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Rifiuti alla rinfusa: si può parlare di deposito temporaneo?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. VII
Data: 28/11/2018
n. 53278

In tema di rifiuti, l'abbandono di rifiuti alla rinfusa e non per categorie omogenee, come invece previsto dall'art. 183, comma primo, lett. m) del D.L.vo 152/2006 (e, in precedenza, dall'abrogato art. 6, comma primo, lett. m) D.L.vo 22/1997), esclude la configurabilità del deposito temporaneo o regolare, integrando invece il fatto criminoso di gestione di discarica abusiva, di cui all’art. 256 del decreto citato. Inoltre, l'onere della prova relativa alla sussistenza delle condizioni di liceità del deposito controllato o temporaneo, fissate dal citato art. 183, grava sul produttore dei rifiuti, in considerazione della natura eccezionale e derogatoria di tale deposito rispetto alla disciplina ordinaria.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

 

1.La Corte di appello di Trieste la sentenza in epigrafe indicata, ha confermato la decisione di primo grado che aveva condannato M.O. alla pena di mesi 2 di arresto ed E 6.000,00 di ammenda per il reato di cui all'art. 256 comma 3, d. Igs. 152 del 2006; commesso il 18 maggio 2013.
2.Ricorre per cassazione l'imputato, tramite il difensore, con distinti motivi: violazione di legge e vizio di motivazione sulla responsabilità, nei fatti si potrebbe configurare un deposito temporaneo lecito; violazione di legge, art. 183 d. Igs. 152 del 2006, e 192 cod. proc. pen.

 

3.Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi.
Sull'affermazione di responsabilità la sentenza impugnata (unitamente alla sentenza di primo grado, in doppia conforme), con motivazioni adeguate, senza contraddizioni e senza illogicità manifeste, indica gli elementi chiari e concordanti della responsabilità (per il deposito di rifiuti, gli stessi erano rifiuti eterogenei, materiali vari, depositati in un arco temporale assai elevato, minimo da giugno 2013 al gennaio 2014). Sul punto del resto non ci sono motivi di ricorso.
L'abbandono di rifiuti "alla rinfusa" e non per categorie omogenee, come invece previsto dall'art. 183, comma primo, lett. m) D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (e, in precedenza, dall'abrogato art. 6, comma primo, lett. m) D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22), esclude la configurabilità del cosiddetto deposito temporaneo o regolare e integra il fatto criminoso di gestione di discarica abusiva. (Sez. 3, n. 11258 del 11/02/2010 - dep. 24/03/2010, Chirizzi, Rv. 24645901).
Inoltre era onere del ricorrente dimostrare la sussistenza delle condizioni di legge per il deposito temporaneo: "In tema di gestione dei rifiuti, l'onere della prova relativa alla sussistenza delle condizioni di liceità del deposito cosiddetto controllato o temporaneo, fissate dall'art. 183 D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, grava sul produttore dei rifiuti, in considerazione della natura eccezionale e derogatoria di tale deposito rispetto alla disciplina ordinaria". (Sez. 3, n. 35494 del 10/05/2016 - dep. 26/08/2016, Di Stefano, Rv. 26763601). Nessun elemento probatorio viene prospettato neanche con il ricorso per cassazione.
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di € 3.000,00, e delle spese del procedimento, ex art 616 cod. proc. pen.

[omissis]

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