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Abbandono incontrollato da parte dell’impresa: chi può realizzarlo?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 09/01/2019
n. 740

In tema di rifiuti, i titolari e i responsabili di enti ed imprese rispondono del reato di abbandono incontrollato di rifiuti, ai sensi dell’art. 256, comma 2, del D.L.vo 152/2006, anche per l’omessa vigilanza sull'operato dei dipendenti che abbiano, di fatto, realizzato la condotta di abbandono. La norma, nell'individuare i possibili autori del reato, non intende certamente riferirsi al titolare dell'impresa o al responsabile dell'ente quali persone fisiche, bensì ad essi quali legali responsabili dell'impresa/ente cui deve essere ricondotta l'attività stessa di abbandono/deposito incontrollato. Infatti, affinché si possa configurare l’abbandono incontrollato è sufficiente che l'abbandono/deposito sia stato realizzato anche da persone fisiche diverse dal titolare/legale rappresentante perché questi ne risponda, a condizione che l’illecito sia avvenuto nell'ambito delle attività riconducibili alle imprese e agli enti da loro rappresentati.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con sentenza del 16/01/2018, il Tribunale di Fermo dichiarava S. F. responsabile del reato di cui all'art. 256, comma 2, d.lgs 152/06- perché, quale titolare dell'impresa S. spa, abbandonava in modo incontrollato rifiuti costituiti da materiale di risulta degli scavi che la suddetta impresa aveva operato, scaricandoli nel fondo appartenente a C. G.- e lo condannava alla pena di euro 7.000,00 di ammenda.
2.Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione S. F. , a mezzo del difensore di fiducia, articolando i motivi di seguito enunciati.
Il ricorrente deduce violazione di legge, vizio di motivazione e travisamento della prova, argomentando che nessuno dei testimoni escussi aveva riferito in maniera precisa il nome del soggetto giuridico che avrebbe posto in essere la presunta attività di abbandono incontrollato di rifiuti; inoltre, sulla base delle dichiarazioni rese dal teste S. L. era stato accertato che il materiale era rimasto sul terreno solo un paio di settimane, tanto da non potersi configurare l'ipotesi delittuosa contestata; infine, l'imputato era il legale rappresentante della società S. spa e non il direttore dei lavori e non poteva essere ritenuto responsabile del resto.
Chiede, pertanto, l'annullamento della sentenza impugnata.

 

 

Considerato in diritto

 

1. Il ricorso va dichiarato inammissibile perché tardivamente proposto.
Il termine per impugnare per l'imputato - assente nel giudizio di merito- era di quindici giorni, ai sensi dell'art. 585 comma 1 lett. a) e comma 2 lett. b) cod.proc.pen., decorrente dal giorno 16.1.2018, essendo stata la sentenza impugnata deliberata in tale data e contestualmente depositata la motivazione.
Va ricordato che all'imputato assente, in base al disposto dell'art. 548, comma 3 cod.proc.pen. (come modificato dalla I n. 67/2004) non spetta alcuna notifica della sentenza ed essa, laddove venga effettuata, non produce alcun effetto sulla decorrenza del termine per impugnare (Sez.3, n.19618 del 22/03/2017, Rv.270217).
Il termine per l'impugnazione, quindi, scadeva il 31.1.2018 (mercoledì), mentre il ricorso per cassazione risulta depositato solo in data 1.2.2018, vale a dire con un giorno di ritardo rispetto allo spirare del termine di legge.

 

2. Peraltro, i motivi proposti sono manifestamenti infondati.
Il Tribunale, infatti, ha fatto buon governo dei seguenti principi di diritto, applicabili alla fattispecie in esame, le cui ragioni il ricorrente non tenta neppure di confutare adducendo specifici motivi nuovi o diversi per sostenere l'opposta tesi:

 

- i titolari e i responsabili di enti ed imprese rispondono del reato di abbandono incontrollato di rifiuti anche sotto il profilo della omessa vigilanza sull'operato dei dipendenti che abbiano posto in essere la condotta di abbandono (Sez. 3, n. 40530 del 11/06/2014, Mangone, Rv. 261383; Sez. 3, n. 23971 del 25/05/2011, Graniero, Rv. 250485; Sez. 3, n. 24736 del 18/05/2007, Sorce, Rv. 236882). La norma, nell'individuare i possibili autori del reato, non intende certamente riferirsi al titolare dell'impresa o al responsabile dell'ente quali persone fisiche, bensì ad essi quali legali responsabili dell'impresa/ente cui deve essere ricondotta l'attività di abbandono/deposito incontrollato. Sicché è sufficiente che l'abbandono/deposito venga posto in essere anche tramite persone fisiche diverse dal titolare/legale rappresentante perché questi ne risponda, purché ciò avvenga nell'ambito delle attività riconducibili alle imprese e agli enti da loro rappresentati;

 

- I 'abbandono di rifiuti effettuato dal titolare di una impresa configura il reato di cui all'art. 256, comma 2, d.lvo 152/2006 anche se effettuato occasionalmente ed in misura limitata, atteso che l'abbandono differisce dalla discarica abusiva proprio per la mera occasionalità, desumibile dall'unicità ed estemporaneità della condotta - che si risolve nel semplice collocamento dei rifiuti in un determinato luogo, in assenza di attività prodromiche o successive e dalla quantità dei rifiuti abbandonati, mentre nella discarica abusiva la condotta o è abituale - come nel caso di plurimi conferimenti - o, pur quando consiste in un'unica azione, è comunque strutturata, ancorché grossolanamente, al fine della definitiva collocazione dei rifiuti in loco (Sez.3,n 18399 del 16/03/2017, Rv. 269914).

 

3. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen, non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.

[omissis]

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