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Particolare tenuità del fatto, quando è esclusa?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. VII
Data: 18/10/2019
n. Ord. n. 42849

La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ai sensi dell’art. 131-bis del codice penale non può essere applicata stante l’elevato numero di rifiuti oggetto del non corretto smaltimento e stante l’assenza di bonifica quando, oltretutto, è frutto di ben precisa scelta imprenditoriale rivolta a ridurre indebitamente i costi di smaltimento di rifiuti che dovevano considerarsi pericolosi.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con sentenza del 21 dicembre 2018 la Corte di Appello di Napoli, in parziale riforma della sentenza del 19 dicembre 2017 del Tribunale di Napoli, ha rideterminato in mesi uno e giorni quindici di reclusione la pena inflitta a M. e V. P. per il residuo reato di cui agli artt. 61 n. 2 e 110 cod. pen., nonché 258, comma 4, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152.

2.Avverso la predetta decisione è stato proposto ricorso per cassazione con unico articolato motivo di impugnazione.

2.1.In particolare, i ricorrenti si sono doluti del mancato riconoscimento della speciale causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen. nonostante la modestia dell'aggressione del bene giuridico, altresì lamentando l'omessa concessione delle invocate circostanze attenuanti generiche.

 

Considerato in diritto

 

I ricorsi sono inammissibili.

 

3.1.Per quanto riguarda il mancato riconoscimento della speciale causa di non punibilità, il provvedimento impugnato ha correttamente escluso la particolare tenuità del fatto in considerazione, in primo luogo, della piena conoscenza della normativa da parte di operatori del settore, e quindi della non occasionale ripetitività delle condotte illecite e del numero di veicoli oggetto di non corretto smaltimento, stante l'assenza di bonifica (tra l'altro frutto di ben precisa scelta imprenditoriale, rivolta a ridurre indebitamente i costi di smaltimento di rifiuti che dovevano considerarsi pericolosi).

D'altro canto i proposti ricorsi neppure si sono specificamente confrontati con le corrette motivazioni somministrate (cfr., al riguardo, Sez. 4, n. 38202 del 07/07/2016, Ruci, Rv. 267611).

In relazione poi alla mancata concessione delle attenuanti generiche, vero è anzitutto che la sentenza impugnata non dà atto dell'eventuale proposizione di specifico mezzo d'impugnazione al riguardo (laddove è invece espressamente riportata l'istanza di applicazione della norma di cui all'art. 131-bis cit.).

In ogni caso, la concessione o meno delle attenuanti generiche rientra nell'ambito di un giudizio di fatto rimesso alla discrezionalità del giudice, il cui esercizio deve essere motivato nei soli limiti atti a far emergere in misura sufficiente la sua valutazione circa l'adeguamento della pena alla gravità effettiva del reato ed alla personalità del reo (Sez. 6, n. 41365 del 28/10/2010, Straface, Rv. 248737), e può ben essere motivato implicitamente attraverso l'esame esplicito di tutti i criteri di cui all'art. 133 cod. pen. (Sez. 6, n. 36382 del 04/07/2003, Dell'Anna ed altri, Rv. 227142).

In specie, la sentenza impugnata ha ampiamente trattato del disvalore della condotta tenuta dagli odierni ricorrenti, i quali si erano giovati altresì del particolare contesto (di ditte legate a persone legate da stretti vincoli di parentela) in cui erano maturati i ripetuti illeciti ambientali. Né lo stesso ricorso, al pari della sentenza impugnata, ha evidenziato alcuno specifico elemento che avrebbe dovuto essere valorizzato al fine del riconoscimento delle attenuanti di cui all'art.62-bis cod. pen..

 

4.In definitiva, vi è manifesta infondatezza delle ragioni di impugnazione, per cui ne consegue l'inammissibilità dei ricorsi.

Tenuto altresì conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen. ed a carico di ciascun ricorrente, l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro 3.000,00.

 

(Omissis)

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