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Gestione non autorizzata: il rappresentante legale risponde del trasporto illecito effettuato dal dipendente?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 28/02/2018
n. 9056

In tema di gestione di rifiuti non autorizzata, di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006, il rappresentante legale della società risponde in concorso con il proprio dipendente che abbia realizzato la condotta materiale del trasporto, quando il trasporto era per un suo cantiere, e per materiali derivanti da altro suo cantiere. Inoltre, trattandosi di reato colposo, la responsabilità non sarebbe esclusa anche nell'ipotesi di errore di carico.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Il Tribunale di Lucca con sentenza del 22 aprile 2016 condannava A.G.C. alla pena di C 2.000,00 di ammenda relativamente al reato di cui agli art. 110 cod. pen., 192 e 256, comma 1, lettera A, d. Igs. 152/2006, perché in concorso tra loro, A.G. in qualità di rappresentante della società A.G.C. e C. s.n.c. e M.A. in qualità di legale rappresentante della società M.C. dei F.11i M.., trasportavano e smaltivano rifiuti speciali non pericolosi, precisamente rifiuti da demolizioni/lavori edili senza la prescritta autorizzazione, in particolare facevano trasportare a mezzo autocarro A. ... (proprietà della società M.C.dei F.11i M. e non ricompreso tra i mezzi di cui all'iscrizione Albo Nazionale Gestori Ambientali iscrizione n…) rifiuti speciali provenienti da attività edile (circa otto/nove metri cubi, costituiti da parte di tegole, mattoni, cemento) ... in prossimità di un cantiere edile gestito dalla società A.G.C. e C. s.n.c. depositandoli come sottofondo di una strada di cantiere. Commesso il 19 febbraio 2014.

 

2.A.G.C. ha proposto ricorso, tramite il difensore, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.

2.1. Violazione di legge, art. 40 e 43 cod. pen., art. 530 cod. proc. pen. e 131 bis cod. pen. in relazione all'art. 609 cod. proc. pen.

Travisamento delle prove (testi R., A. e Z.), mancanza insufficienza e contraddittorietà della motivazione quanto all'elemento soggettivo (colpa), e alla mancata applicazione dell'art. 131 bis, cod. pen.

Mancato riconoscimento della non menzione.

L'autista dell'autocarro aveva caricato i rifiuti presso altro cantiere della ditta del ricorrente; il giorno degli accertamenti una forte pioggia aveva reso non ottimale la visione. La ditta del ricorrente aveva incaricato altra ditta munita di autorizzazione per le operazioni di trasporto (M.C. dei F.11i M.).

Per la forte pioggia fu erroneamente caricato l'autocarro non autorizzato. Nessun segno distintivo individua gli automezzi autorizzati da quelli non autorizzati. I testi A. D. e R. R. hanno riferito dell'errore di carico, e lo stesso Ufficiale di P.G., Z., riferiva che A. D. era nel cantiere.

Nell'imputazione il ricorrente è imputato di concorso con M.A. mentre è stato condannato per il concorso con un dipendente che aveva provveduto al carico del camion.

Il ricorrente non risulta in colpa poiché egli aveva incaricato ditta regolare, munita di autorizzazione. Chi doveva controllare era la ditta incaricata e non già il ricorrente. Egli inoltre non deve rispondere di un eventuale errore dei dipendenti.

 

2.2. Doveva essere applicato comunque l'art. 131 bis, cod. pen. per la particolare tenuità dei fatti, come emerge dal carico di soli 8 metri cubi, dalla concessione delle circostanze attenuanti generiche e dal minimo della pena (solo 3.000,00 C di pena base, ridotta per le circostanze attenuanti generiche a 2.000,00 C, a fronte di una pena minima edittale di C 2.600,00), mancanza di abitualità.

 

2.3. Il Tribunale avrebbe dovuto concedere la non menzione, per aver richiesto il difensore i benefici di legge, benefici che si richiedono in sede di legittimità nell'ipotesi di rigetto del ricorso.

Ha chiesto pertanto l'annullamento della sentenza impugnata.

 
Considerato in diritto

 

3.Il ricorso risulta inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi, genericità e perché tenta di rileggere i fatti accertati in sede di merito. Inoltre relativamente ai denunciati travisamenti delle prove testimoniali per assenza di allegazione dei verbali delle testimonianze.

In tema di giudizio di Cassazione, sono precluse al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito. (Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015 - dep. 27/11/2015, Musso, Rv. 265482).

