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Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, cosa s’intende per ingiusto profitto?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. V
Data: 20/11/2019
n. 47076

Ai fini della configurabilità del delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, di cui all'art. 452-quaterdecies del codice penale, il profitto - che può consistere non soltanto in un ricavo patrimoniale, ma anche nel vantaggio conseguente dalla mera riduzione dei costi aziendali o nel rafforzamento di una posizione all'interno dell'azienda - è ingiusto qualora discenda da una condotta abusiva che, oltre ad essere anticoncorrenziale, può anche essere produttiva di conseguenze negative, in termini di pericolo o di danno, per l’integrità dell'ambiente, impedendo il controllo da parte dei soggetti preposti sull'intera filiera dei rifiuti.  


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con ordinanza, emessa in data 7/03/2019, il Tribunale di Roma, Sezione del Riesame, in riforma dell'ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale locale nell'ambito del procedimento n. 26396/2018, ha applicato a S. Z. , in sostituzione della detenzione carceraria, la misura dell'obbligo di presentazione alla P.G., confermando tale misura per O. S. , in relazione al reato di cui all'art. 452-quaterdecies c.p. , contestato ai prevenuti con riferimento ad episodi specifici di scarico illegale di rifiuti (fatto commesso nei mesi di febbraio e marzo 2018).

 

2.Gli imputati, tramite difensore di fiducia, con atti separati, hanno proposto ricorso per cassazione.

 

2.1 S. Z.  ha dedotto i seguenti motivi.

 

2.1 Vizio di violazione di legge e di motivazione, ex art. 606, comma 1 lett. b) ed e), codice di rito, con conseguente nullità dell'ordinanza, in relazione all'art. 273 c.p.p.. Insussistenza del reato di cui all'art. 452 quaterdecies c.p., trattandosi di un reato abituale che si perfeziona soltanto con un'abitualità di comportamenti, non occasionali, della stessa specie. In relazione a tale profilo il Tribunale non avrebbe motivato. La contestazione di singoli episodi non basterebbe, essendo necessaria, per di più, una quantità ingente di rifiuti trattati.

 

2.2 Vizi, ex art. 606, comma 1 lett. c) ed e), codice di rito, in relazione all'insussistenza delle esigenze cautelari di cui all'art. 274 c.p.p.., trattandosi di un numero limitato di episodi contestati. La Corte non aveva motivato con riferimento al fatto che gli episodi contestati sono tutti ricompresi in un lasso di tempo ristretto, pari a sedici giorni, senza che in epoca successiva, per circa un anno prima dell'emissione del provvedimento cautelare, il prevenuto abbia posto in essere ulteriori condotte dello stesso genere.

 

3.O. S.  ha dedotto i seguenti motivi.

 

3.1 Vizio di violazione di legge e di motivazione, ex art. 606, comma 1 lett. b) ed e), codice di rito, con conseguente nullità dell'ordinanza, in relazione all'art. 273 c.p.p.. Insussistenza del reato di cui all'art. 452 quaterdecies c.p., incentrato su argomenti del tutto simili e speculari a quelli sopra esposti, fatti valere dal coindagato S.

 

3.2Vizi, ex art. 606, comma n. 1, lett. b), c) ed e), codice di rito, in relazione all'art. 273 c.p.p.. Insussistenza del reato di cui al capo 4. Il Tribunale aveva addebitato all'esponente il concorso, realizzato in data 4 marzo 2018, nell'impossessamento, materialmente realizzato da altri, di materiale abbandonato all'esterno della discarica. Non vi sarebbe alcun dubbio circa la ricorrenza, in tale ipotesi, di una res nullius, suscettibile di apprensione da parte di chiunque. Il giudizio di responsabilità ascritto alla prevenuta sarebbe attribuibile ad un travisamento della prova, posto che neppure la P.G. aveva indentificato il soggetto di genere femminile avvistato in quell'occasione. Risulta, pertanto, priva di fondamento, perché basata su un travisamento della prova, l'identificazione della Omerovic nella concorrente del S.  nella sottrazione del materiale non ritenuto assimilabile alla res nullius.

 

3.3Vizi, ex art. 606, comma 1 lett. c) ed e), codice di rito, in relazione all'insussistenza delle esigenze cautelari di cui all'art. 274 c.p.p., per le ragioni, sopra indicate, già esposte dal coindagato S.

