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Gestione di rifiuti non autorizzata: cosa si intende per "assoluta occasionalità"?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Ord. Sez. VII
Data: 09/10/2020
n. 33715

Ai fini della configurabilità del reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata (previsto dall’art. 256 del T.U.A.) non è rilevante la qualifica personale del soggetto agente ma la concreta attività posta in essere in assenza dei necessari titoli abilitativi, la quale può essere svolta anche di fatto o in modo secondario, ma non deve essere caratterizzata da assoluta occasionalità. (Nel caso di specie l’imputato, titolare di impresa edile, scaricava abusivamente su terreno rifiuti misti, trasportati su camion di proprietà e provenienti dalla demolizione di un fabbricato, dal cui cantiere lo stesso ricorrente li aveva prelevati. L'esistenza di una sia pur minima organizzazione dell'attività di caricamento, trasporto e scarico, tenuto conto del quantitativo di rifiuti gestiti, nonché della predisposizione di un veicolo adeguato e funzionale al loro trasporto, hanno di fatto escluso che l’attività potesse essere caratterizzata da “assoluta occasionalità”).


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con sentenza del 2 marzo 2020 il Tribunale di I. ha condannato M.D.C., nella qualità di titolare della ditta E.M. di D.C.M., alla pena di euro settemila di ammenda per il reato di cui all'art. 256, comma 1, lett. a), d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, con confisca e distruzione di quanto in sequestro, stante l'illecita attività di raccolta, trasporto e stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da sfridi di demolizione, in assenza delle prescritte autorizzazioni.

 

2.Avverso la predetta decisione è stato ricorso per cassazione, articolato su due motivi di impugnazione.

 

2.1. Col primo motivo è stata lamentata erronea applicazione di legge, nonché vizio di motivazione, essendosi trattato di trasporto unico di rifiuti in via del tutto eccezionale, avente ad oggetto vari rifiuti edili di diversa tipologia provenienti da rustico in fase di ristrutturazione. Pur ritenendo l'occasionalità del trasporto, era stata erroneamente affermata la responsabilità dell'imputato.

 

2.2. Col secondo motivo è stata censurata l'inadeguatezza e la sproporzione della pena irrogata, tenuto conto della finalità rieducativa e della carenza di motivazione al riguardo, altresì in ragione del fatto che essa era stata determinata in misura tripla rispetto al minimo edittale.

 

2.3. Col terzo motivo è stata eccepita la prescrizione del reato, stante la commissione in data 22-23 gennaio 2015.

 

Considerato in diritto

 

3.Il ricorso è inammissibile.

 

3.1. In ordine al primo motivo di censura, ed ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 256 del d.lgs. 3 aprile 2006 n. 152, il carattere non occasionale della condotta di trasporto illecito di rifiuti può essere desunto anche da indici sintomatici, quali la provenienza del rifiuto da una attività imprenditoriale esercitata da chi effettua o dispone l'abusiva gestione, la eterogeneità dei rifiuti gestiti, la loro quantità, le caratteristiche del rifiuto indicative di precedenti attività preliminari di prelievo, raggruppamento, cernita, deposito (Sez. 3, n. 36819 del 04/07/2017, Ricevuti, Rv. 270995).

Ai fini infatti della configurabilità del reato di gestione abusiva di rifiuti, non rileva la qualifica soggettiva del soggetto agente bensì la concreta attività posta in essere in assenza dei prescritti titoli abilitativi, che può essere svolta anche di fatto o in modo secondario, purché non sia caratterizzata da assoluta occasionalità (Sez. 3, n. 5716 del 07/01/2016, Isoardi, Rv. 265836).

In specie, infatti, il ricorrente, titolare di impresa edile, è stato appunto notato che scaricava su terreno in località S.R.V. rifiuti misti, trasportati su camion di proprietà e provenienti dalla demolizione di un fabbricato, dal cui cantiere lo stesso ricorrente li aveva prelevati.

La sentenza impugnata ha quindi palesato — in corretta applicazione dei principi appena richiamati - l'esistenza di una sia pur minima organizzazione dell'attività di caricamento, trasporto e scarico, tenuto conto del quantitativo di rifiuti gestiti (uno strato compreso tra 30 centimetri ed un metro e mezzo), nonché della predisposizione di un veicolo adeguato e funzionale al loro trasporto.

 

3.2. In relazione poi al secondo motivo di censura, va anzitutto ribadito che quando per la violazione ascritta all'imputato sia prevista — come in specie - alternativamente la pena dell'arresto e quella dell'ammenda, il giudice non è tenuto ad esporre diffusamente le ragioni in base alle quali ha applicato la misura massima della sanzione pecuniaria, perché, avendo l'imputato beneficiato di un trattamento obiettivamente più favorevole rispetto all'altra più rigorosa indicazione della norma, è sufficiente che dalla motivazione sul punto risulti la considerazione conclusiva e determinante in base a cui è stata adottata la decisione, ben potendo esaurirsi tale motivazione nell'accenno alla equità quale criterio di sintesi adeguato e sufficiente (Sez. 3, n. 37867 del 18/06/2015, Di Santo, Rv. 264726; Sez. 1, n. 40176 del 01/10/2009, Russo, Rv. 245353).

Tra l'altro la pena pecuniaria in concreto inflitta (euro settemila di ammenda) è assai più vicina ai minimi edittali della sanzione (euro duemilaseicento) che ai massimi (euro ventiseimila), ed è ampiamente al di sotto della media edittale.

Al riguardo, infatti, non è necessaria una specifica e dettagliata motivazione del giudice nel caso in cui venga irrogata una pena al di sotto della media edittale, che deve essere calcolata non dimezzando il massimo edittale previsto per il reato, ma dividendo per due il numero di mesi o anni che separano il minimo dal massimo edittale ed aggiungendo il risultato così ottenuto al minimo (Sez. 3, n. 29968 del 22/02/2019, Del Papa, Rv. 276288).

 

3.2.1. In definitiva, pertanto, la ricorrente di nulla può complessivamente dolersi al riguardo.

 

3.3. Non vi è questione infine quanto all'eccepita prescrizione del reato.

Al riguardo, infatti, vero è che l'accertamento del reato è risalente al mese di gennaio 2015, ma sono maturate più interruzioni della prescrizione (12 giugno 2017-22 gennaio 2018; 25 giugno 2018-14 gennaio 2019, nonché ulteriori sessanta giorni a partire da tale ultima data), tali da fissare l'avvenuto decorso della causa estintiva solamente al 23 maggio 2021.

 

4.Ne consegue pertanto la complessiva inammissibilità del ricorso

Tenuto altresì conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro 3.000,00.

 

(Omissis..)

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