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Gestione abusiva: quando il trasporto può dirsi occasionale?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 06/07/2018
n. 30627

In tema di gestione non autorizzata di rifiuti, di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006, i trasporti effettuati da due soggetti distinti d’accordo tra loro e con la spartizione del pagamento, in ordine ai quali è ravvisabile piena partecipazione morale e materiale da parte dell’uno nei confronti dell’altro, il quale ha fornito il veicolo per gli illeciti trasporti, e con il quale ha diviso il prezzo del reato commesso, non possono ritenersi occasionali: i rifiuti, infatti, sono stati trasportati in modo permanente ed organizzato da più persone a scopo di lucro, il che esclude l’occasionalità della condotta.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.La Corte di appello di Bologna con sentenza del 4 luglio 2017 ha confermato la decisione del Tribunale di Piacenza del 4 giugno 2013, che aveva condannato I.B. alla pena di mesi 1 e giorni 10 di arresto, con la concessione delle circostanze attenuanti generiche e la diminuzione per il rito (abbreviato), relativamente al reato di cui all'art. 256, comma 1, lettera A), (e comma 3), d. Igs. 152/2006, perché in concorso con M. D., effettuava senza la prevista autorizzazione, attività di raccolta e trasporto (a mezzo dell'autocarro x intestato ed in uso a B.I.) di rifiuti non pericolosi (prelevati presso i locali della L.), che venivano depositati in un terreno sito nel territorio del Comune di S. (terreno censito al foglio 24, part. 41 e 50 NCT), realizzando così una discarica non autorizzata. Fatti commessi dal 20 giugno al 6 giugno 2012.
I.B. è stato assolto dal reato di cui all'art. 256, comma 3, d. Igs. 152/2006, perché il fatto non sussiste.

 

2.Ricorre per Cassazione l'imputato, tramite il difensore, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.

 

2.1. Violazione di legge, relativamente al mancato riconoscimento dell'occasionalità della condotta, art. 256, d. Igs. 152/2006.
La norma richiede un'attività organizzata di raccolta, trasporto e di recupero di rifiuti, non basta una condotta occasionale.

Deve rilevarsi che M.D., coimputato con il ricorrente è stato assolto dalla Corte di appello di Bologna, mentre L. F., titolare della ditta dalla quale presuntivamente proveniva il materiale sequestrato non risulta neppure indagato. Conseguentemente è venuto meno il presupposto dell'attività organizzata.

L'autocarro di proprietà del ricorrente nelle foto viene individuato con la targa una sola volta, senza mai ritrarre il conducente. I passaggi dell'autocarro, documentati fotograficamente, riguardano i giorni 20giugno 2012, 27 e 28 giugno 2012, 3 luglio 2012 e 6 luglio 2012, e risulta provato che l'imputato in alcuni di questi giorni non poteva trovarsi alla guida del mezzo (né il 28 giugno perché lavorava, e neanche il 3 ed il 6 luglio perché in ferie). Il ricorrente in sede di interrogatorio ha riferito di aver prestato l'autocarro a M., per un trasloco. M. potrebbe aver utilizzato il furgone illecitamente all'insaputa del ricorrente.
Al massimo al ricorrente potrebbero imputarsi due trasporti e quindi gli stessi devono ritenersi occasionali.

 

2.2. Violazione di legge per mancata concessione del beneficio della non menzione, ed omessa motivazione sul punto, art. 175, cod. pen.

Nell'atto di appello, e nelle conclusioni (che si sono integralmente riportate all'appello) in sede di discussione, è stato chiesto il beneficio della non menzione. La Corte di appello omette qualsiasi motivazione sulla richiesta di non menzione della condanna

Ha chiesto quindi l'annullamento della sentenza impugnata.

