Top

Raccolta e trasporto non autorizzati: quando è “ragionevolmente” esclusa l’occasionalità?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 28/12/2018
n. 58438

In tema di rifiuti, la natura, transitoria o meno, del deposito di rifiuti costituiti da materiali edili di risulta, collocato direttamente sul terreno unitamente alle carcasse di autovetture ed ad altro materiale ferroso, non incide sulla rilevanza penale della condotta illecita di attività di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi, in assenza delle prescritte autorizzazioni (nella specie, si invocava l’art. 6, lettera d, n. 2, del decreto legge 172/2008). La raccolta di una quantità di rifiuti tale da riempire il cassone di un autocarro ed il trasporto di essi con un tale automezzo portano ragionevolmente ad escludere che si tratti, in ragione della complessità delle operazioni e l’ampiezza delle risorse materiali utilizzate, di un'operazione occasionale (nella specie, la rilevanza penale del fatto era stata dedotta sulla base della complessità dell'attività di raccolta e della adibizione al conseguente trasporto di uno specifico automezzo, considerate la tipologia, le rilevanti dimensioni e la considerevole capienza).


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

La Corte di appello di Reggio Calabria ha, con sentenza del 24 ottobre 2017 - in parziale riforma della sentenza con la quale il precedente 19 luglio 2012 il Tribunale di Reggio Calabria aveva dichiarato la penale responsabilità di M.A. in ordine ai reati di cui agli artt. 256, comma 3, del dlgs n. 152 del 2005, per avere realizzato una discarica in assenza delle prescritte autorizzazioni, e 6, lettera d), n. 2, del decreto legge n. 172 del 2008, convertito con modificazioni con legge n. 210 del 2008, per avere effettuato un'attività di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi, in assenza delle prescritte autorizzazioni, e lo aveva, pertanto, condannato, riconosciute le attenuanti generiche e unificati i reati contestati sotto il vincolo della continuazione, alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione ed euro 15.000,00 di multa - rideterminato la pena a carico del prevenuto, tenuto conto della attività di bonifica del terreno interessato dalla discarica da lui compiuta, nella misura di anni 1 di reclusione ed euro 12.000,00 di multa.
Avverso la predetta sentenza ha interposto ricorso per cassazione il M. deducendo tre motivi di impugnazione; il primo avente ad oggetto la violazione di legge per non avere la Corte territoriale rilevato l'intervenuta prescrizione del reato di cui al capo a) della rubrica; il secondo motivo concernente la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione alla ritenuta ricorrenza degli estremi del reato di cui al capo b) della rubrica a lui contestata; infine il terzo motivo riguardante la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione alla mancata applicazione dell'art. 131-bis cod. pen. ed in ordine alla determinazione della pena.

 

 

Considerato in diritto

 

