Top

Gestione di rifiuti non autorizzata e traffico illecito: quale differenza?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 24/10/2019
n. 43533

Il reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata (di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006) si differenzia dal reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (previsto dall’art. 260 del D.L.vo 152/2006), poiché il primo si configura anche in presenza di una sola condotta occasionale, pure in ordine ai fatti commessi nei territori in cui sia vigente lo stato di emergenza in tema di rifiuti.  


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

1.Con sentenza del 26 ottobre 2018, la Corte di appello di Palermo confermava la sentenza del 18 febbraio 2016, con cui il Tribunale di Marsala aveva condannato S. L. e C. L. alla pena di mesi 4 di reclusione ed euro 8.000 di multa ciascuno, in quanto ritenuti colpevoli del reato di cui agli art. 110 cod. pen. e 6 comma 1 lett. D del d.l. 172 del 2008, convertito dalla I. n. 210 del 2008, a loro contestato per avere, in concorso tra loro, trasportato senza autorizzazione ingenti quantità di rifiuti speciali non pericolosi (materiale ferroso di vario genere), pur essendo stato dichiarato lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Sicilia con D.P.C.M. del 9 luglio 2010, fatto accertato in Partanna il 15 ottobre 2011.

2.Avverso la sentenza della Corte di appello siciliana, S. L. e C. L., tramite il loro comune difensore di fiducia, hanno proposto ricorso per cassazione, sollevando due motivi.

Con il primo, la difesa deduce la violazione degli art. 125, comma 3, 525 e 546, comma 3, cod. proc. pen., evidenziando che la sentenza di primo grado doveva ritenersi nulla, in quanto la motivazione era stata redatta da un giudice - persona fisica diverso da quello avanti il quale si era svolto l'intero giudizio e che nelle more era deceduto; a differenza di quanto sostenuto dalla Corte di appello, il mutamento dell'estensore della motivazione deve ritenersi ammissibile solo quando si tratta di sentenza collegiale, poiché il giudice designato a redigere i motivi è stato comunque il giudice avanti il quale si è svolto il processo.

Distinto, secondo la prospettazione difensiva, sarebbe invece il caso del giudice monocratico deceduto in seguito alla lettura del dispositivo, non potendosi ritenere consentito che la redazione della motivazione possa essere affidata a un giudice che potrebbe anche non condividere il dispositivo e che, in ogni caso, non ha né condotto il processo, né assistito alla relativa assunzione delle prove.

Con il secondo motivo, i ricorrenti lamentano la violazione dell'art. 6 del d.l. 172 del 2008, evidenziando che, non essendo stata espletata alcuna consulenza sul materiale di cui sono stati trovati in possesso gli imputati, lo stesso non poteva essere ricondotto a una delle categorie di cui all'art. 184 del d. Igs. n. 152 del 2006, non essendo sufficiente il richiamo al verbale di sequestro e alle foto. Inoltre, la difesa rileva che l'attività sanzionata dalla norma incriminatrice, pur non richiedendo un'organizzazione imprenditoriale, tuttavia impone comunque che la condotta venga svolta con modalità non rudimentali, per cui doveva escludersi che l'unico trasporto di rifiuti dei ricorrenti fosse penalmente rilevante.

 

Considerato in diritto

I ricorsi sono infondati.

1.Iniziando dal primo motivo, occorre premettere che la sentenza di primo grado veniva emessa il 18 febbraio 2016 dalla dottoressa M. G., che tuttavia veniva a mancare il 20 luglio 2016, per cui, a seguito del provvedimento del Presidente del Tribunale di Marsala del 25 luglio 2016, la redazione della parte motiva veniva affidata ad altro giudice del medesimo Tribunale, la dott.ssa I. M., che il 14 settembre 2016 provvedeva al deposito della motivazione.

Orbene, come correttamente rilevato dalla Corte territoriale, deve escludersi che la stesura dei motivi della sentenza da parte di un giudice diverso da quello che ha emesso il dispositivo e che dopo tale attività sia deceduto integri un profilo di nullità, dovendosi richiamare al riguardo la condivisa affermazione di questa Corte (cfr. Sez. Un. n. 3287 del 27/11/2008, dep. 2009, Rv. 244117 e Sez. Fer., n. 39182 del 27/08/2013, Rv. 256719), secondo cui il potere sostitutivo attribuito al Presidente del Tribunale dall'art. 559, comma quarto, cod. proc. pen., in caso di impedimento del giudice monocratico, non è circoscritto alla sola sottoscrizione della sentenza, ma si estende anche alla stesura dei motivi della decisione, per la quale il Presidente può delegare altro giudice del Tribunale. Dunque, nel caso di decesso del giudice monocratico avvenuto successivamente alla lettura del dispositivo della sentenza, deve ritenersi legittima la stesura della motivazione da parte di altro giudice incaricato dal Presidente del Tribunale.

Di qui l'infondatezza della doglianza difensiva.

2.Passando al secondo motivo, concernente la formulazione del giudizio di colpevolezza degli imputati, deve parimenti osservarsi che, anche sul punto, non sono ravvisabili vizi di legittimità rilevabili in questa sede.

Ed invero, quanto alla natura del materiale trasportato, i giudici di merito hanno ragionevolmente richiamato sia le dichiarazioni dei testi P. e D. F., sia il verbale di sequestro e il materiale fotografico in atti, risultando tali acquisizioni univoche nel comprovare la natura di rifiuti speciali non pericolosi del materiale ferroso trasportato sui veicoli con a bordo gli imputati, senza che fosse necessario al riguardo l'espletamento di alcuna consulenza, fermo restando che l'accertamento fattuale cristallizzato nelle due conformi sentenze di merito non è suscettibile di essere messo in discussione in questa sede, in mancanza peraltro di alcuna censura riguardante un presunto travisamento del fatto.

Parimenti immune da censure appare infine la qualificazione giuridica della condotta, avendo questa Corte più volte precisato (cfr. in termini Sez. 3, n. 24428 del 25/05/2011, Rv. 250674 e Sez. 3, n. 45306 del 17/10/2013, Rv. 257631) che il reato di trasporto non autorizzato di rifiuti, in ciò differenziandosi dal reato art. 260 del d. Igs. n. 152 del 2006, si configura anche in presenza di una condotta occasionale, affermazione questa operata anche in ordine ai fatti commessi nei territori in cui sia vigente lo stato di emergenza in tema di rifiuti. In definitiva, in quanto sorretta da argomentazioni razionali e fondate su una disamina esaustiva delle fonti dimostrative disponibili, il giudizio di colpevolezza degli imputati non presta il fianco alle censure difensive, la cui infondatezza impone pertanto il rigetto dei ricorsi, con conseguente onere per i ricorrenti, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese del procedimento.

 

(Omissis)

© Riproduzione riservata