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Rottami ferrosi, gestione da parte di ambulanti e iscrizione all’Albo

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 16/01/2020
n. 1574

Integra il reato di cui all'art. 256, comma 1, lett. a), D.L.vo 152/2006 la condotta di chi, titolare di autorizzazione al commercio di rifiuti ferrosi in forma ambulante, effettui la consegna del materiale indicato ad un impianto autorizzato quale centro di demolizione, in difetto dell'iscrizione nell'Albo nazionale dei gestori dei rifiuti. (Nel caso di specie, l'imputato è stato ritenuto responsabile di aver commesso una condotta diversa da quelle di raccolta e trasporto di rifiuti ferrosi, nonostante, fuori di queste condotte, fosse necessaria l'iscrizione nell'Albo nazionale dei gestori dei rifiuti anche per i soggetti autorizzati al commercio di tali rifiuti in forma ambulante.  


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

1.Con sentenza emessa in data 14 settembre 2018, il Tribunale di Fermo ha dichiarato la penale responsabilità di G. M. per il reato di cui all'art. 256, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 152 del 2006, in riferimento all'art. 212 del medesimo d.lgs., per aver conferito rifiuti speciali costituiti da 2.940 kg. di rottami ferrosi ad una ditta di demolizione senza essere in possesso dell'iscrizione nell'Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, in data 26 settembre 2013, e lo ha condannato alla pena di 3.000,00 euro di ammenda, con diniego delle circostanze attenuanti generiche.

 

2.Ha presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello indicata in epigrafe l'avvocato Giovanni Marziali, quale difensore di fiducia dell'imputato, articolando un unico motivo, con il quale si denuncia violazione di legge, in riferimento agli artt. 212, 256, comma 1, lett. a), e 266, comma 5, d.lgs. n. 152 del 2006, a norma dell'art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen., avendo riguardo alla ritenuta sussistenza del reato.

 

Si deduce che, nella specie, era sufficiente la titolarità, da parte dell'indagato, dell'autorizzazione al commercio in forma ambulante rilasciatagli dal Sindaco territorialmente competente. Si rappresenta, in particolare, che, anteriormente alla entrata in vigore dell'art. 30, comma 1, legge 28 dicembre 2015, n. 221, il titolare di autorizzazione al commercio in forma itinerante non era tenuto ad iscriversi all'Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, per effetto di quanto disposto dall'art. 266, comma 5, d.lgs. n. 152 del 2006.

 

Considerato in diritto

1.Il ricorso è inammissibile per le ragioni di seguito precisate.

 

2.Le censure formulate nel ricorso, e che contestano la necessità per il ricorrente di essere iscritto all'Albo Nazionale dei Gestori Ambientali al fine di poter legittimamente porre in essere la condotta addebitatagli, sono manifestamente infondate.

 

2.1.La sentenza impugnata ha ritenuto che il fatto in contestazione integri il reato di cui all'art. 256, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 152 del 2006, perché l'imputato, titolare di autorizzazione al commercio di rifiuti ferrosi in forma ambulante, è stato colto mentre stava effettuando la consegna del materiale indicato nel capo di imputazione ad un impianto autorizzato quale centro di demolizione, in difetto dell'iscrizione nell'Albo nazionale dei gestori dei rifiuti.

 

In altri termini, l'imputato è stato ritenuto responsabile di aver commesso una condotta diversa da quelle di raccolta e trasporto di rifiuti ferrosi, nonostante, fuori di queste condotte, fosse necessaria l'iscrizione nell'Albo nazionale dei gestori dei rifiuti anche per i soggetti autorizzati al commercio di tali rifiuti in forma ambulante.

 

2.2.La soluzione accolta nella sentenza impugnata è corretta.

 

L'art. 256, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 152 del 2006, sanziona le condotte di chi «effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli artt. 209, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216».

 

L'art. 212 d.lgs. cit. prevede, in particolare, l'obbligo di iscrizione nell'Albo nazionale dei gestori dei rifiuti quale requisito per lo svolgimento delle «attività di raccolta e trasporto di rifiuti, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi».

 

L'art. 266, comma 5, d.lgs. n. 152 del 2006 - con disposizione vigente all'epoca dei fatti in contestazione, ma oggi non più applicabile nella specifica materia dei rifiuti di rame e di materiali ferrosi e non ferrosi per effetto dell'art. 30 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 - prevede: «Le disposizioni di cui agli articoli 189, 190, 193 e 212 non si applicano alle attività di raccolta e trasporto di rifiuti effettuate dai soggetti abilitati allo svolgimento delle attività medesime in forma ambulante, limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio».

 

Dal combinato disposto di queste previsioni normative, deve ritenersi che la condotta di consegna di materiale ferroso ad un impianto autorizzato quale centro di demolizione, siccome non costituente attività di raccolta e trasporto di rifiuti oggetto di commercio, non rientra tra quelle previste dall'art. 266, comma 5, d.lgs. n. 152 del 2006, nel testo vigente all'epoca dei fatti, e, quindi, richiedeva, anche in quel momento, per il suo lecito compimento, l'iscrizione nell'Albo nazionale dei gestori dei rifiuti.

 

3.Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché - ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità - al versamento a favore della cassa delle ammende della somma di Euro duemila, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.

(Omissis)

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