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I Comuni possono autorizzare la realizzazione di impianti di smaltimento rifiuti?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Tar Lazio (RM) Sez. II
Data: 07/01/2023
n. 850

L’art. 208 del D.L.vo 152/2006 attribuisce alle Regioni la competenza ad autorizzare la realizzazione di impianti di smaltimento rifiuti, ivi inclusi gli impianti di autodemolizione. Pertanto, la legge regionale (Lazio) n. 27/1998 che delega ai Comuni le funzioni di approvazione dei progetti degli impianti per lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti provenienti dalla demolizione degli autoveicoli a motore e di autorizzazione all’esercizio delle attività di smaltimento e recupero dei predetti rifiuti, si ritiene caducata erga omnes e retroattivamente -dalla entrata in vigore del D.L.vo 152/2006- dopo la sentenza n. 189/2021 della Corte Costituzionale. I provvedimenti emanati sulla base della legge regionale dichiarata costituzionalmente illegittima devono essere annullati, nonostante fossero legittimi alla data in cui furono adottati.


Leggi la sentenza

FATTO

 

Con l’atto introduttivo del presente giudizio, la ricorrente impugna il provvedimento con cui, in data 4 gennaio 2016, Roma Capitale ha rilasciato alla predetta l’autorizzazione provvisoria n. 21, afferente “l’esercizio dell’attività di autodemolizione e rottamazione” nel sito di via del Cappellaccio n. 132, dall’1 gennaio 2016 fino al 30 aprile 2016, “subordinata, pena decadenza, alla presentazione di un progetto definitivo per la delocalizzazione”, nonché la determinazione dirigenziale n. 1448 del 24 dicembre 2015.

 

In particolare, la ricorrente espone – in sintesi – quanto segue:

 

- tenuto conto dell’attività svolta, ha dovuto prendere parte al processo di c.d. delocalizzazione, che ha le sue origini negli anni ’80, con sottoscrizione di un primo accordo di programma in data 25 settembre 1997 tra le varie Amministrazioni pubbliche, di approvazione, tra l’altro, del “Piano per la localizzazione ambientalmente compatibile delle attività di autodemolizione e rottamazione” (pubblicato nel BURL del 20 febbraio 1998), e individuazione – tra le varie aree destinate per la delocalizzazione – del sito dell’Infernaccio nonchè successiva adozione di provvedimenti nel 1999 di assegnazione in via provvisoria dei lotti ai richiedenti;

 

- preso, peraltro, atto dello stato di emergenza per la Città di Roma e provincia “in ordine alla situazione di crisi socio-ambientale nel settore dei rifiuti urbani, speciali e speciali pericolosi”, dichiarato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 gennaio 1999, in data 12 febbraio 2008 si procedette alla sottoscrizione del “Programma per la delocalizzazione dei centri di autodemolizione e rottamazione presenti nel territorio di Roma Capitale in attuazione dell’Accordo di programma stipulato… in data 26 settembre 1997”;

- intervenuta in data 13 marzo 2009 l’approvazione del Piano della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi, nella quale – a sorpresa – l’area veniva inserita “nel perimetro della” stessa, la ricorrente e altri proponevano impugnativa al TAR, che veniva accolta;

 

- convocata la Conferenza di Servizi Permanente per l’approvazione del Progetto per la realizzazione dell’impianto in località Infernaccio, la stessa fu dichiarata “improvvisamente” chiusa con determinazione dirigenziale n. 44 del 25 maggio 2012 (gravata con ricorso n. 4892 del 2014);

 

- cessato lo stato di emergenza, l’Amministrazione chiese l’adeguamento a tutte le prescrizioni esistenti per l’esercizio di tali attività;

 

- avendo a ciò provveduto, in data 19 giugno 2014 la predetta presentava istanza per il rilascio dell’autorizzazione definitiva nel proprio sito;

 

- in data 4 gennaio 2016 riceveva notificazione dell’autorizzazione provvisoria in epigrafe, nelle cui premesse si dava, tra l’altro, atto della determinazione dirigenziale n. 1448 del 24 dicembre 2015, riportante gli esiti dell’istruttoria per la delocalizzazione e/o stabilizzazione, con inserimento della ricorrente nella fattispecie di tipo “C”.