 

Considerato in diritto

 

1.Secondo la giurisprudenza di legittimità, in tema di reati ambientali, ai fini della configurabilità del delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, di cui all'art. 452- quaterdecies cod. pen., il profitto - che può consistere non soltanto in un ricavo patrimoniale, ma anche nel vantaggio conseguente dalla mera riduzione dei costi aziendali o nel rafforzamento di una posizione all'interno dell'azienda - è ingiusto qualora discenda da una condotta abusiva che, oltre ad essere anticoncorrenziale, può anche essere produttiva di conseguenze negative, in termini di pericolo o di danno, per la integrità dell'ambiente, impedendo il controllo da parte dei soggetti preposti sull'intera filiera dei rifiuti. (Sez. 3, n. 16056 del 28/02/2019 - dep. 12/04/2019, BERLINGIERI ANTONIO, Rv. 275399)

 

A ciò si aggiunga, secondo altra pronuncia, che il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti - già previsto dall'art. 260, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e, successivamente, disciplinato, ai sensi degli artt. 7 e 8 del d.lgs. 1 marzo 2018, n. 21, dall'art. 452-quaterdecies cod. pen., in quanto necessariamente caratterizzato da una pluralità di condotte, alcune delle quali, se singolarmente considerate, potrebbero non costituire reato, ha natura di reato abituale proprio e si consuma, pertanto, con la cessazione dell'attività organizzata finalizzata al traffico illecito. (Sez. 3, n. 16036 del 28/02/2019 - dep. 12/04/2019, ZOCCOLI GIUSEPPE SAVERIO, Rv. 27539502)

 

Il suddetto quadro giurisprudenziale risulta perfettamente compatibile con il disposto dell'art. 452 quaterdecies c.p., secondo il quale chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni.

 

Dal tenore letterale della disposizione si ricava la necessarietà del perseguimento di un ingiusto profitto, non necessariamente coincidente con un ricavo patrimoniale, come sopra specificato, nonché la sussistenza di più operazioni e dell'allestimento di un supporto organizzativo, sotteso alla condotta, penalmente rilevante a livello obiettivo, consistente in cessioni, trasporti, esportazioni, e comunque in gestioni di ingenti quantitativi di rifiuti,

 

La ratio legis, sottesa alla disposizione codicistica, è evidentemente legata a finalità pubblicistiche legate all'impatto ambientale negative delle condotte descritte.

 

A ciò va aggiunto che, secondo la giurisprudenza di legittimità, in tema di rifiuti, la definizione dell'art. 183, comma primo, lett. a), del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, a termini della quale costituisce rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione ovvero l'obbligo di disfarsi, esige - in conformità alla giurisprudenza della Corte di Giustizia, la quale impone di interpretare l'azione di disfarsi alla luce della finalità della normativa europea, volta ad assicurare un elevato livello di tutela della salute umana e dell'ambiente secondo i principi di precauzione e prevenzione - che la qualificazione alla stregua di rifiuti dei materiali di cui l'agente si disfa consegua a dati obiettivi connaturanti la condotta tipica, anche in rapporto a specifici obblighi di eliminazione, con conseguente esclusione della rilevanza di valutazioni soggettivamente incentrate sulla mancanza di utilità, per il medesimo, dei predetti materiali. (Sez. 3, n. 19206 del 16/03/2017 - dep. 21/04/2017, Costantino, Rv. 269912)

 

Si ricava dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione una nozione ampia di rifiuto, fondata su risultanze oggettive ed alla quale devono essere ricondotti sostanze od oggetti non più idonei a soddisfare i bisogni cui essi erano originariamente destinati, pur se non ancora privi di valore economico (Cass. Sez III n. 48316/2016).

 

In tale contesto si pone la nozione di conferimento del rifiuto, posto che, una volta che il residuo ha assunto i caratteri suddetti, tutte le fasi successive destinate allo smaltimento stesso sono disciplinate interamente dalla normativa speciale, vigente nella materia specifica (d.lvo del 3/04/2006 n. 152), ricomprensivo delle varie fasi, relative al trattamento, al conferimento e alla raccolta dei rifiuti. (Sez. 3, n. 825 del 11/12/1992 - dep. 01/02/1993, Gannuscio, Rv. 192984)

 

2.Poste tali premesse, va detto che, nel caso in esame, il giudice della cautela, dopo aver ricostruito il fatto, in dettaglio, ha fornito, nel provvedimento impugnato, una motivazione congrua, che giustifica la sussistenza di gravi indizi in relazione al reato in questione.

 

Segnatamente, si legge, nel provvedimento impugnato, che nel periodo ricompreso tra il 19/02 ed il 14/05/2018 la P.G. ha potuto documentare, tramite registrazioni video, l'esecuzione di una pluralità di reati di furto di rifiuti, perpetrati presso il centro di raccolta di rifiuti, tramite furgoni intestati al S. Z.  e a Samanta Omerovic, odierni ricorrenti. Tali attività venivano registrate in plurime date, risalenti ai mesi di febbraio e marzo 2018.