 

In tema di motivi di ricorso per Cassazione, non sono deducibili censure attinenti a vizi della motivazione diversi dalla sua mancanza, dalla sua manifesta illogicità, dalla sua contraddittorietà (intrinseca o con atto probatorio ignorato quando esistente, o affermato quando mancante), su aspetti essenziali ad imporre diversa conclusione del processo; per cui sono inammissibili tutte le doglianze che "attaccano" la persuasività, l'inadeguatezza, la mancanza di rigore o di puntualità, la stessa illogicità quando non manifesta, così come quelle che sollecitano una differente comparazione dei significati probatori da attribuire alle diverse prove o evidenziano ragioni in fatto per giungere a conclusioni differenti sui punti dell'attendibilità, della credibilità, dello spessore della valenza probatoria del singolo elemento. (Sez. 6, n. 13809 del 17/03/2015 - dep. 31/03/2015, 0., Rv. 262965). In tema di impugnazioni, il vizio di motivazione non può essere utilmente dedotto in cassazione solo perché il giudice abbia trascurato o disatteso degli elementi di valutazione che, ad avviso della parte, avrebbero dovuto o potuto dar luogo ad una diversa decisione, poiché ciò si tradurrebbe in una rivalutazione del fatto preclusa in sede di legittimità. (Sez. 1, n. 3385 del 09/03/1995 - dep. 28/03/1995, Pischedda ed altri, Rv. 200705).

 

La sentenza impugnata con adeguata motivazione, immune da contraddizioni o da manifeste illogicità, ricostruisce i fatti e determina la penale responsabilità del ricorrente relativamente al reato di cui agli art. 110 cod. pen., 192 e 256, comma 1, lettera A, d. Igs. 152/2006, in quanto se ad effettuare la condotta materiale del trasporto, è stato un dipendente della ditta M.C. dei F.11i M. (A.S.), il ricorrente comunque risponde a titolo di concorso poiché il trasporto era per un suo cantiere, e per materiali derivanti da altro suo cantiere. Inoltre la sentenza impugnata, in fatto, nell'analisi delle testimonianze di A. D. e R. R., ritiene ci siano dei dubbi sull'errore di carico, e comunque rileva, in diritto, che trattandosi di reato colposo la responsabilità non sarebbe esclusa anche nell'ipotesi di errore.

 

3.1. Sui ritenuti travisamenti il ricorso risulta estremamente generico, non autosufficiente, e del resto nel ricorso non sono allegati i verbali delle dichiarazioni ritenute travisate: « Il ricorso per cassazione, per difetto di motivazione in ordine alla valutazione di una dichiarazione testimoniale, deve essere accompagnato, a pena di inammissibilità, dalla integrale produzione dei verbali relativi o dalla integrale trascrizione in ricorso di detta dichiarazione, al fine di verificare la corrispondenza tra il senso probatorio dedotto dal ricorrente ed il contenuto complessivo della dichiarazione» (Sez. 3, n. 19957 del 21/09/2016 - dep. 27/04/2017, Saccomanno, Rv. 26980101).

 

4.Relativamente alla non menzione, non risulta dalla sentenza impugnata (che riporta le conclusioni della difesa) sia stata richiesta, e comunque il ricorso non contesta le conclusioni riportate in sentenza, e non allega il verbale d'udienza con le conclusioni (autosufficienza) e quindi anche questo motivo è infondato. Infatti «E' inammissibile, per difetto di specificità del motivo, il ricorso per cassazione con cui si deducano violazioni di legge verificatesi nel giudizio di primo grado, se l'atto non procede alla specifica contestazione del riepilogo dei motivi di appello contenuto nella sentenza impugnata, qualora questa abbia omesso di indicare che l'atto di impugnazione proposto avverso la decisione del primo giudice aveva anch'esso già denunciato le medesime violazioni di legge» (Sez. 2, n. 9028 del 05/11/2013 - dep. 25/02/2014, Carrieri, Rv. 25906601).

 

La mancata concessione "ex officio" della sospensione condizionale della pena o della non menzione della condanna, quindi, non è deducibile con il ricorso per cassazione da parte dell'imputato che non abbia richiesto tali benefici nel corso del giudizio di merito. (Sez. 3, n. 28690 del 09/02/2017 - dep. 09/06/2017, Rochira, Rv. 27058701; vedi anche Sez. U, n. 10495 del 09/10/1996 - dep. 06/12/1996, Nastasi, Rv. 20617501 e Sez. 4, n. 43125 del 29/10/2008 - dep. 18/11/2008, Marci Gavino, Rv. 24137001).

 

5.Relativamente alla particolare tenuità del fatto, deve rilevarsi che dalla motivazione della decisione impugnata (implicitamente) può escludersi la ricorrenza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 131 bis, cod. pen.

L'assenza dei presupposti per l'applicabilità della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto può essere rilevata anche con motivazione implicita. (Sez. 3, n. 48317 del 11/10/2016 - dep. 16/11/2016, Scopazzo, Rv. 26849901; vedi anche Sez. 5, n. 24780 del 08/03/2017 - dep. 18/05/2017, Tempera, Rv. 27003301).

Nel caso in giudizio, la pena irrogata in misura superiore al minimo edittale (pena edittale pecuniaria da 2.600,00 a 26.000,00 C o arresto da 3 mesi ad 1 anno) di C 3.000,00 ridotta per le circostanze attenuanti generiche ad C 2000,00 implicitamente fa rilevare l'esclusione della particolare tenuità del fatto.

Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di C 2.000,00, e delle spese del procedimento, ex art 616 cod. proc. pen.
[omissis]

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