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Trasporto in assenza di autorizzazione: è sufficiente un unico episodio?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 09/11/2018
n. 51003

In tema di rifiuti, la raccolta ed il trasporto in difetto di autorizzazione ha, di regola, natura di reato istantaneo e solo eventualmente abituale, in quanto si perfeziona nel momento in cui si realizza la singola condotta tipica (di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006), essendo sufficiente un unico trasporto ad integrare l’illecito, salvo il caso in cui, stante la ripetitività della condotta, si configuri quale reato eventualmente abituale (nella specie, trattandosi di sei condotte nell'arco temporale limitato di tre mesi, il reato si configurava quale abituale ed assumeva struttura unitaria, con la conseguenza che risultava illegale il disposto aumento per la continuazione).


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con sentenza del 30.5.2017 il Tribunale di Pordenone dichiarava R.K. responsabile del reato di cui agli artt. 81 cod.pen. e 256, comma 1 lett. a) d.lgs n 152/2006 e lo condannava alla pena di euro 4.500,00 di ammenda.

2.Avverso la predetta sentenza proponeva appello il difensore d'ufficio dell'imputato.

Trattandosi di condanna alla sola pena dell'ammenda e quindi di sentenza inappellabile (art.593 comma 3 c.p.p.), l'appello veniva qualificato come ricorso per cassazione e gli atti trasmessi a questa Corte ex art. 568 comma 5 cod.proc.pen.

I motivi posti a fondamento del gravame sono quattro.

Con il primo motivo si lamenta violazione di legge per insufficiente motivazione in ordine alle ragioni del diniego della richiesta di perizia grafologica avanzata dal difensore, mezzo probatorio decisivo ai fini della decisione.

Con il secondo motivo si deduce vizio di motivazione in relazione all'affermazione di responsabilità, argomentando che il semplice ritrovamento della carta di identità non poteva costituire prova che l'imputato avesse effettuato i            conferimenti di rifiuti metallici non pericolosi oggetto di contestazione.

Con il terzo motivo si lamenta la mancata applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis cod.pen. contestando che, come ritenuto dal Tribunale, le circostanze del fatto potevano consentire di qualificare il comportamento dell'imputato come abituale.

Con il quarto motivo si contesta l'eccessività della pena inflitta, lamentando in particolare l'aumento di pena disposto a titolo di continuazione.

 

 

Considerato in diritto

 

1.Deve anzitutto rilevarsi che, per quanto emerge dagli atti, il reato contestato si è estinto per prescrizione in data 18.02.2018, ai sensi del combinato disposto degli artt. 157, 160 e 161 cod. pen

 

2.Per procedere all'applicazione dell'art. 129 cod. proc. pen., comma 1, peraltro, deve considerarsi l'insegnamento della consolidata giurisprudenza di questa Suprema Corte per cui può condurre alla dichiarazione di prescrizione, anche d'ufficio ai sensi dell'art. 609, comma 2, cod. proc. pen, solo il ricorso idoneo a instaurare un valido rapporto di impugnazione, vale a dire non affetto da inammissibilità (Sez. U n. 21 del 11 novembre 1994, dep.11 febbraio 1995, Cresci; Sez. U n. 11493 del 3 novembre 1998, Verga; Sez. U n. 23428 del 22 giugno 2005, Bracale; Sez U n. 12602 del 17.12.2015, dep. 25.3.2016, Ricci).

 

3.Per quanto appena osservato in ordine alla maturazione della prescrizione, allora, deve darsi atto che il quarto motivo di ricorso non risulta manifestamente infondato.

Va ricordato che la raccolta ed il trasporto di rifiuti in difetto di autorizzazione ha, di regola, natura di reato istantaneo e solo eventualmente abituale, in quanto si perfeziona nel momento in cui si realizza la singola condotta tipica, essendo sufficiente un unico trasporto ad integrare la fattispecie incriminatrice, salvo il caso in cui, stante la ripetitività della condotta, si configuri quale reato eventualmente abituale (Sez. 3, n. 13456 del 30/11/2006, dep. 02/04/2007, Gritti e altro, Rv. 236326; Sez.3, n 21655 del 13/04/2010, Rv 47605, conf., anche con riferimento alla disciplina emergenziale, Sez. 3, n. 45306 del 17/10/2013, Carlino, Rv. 257631, non massimata sul punto).

Nella specie, trattandosi di sei condotte nell'arco temporale limitato di tre mesi, il reato si configurava quale abituale ed assumeva struttura unitaria, con la conseguenza che risultava illegale il disposto aumento per la continuazione.

 

4.La non manifesta infondatezza della doglianza dei ricorrenti conduce, quindi, essendosi instaurato validamente il presente grado giurisdizionale, e non emergendo dal testo del provvedimento impugnato elementi che possano giustificare l'applicazione dell'art. 129, comma 2, cod. proc. pen. (Sez.6, n.48461 del 28/11/2013,Rv.258169; Sez.6 ,n.27944 del 12/06/2008, Rv.240955), alla dichiarazione, ex art. 129 comma 1, cod. proc. pen., della estinzione del reato contestato per maturata prescrizione, con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.

[omissis]

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