; Sez. 3, n. 49327 del 12/11/2013, dep. 9/12/2013, Merlet, Rv. 257294).
Né la responsabilità dell'imputato può essere correttamente affermata alla stregua del mero dato relativo alla sua qualità di socio della G. trasporti S.r.I., non essendo stato in alcun modo esplicitato, da parte del giudice di prime cure, il compimento di specifici atti di gestione connessi alla predetta qualifica soggettiva; tanto più che i relativi poteri gestori competono, di norma, al solo amministratore, individuato pacificamente in R. B.
In questa prospettiva, se per un verso la responsabilità di un appartenente alla compagine societaria del soggetto giuridico nell'interesse del quale era stata pacificamente realizzata l'attività di gestione illecita di rifiuti, non può certamente essere esclusa, tanto più quando egli rivesta anche la qualità di proprietario dell'area sulla quale detta attività era stata posta in essere, per altro verso deve osservarsi che detta responsabilità non può essere apoditticamente affermata sulla base della mera qualifica soggettiva di socio o di proprietario dell'area, secondo quanto, invece, argomentato dal primo giudice nella sentenza impugnata.
Ciò che, conclusivamente, rende necessario un nuovo esame della questione.

4. Alla stregua delle considerazioni che precedono, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio al Tribunale di Sondrio: per quanto riguarda R. B. limitatamente all'applicabilità dell'art. 131-bis cod. pen.; nonché, con riferimento alla posizione di F. B., relativamente alla configurabilità di una responsabilità concorsuale per l'attività non autorizzata di stoccaggio di rifiuti. Nel resto, il ricorso proposto da R. B. deve, invece, essere dichiarato inammissibile.

[omissis]

© Riproduzione riservata