 
Considerato in diritto

 

3.Risulta fondato il motivo relativo alla non menzione, poiché la decisione non contiene nessuna motivazione; la stessa, infatti, è stata richiesta in sede di conclusioni dell'atto di appello (Vedi Sez. 5, n. 25625 del 25/02/2016 - dep. 20/06/2016, Candido, Rv. 26721701; per la sospensione condizionale vedi Sez. 5, n. 52292 del 15/11/2016 - dep. 09/12/2016, Spinelli, Rv. 26874701).
La sentenza deve quindi annullarsi, limitatamente alla concedibilità del beneficio della non menzione della condanna, con rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Bologna. Infatti, «Il beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale non attiene al piano del trattamento sanzionatorio, ma comporta esclusivamente una limitazione degli effetti della condanna mediante l'eliminazione della pubblicità quale particolare conseguenza negativa del reato, cosicché l'annullamento della sentenza di merito limitatamente alle questioni che attengono al suddetto beneficio determina la irrevocabilità della condanna sui capi relativi ai reati contestati e preclude la rilevabilità, anche per il giudice del rinvio, della prescrizione "medio tempore" maturata» (Sez. 3, n. 13740 del 09/01/2018 - dep. 23/03/2018, Gelardi, Rv. 27259001).

 

Va, a tal proposito, ricordato che le Sezioni Unite (Sez. U, n. 1 del 28/06/2000, Tuzzolino, Rv. 216239, e, di recente, in maniera più specifica, Sez.,U, n. 6903 del 27/05/2016, dep. il 14/02/2017, Aiello ed altro, Rv.,268965) hanno affermato che il giudicato parziale può formarsi solo con riguardo ai "capi" della decisione e che per "capo" della sentenza deve intendersi «ciascuna decisione emessa relativamente ad uno dei reati attribuiti all'imputato»; il giudicato parziale non si forma, invece, con riguardo ai "punti" della decisione in quanto il concetto di "punto della decisione", cui fa espresso riferimento l'art. 597, comma 1, cod. proc. pen., ha una portata più ristretta, riguardando «tutte le statuizioni - ma non le relative argomentazioni svolte a sostegno - suscettibili di autonoma considerazione necessarie per ottenere una decisione completa su un capo». I punti della decisione vengono a coincidere con le parti della sentenza relative alle «statuizioni indispensabili per il giudizio su ciascun reato» e nell'ambito di ogni capo i singoli punti della decisione segnano un "passaggio obbligato" per la completa definizione di ciascuna imputazione, sulla quale il potere giurisdizionale del giudice non può considerarsi esaurito se non quando siano stati decisi tutti i punti che costituiscono i presupposti della pronuncia finale su ogni reato (l'accertamento del fatto, l'attribuzione di esso all'imputato, la qualificazione giuridica, l'inesistenza di cause di giustificazione, la colpevolezza, e - nel caso di condanna - l'accertamento delle circostanze aggravanti ed attenuanti e la relativa comparazione, la determinazione della pena e l'eventuale sospensione condizionale, e le altre eventuali questioni dedotte dalle parti o rilevabili di ufficio).

 

4.Il ricorso risulta, invece, inammissibile nel resto, per manifesta infondatezza e per genericità, peraltro articolato in fatto.
Il ricorrente ritiene i trasporti occasionali e quindi non costituenti reato. Sul punto la decisione impugnata (unitamente alla decisione di primo grado, in doppia conforme) adeguatamente motiva, senza contraddizioni, e senza manifeste illogicità, rilevando come i trasporti a volte effettuati dal ricorrente e altre volte da M., con l'accordo del ricorrente e con la spartizione del pagamento («piena partecipazione morale e materiale dell'appellante ai trasporti effettuate dal maschi, quale ha fornito il veicolo per gli illeciti trasporti e con il quale ha diviso il prezzo del reato commesso») non possono ritenersi occasionali. I rifiuti infatti, sono stati «trasportati in modo permanente ed organizzato da più persone a scopo di lucro e dunque con tutta evidenza non sussiste alcuna occasionalità nella condotta».

Sul punto il ricorso si limita a riportare il motivo di appello senza specifici motivi di legittimità, senza nessun confronto con la motivazione della sentenza impugnata.
[omissis]

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