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Gestione non autorizzata: quanto rileva l’età ai fini della responsabilità?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 12/11/2018
n. 51281

In tema di gestione non autorizzata di rifiuti, di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006, non può ritenersi responsabile il legale rappresentante dell’impresa, che gestiva lo smaltimento di rifiuti attraverso un direttore tecnico, in ragione del dato, comunque obiettivo, dell'età dello stesso (nella specie, 92 anni).


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.- Il Tribunale di Bari, con l'impugnata sentenza, ha condannato G.M., alla pena di C 20.000,00 di ammenda, perchè ritenuto responsabile del reato di cui agli artt. 110 cod.pen. e 256 comma 2 del d.lgs n. 152 del 2006, perché, quale legale rappresentante dell'impresa G., in concorso con il gestore tecnico, smaltiva abusivamente rifiuti speciali liquidi consistiti in residui di bagni chimici raccolti con cisterna mobile e direttamente immessi in rete fognaria in mancanza di prescritte autorizzazioni. In Bari in data 14 marzo 2013.
2.- Avverso la sentenza l'imputato ha proposto atto di appello, tramite il difensore, lamentando l'erroneità della decisione in quanto l'imputato, di 92 anni di età, non era a conoscenza, pur essendo legale rappresentante, delle modalità di smaltimento perché la gestione era affidata alla computata che era direttore tecnico e si occupava dello smaltimento dei rifiuti. Ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto, il minimo della pena e il beneficio della sospensione condizionale della pena.
3.- Con ordinanza in data 22/03/2018, la Corte d'appello di Bari ha trasmesso gli atti alla Corte di cassazione ex art. 568 cod.proc.pen. trattandosi di sentenza inappellabile.

 

Considerato in diritto

 

4.Il primo motivo di ricorso non è manifestamente infondato, situazione che consente di rilevare la prescrizione del reato, intervenuta nelle more del giudizio di legittimità. Restano assorbiti gli altri motivi di ricorso.
La sentenza impugnata non è congruamente motivata in relazione all'affermazione della responsabilità penale dell'imputato, legale rappresentante della dell'impresa G., impresa che gestiva lo smaltimento di rifiuti attraverso un direttore tecnico, ed è, anche, manifestamente illogica nella misura in cui argomenta la consapevolezza dell'illecito smaltimento di rifiuti in capo all'imputato in quanto "di rilevante incidenza sull'economia dell'impresa", senza valutazione del dato, comunque obiettivo, dell'età dello stesso imputato.
Il rilevamento in sede di legittimità della sopravvenuta prescrizione del reato unitamente ad un vizio di motivazione della sentenza di condanna impugnata, in ordine alla responsabilità dell'imputato, comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza stessa (Sez. 4, n. 29627 del 21/04/2016, Silva, Rv. 267844; Sez. 2, n. 32577 del 27/04/2010, Preti, Rv. 247973).
La sentenza impugnata va annullata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione maturata al 14 marzo 2018.

[omissis]

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