 

Avverso tali provvedimenti la ricorrente insorge deducendo i seguenti motivi di diritto:

  1. Violazione e falsa applicazione degli articoli 1, 2, 3, 7-13, 14 della legge n. 241/1990 e successive modificazioni e integrazioni – Violazione e falsa applicazione dell’articolo 208 del d.lgs. n. 152/2006, della legge Regione Lazio n. 14/99 e della legge Regione Lazio n. 27/98 – Illegittimità grave e manifesta – Violazione dei principi di legalità, buon andamento, correttezza, giustizia ed equità sostanziale dell’azione amministrativa.
  2. Eccesso di potere – Sviamento per violazione del principio di irragionevolezza – Violazione dei principi di legalità, buon andamento, correttezza, giustizia ed equità sostanziale dell’azione amministrativa – Illogicità – Contraddittorietà interna ed esterna.

Con atto depositati in date 5 aprile 2016 e 13 maggio 2022 si è costituita Roma Capitale, per poi produrre – in data 31 ottobre 2022 – documenti.

In data 3 novembre 2022 la ricorrente ha prodotto una memoria con cui ha dichiarato “di avere interesse alla decisione del ricorso a fini risarcitori”.

A seguito della produzione di istanze di passaggio in decisione ad opera delle parti in causa, all’udienza di smaltimento del 12 dicembre 2022 il ricorso è stato trattenuto in decisione

 

DIRITTO

 

1. Come si trae dalla narrativa che precede, la ricorrente ha inizialmente chiesto l’annullamento del provvedimento gravato, per poi porre in evidenza – in seguito o, meglio, con memoria depositata in data 3 novembre 2022 – di nutrire interesse alla decisione a fini risarcitori.

 

2. Ciò detto, il Collegio ritiene che - come desumibile non solo dalle peculiarità del provvedimento adottato, di autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività di demolizione per un periodo temporale ampiamente spirato, ma anche dalla su indicata memoria - l’azione di annullamento vada dichiarata improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a..

 

3. Ciò detto, permane da valutare l’istanza di accertamento dell’illegittimità dei provvedimenti impugnati ai fini risarcitori, ex art. 34, comma 3, c.p.a..

Tale istanza è meritevole di positivo riscontro.

 

Al riguardo, il Collegio non ravvisa motivi per discostarsi dall’orientamento giurisprudenziale in materia e, pertanto, ribadisce - in linea con numerosi precedenti del Tribunale - quanto segue:

<> (TAR Lazio, n. 11548 del 2022).

In ragione di quanto riportato, sono riscontrabili i presupposti affinché questo Collegio accerti l’illegittimità del provvedimento gravato (sulla base della sentenza della Corte Costituzionale n. 189/2021), di autorizzazione provvisoria allo svolgimento dell’attività di autodemolizione, atteso che la presente controversia era ancora pendente alla data di pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale e la questione di costituzionalità è rilevante nel caso de quo in quanto finisce per investire la norma di legge regionale su cui poggia il provvedimento stesso (l’art. 6 della l.r. Lazio n. 27/1998).

 

3. In conclusione:

 

- l’azione da annullamento va dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse;

 

- tenuto conto dell’interesse manifestato a fini risarcitori con memoria depositata ex art. 73 c.p.a., si accerta l’illegittimità del provvedimento gravato (cfr., tra le altre, TAR Lazio, Sez. III, n. 2609/2022).

 

Sussistono, comunque, giusti motivi - attesa la complessità della questione (tale da avere reso necessaria una pronuncia della Corte Costituzionale) - per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio.

 

 

 

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