 

Su tali basi, il Tribunale ha ritenuto che sussistessero i requisiti anzidetti, richiesti per la configurazione del delitto in questione, ossia la ripetitività delle operazioni, la sussistenza di una struttura organizzativa, connotata dall'uso di una pluralità di mezzi e dalla predisposizione di documentazione fiscale, presso il centro raccolta, indicativa di registrazioni atte alla copertura delle operazioni illecite di cui trattasi.

 

Tali operazioni illecite consistevano, appunto, nella "gestione" caratterizzata da conferimenti di rifiuti abusivamente reperiti e trasportati da soggetti, privi della titolarità di imprese autorizzate, e dall'asportazione di parti metalliche poi rivendute all'esterno.

 

In sostanza, nel provvedimento impugnato è descritto un sistema di "affari" illeciti, riconducibili ai soggetti, di etnia rom, coinvolti nella vicenda, i quali, secondo le stesse dichiarazioni rese dallo stesso S.  raccoglievano parte dei rifiuti per poi rivendere parti metalliche.

 

Il Tribunale ha poi puntualizzato, conformemente alla giurisprudenza nella materia de qua, che la cessazione della qualifica di rifiuto dipende da un complesso meccanismo di recupero non espletato nella fattispecie.

 

Alla luce del predetto quadro probatorio complessivo, risultano manifestamente infondate le motivazioni addotte dai due ricorrenti.

 

Trattasi di motivazioni, essenzialmente in fatto, come tali inammissibili.

 

Per di più, ancorché il periodo di tempo sia limitato, risultano palesi la continuità e abitualità delle plurime operazioni. Così pure lo è la sussistenza degli ulteriori requisiti, non essendo state, tra l'altro, fornite dalla difesa„ giustificazioni precise in merito alla dedotta carenza di ingenti quantitativi, per l'inverso ben desumibili dai fatti così come emergenti dalle registrazioni.

 

3.Per quanto poi concerne l'addebito del reato, descritto al capo sub 4), oggetto di motivo di gravame da parte della ricorrente O. S. , e specificatamente riferibile ad un episodio, avvenuto in data 4 marzo, va detto innanzitutto che, secondo la giurisprudenza di legittimità, in tema di gestione di rifiuti, l'accertamento della natura di un oggetto quale rifiuto ai sensi dell'art. 183 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 costituisce una "quaestio facti", come tale demandata al giudice di merito e insindacabile in sede di legittimità, se sorretta da motivazione esente da vizi logici o giuridici. (Sez. 3, n. 25548 del 26/03/2019 - dep. 10/06/2019, SCHEPIS PIETRO, Rv. 276009)

 

Tale principio esclude la fondatezza di qualsivoglia censura sulla natura dei residui in contestazione, dovendosi considerare le motivazioni, rese dal Tribunale, circa la qualifica dei residui quali rifiuti e il mancato espletamento della procedura necessaria per il recupero dei rifiuti e la cessazione di tale qualifica.

 

Quanto poi all'individuazione dell'odierna ricorrente, nel provvedimento impugnato, si dà atto dell'arrivo sul posto, in quella data, di S.  Z., il quale, scavalcata la recinzione, aveva rovistato nei cassonetti e trasportato fuori dal sito i rifiuti' tali rifiuti, provento del furto, erano stati poi trasportati altrove, tramite l'autocarro, tg CC512YN, e l'ausilio di altri, tra cui la Omerovic, che era rimasta fuori ad attendere.

 

E che si tratti della Omerovic risulta confermato dal complesso della motivazione del provvedimento impugnato indicativo altresì, in linea fattuale dell'uso da parte dell'Omerovic dell'autocarro, riscontrato proprio in quel frangente.

 

Anche queste censure sono manifestamente infondate.

4.In punto esigenze cautelari, il Tribunale ha condiviso le valutazioni espresse dal G.I.P., circa la necessità di una misura (già limitata per la O. all'obbligo di presentazione alla P.G., e per il S., precedentemente agli arresti domiciliari, sostituita dal Tribunale con detto obbligo), in considerazione della gravità del reato e della pericolosità intrinseca allo stesso.

 

Ciò, tanto più considerata la mancanza, in capo a ciascuno dei ricorrenti, di una fonte di provenienza di un reddito periodico.

 

La limitatezza temporale dello svolgimento dei fatti delittuosi, sottolineata dai ricorrenti, e l'astensione di entrambi i prevenuti dalla reiterazione del reato nell'anno precedente all'emissione del provvedimento cautelare non escludono la validità della motivazione suddetta, anche con riferimento al carattere limitato della misura adottata.

 

Va, pertanto, ritenuta la manifesta infondatezza delle censure proposte dai ricorrenti.

 

5.Sulla base delle considerazioni esposte, si deve dichiarare l'inammissibilità dei ricorsi, con contestuale condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma, che si reputa equo determinare in euro 3.000,00, in favore della Cassa delle ammende.

(Omissis)

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