Il ricorso è risultato fondato nei limiti di cui in motivazione e, pertanto, la sentenza impugnata deve essere annullata per quanto di ragione.
Con riferimento, infatti, al primo motivo di impugnazione, unico dei tre motivi spiegati che abbia ad oggetto specificatamente il reato di cui al capo a) della sentenza impugnata, il ricorrente ha dedotto la violazione di legge che avrebbe commesso la Corte territoriale nel non dichiarare l'avvenuta prescrizione del reato contestato; ritiene il Collegio la esattezza del rilievo formulato dal ricorrente.
Si osserva, infatti, premessa la circostanza che a carico del M. è stata contestata espressamente la contravvenzione prevista dall'art. 256, comma 3, del dlgs n. 152 del 2006, per avere egli realizzato una discarica di rifiuti (non essendone assolutamente precisato il genere deve ritenersi, sulla base del criterio del favor rei trattarsi di rifiuti non pericolosi), che la contravvenzione in tale modo attribuita al prevenuto, essendo punibile con la pena detentiva massima pari a due anni di arresto, era soggetta al termine di prescrizione di cinque anni.
Detto termine, pur considerata la natura permanente del reato in questione, ha iniziato a decorrere dalla data del 24 agosto 2010 cioè dal momento in cui è stato eseguito dalla polizia giudiziaria territorialmente competente il sequestro preventivo dell'area interessata dalla discarica abusiva, sequestro successivamente convalidato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria il 31 agosto 2010.
Ciò posto deve convenirsi con il ricorrente che al momento in cui è stata pronunziata dalla Corte territoriale calabrese la sentenza impugnata, cioè il 24 ottobre 2017, il reato a lui contestato già era da tempo prescritto e di tanto la predetta Corte avrebbe dovuto dare atto prosciogliendo il M. limitatamente alla imputazione avente ad oggetto il reato contravvenzionale.
Per quanto attiene alle seconda censura, riferita alla violazione di legge ed al difetto di motivazione quanto alla conferma della penale responsabilità per ciò che attiene al reato di cui al capo b) della rubrica, osserva il Collegio che la censura è inammissibile.
Con essa, infatti, il ricorrente, ha chiaramente inteso criticare la sentenza della Corte territoriale nella parte in cui questa ha considerato integrato il reato in questione senza tenere conto del fatto che la collocazione dei rifiuti da parte del M. nel terreno de quo era stata solo temporanea.
L'argomento è privo di pregio, posto che la contestazione, per come specificato in fatto nella stessa sentenza impugnata non ha ad oggetto l'attività connessa alla gestione della discarica, in relazione alla quale è stato contestato al prevenuto il reato di cui al capo a) della rubrica - che, come abbiamo visto, si è oramai prescritto - ma l'attività di raccolta e di trasporto dei rifiuti, costituiti da materiali edili di risulta, che lo stesso stava trasportando con un autocarro di sua proprietà.
La natura, transitoria o meno, del deposito di tale materiale, collocato direttamente sul terreno unitamente alle carcasse di autovetture ed ad altro materiale ferroso, non incide, pertanto, sulla rilevanza penale della condotta di cui al capo b), in ordine alla quale correttamente la Corte territoriale ha escluso la assoluta occasionalità della condotta in considerazione sia della complessità dell'attività di raccolta che della adibizione al conseguente trasporto di uno specifico automezzo, del quale è legittimo affermare, data la tipologia, le rilevanti dimensioni e la considerevole capienza, il che giustifica il giudizio in ordine alla rilevanza penale del fatto, atteso che la raccolta di una quantità di rifiuti tale da riempire il cassone di un autocarro ed il trasporto di essi con un tale automezzo, portano ragionevolmente ad escludere che si sia trattato, stante la complessità delle operazioni svolte e la ampiezza delle risorse materiali utilizzate, che si sia trattato di un'operazione occasionale.
Riguardo al terzo motivo di impugnazione va detto che, con riferimento alla mancata applicazione dell'art. 131-bis cod. pen., la doglianza del ricorrente non è ammissibile atteso che non risulta che sul punto il ricorrente avesse formulato alcuna richiesta in sede di giudizio di merito (sulla inammissibilità della questione in ordine alla applicabilità dell'art. 131-bis cod. pen. se presentata per la prima volta di fronte al giudice della legittimità, cfr.: Corte di cassazione, Sezione III penale,23 maggio 2018, n. 23174; idem Sezione V penale, 22 dicembre 2017, n. 57491), mentre per ciò che riguarda la dosimetria della pena - premessa la necessità di depurare la sanzione dalla porzione di essa riferibile al reato del quale è stata dichiarata la prescrizione - osserva il Collegio che la stessa è stata contenuta ad un dipresso del minimo edittale, di tal che in ordine ad essa non vi era uno specifico obbligo motivazionale ulteriore rispetto al richiamo delle disposizioni codicistiche in tema di determinazione della pena (in tal senso: Corte di cassazione, Sezione penale, 8 luglio 2013, n. 28852; nello stesso senso, ma con riferimento ad una pena contenuta entro il medio edittale: Corte di cassazione, Sezione II penale, 21 luglio 2017, n. 36104; idem Sezione IV penale, 23 novembre 2015, n. 46412).

 

Il ricorso deve pertanto, essere accolto - essendo, invece inammissibile nel resto - con esclusivo riferimento al primo motivo di impugnazione, avente ad oggetto l'errore in cui è incorso il giudice del gravame nel non dichiarare l'intervenuta prescrizione del reato di cui al capo a) della rubrica; per l'effetto del parziale accoglimento del ricorso deve essere, altresì, eliminata la pena irrogata ai danni del M. in relazione a tale reato, ritenuto in continuazione con quello di cui al capo b), quantificata dalla Corte di Reggio Calabria in mesi 2 di reclusione (erroneamente la Corte aveva omesso di calcolare, come sarebbe stato, invece, necessario anche l'aumento ex art. 81, cpv, cod. pen. relativamente alla pena pecuniaria che, perciò, rimane invariata pur a seguito della esclusione del reato prescritto).
Il parziale accoglimento del ricorso esime il ricorrente dall'onere delle spese.

[omissis]

© Riproduzione riservata