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Determinazione della natura dei rifiuti: è sufficiente l’osservazione della P.G.?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. VII
Data: 22/01/2019
n. 2762

In materia di rifiuti, relativamente alla natura degli stessi non vi è necessità di analisi con perizia: l'osservazione diretta degli operanti di Polizia Giudiziaria e la descrizione dei rifiuti rendono certa la natura dei rifiuti. In particolare, ai fini della qualificazione di un rifiuto quale tossico e nocivo non è sempre necessaria un’analisi disposta dal giudice, potendosi ricavare da altri elementi del processo il relativo convincimento.


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Ritenuto in fatto e considerato in diritto

 

1.Con sentenza in epigrafe indicata la Corte di appello di Ancona ha confermato la decisione di primo grado che aveva condannato R.C.A. alla pena di mesi 4 di arresto ed C 2.000,00 di ammenda, relativamente al reato ex art. 256, comma 1, d. Igs. 152/2006, commesso il 7 gennaio 2013.

2.Ricorre per cassazione l'imputato, tramite difensore, con distinti motivi di ricorso: 1- violazione, falsa applicazione della legge penale, art. art. 256, d.lgs. 152/2006, e vizio di motivazione in relazione all'occasionalità della condotta; il reato è, infatti, configurabile solo per una gestione di rifiuti e non per singole operazioni. Conseguentemente - ritiene il ricorrente - il trasporto non autorizzato, di rifiuti, di natura occasionale, effettuato da un soggetto privato non titolare di impresa non integra il reato contestato; inoltre il ricorrente ha effettuato il trasporto per un favore ai padre munito di autorizzazione alla raccolta di rottame ed alla successiva vendita ambulante; 2- la Corte di appello non ha valutato inoltre le disposizioni degli art. 189, 190, 193 3 212, d. Igs. 152/2006, in relazione all'autorizzazione del padre del ricorrente; 3-violazione di legge (art. 256, comma 1, lettera A, in relazione all'art. 193, comma 3, d. Igs. 152/2006) e carenza di motivazione con ragionevole dubbio sulla responsabilità, poiché nessun accertamento sul peso e sulla natura dei rifiuti è stato effettuato.

 

3.Il ricorso risulta inammissibile perché i motivi sono manifestamente infondati e generici; il ricorso è articolato in fatto ed inoltre per i motivi 2 e 3 non risulta siano stati proposti in sede di appello.
Invero, la doglianza sulla mera occasionalità del trasporto risulta manifestamente infondata poiché la norma si applica a chiunque e non solo ai titolari di autorizzazione, come da sempre ritenuto da questa Corte di Cassazione: « In materia di rifiuti, il reato di cui all'art. 256, comma primo, del d.lgs. 3 aprile 2006 n. 152, che sanziona le attività di gestione compiute in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli artt. 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 del medesimo D.Lgs. è configurabile nei confronti di chiunque svolga tali attività anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attività primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e non sia caratterizzata da assoluta occasionalità, salva l'applicabilità della deroga di cui al comma quinto dell'art. 266 del D.Lgs. 152 del 2006, per la cui operatività occorre che il soggetto sia in possesso del titolo abilitativo per l'esercizio di attività commerciale in forma ambulante ai sensi del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114 e che si tratti di rifiuti che formano oggetto del suo commercio» (Sez. 3, n. 269 del 10/12/2014 - dep. 08/01/2015, P.M. in proc. Seferovic, Rv. 26195901).

Nel caso in giudizio, come adeguatamente motivato, dal giudice di merito non ricorre l'assoluta occasionalità della condotta, in relazione alla natura e quantità dei rifiuti, eterogenei, una lavatrice, tre batterie al piombo, parti di carrozzeria e di motore di auto ecc. (e non già da auto produzione).
La Corte di appello poi con motivazione adeguata, non contraddittoria e non illogica manifestamente, valuta anche il rapporto del ricorrente con il padre (titolare di un'autorizzazione per la raccolta di rottame e per la successiva vendita ambulante), con accertamento in fatto, insindacabile in sede di legittimità, rilevando come alla guida dell'autocarro vi era solo il ricorrente.

 

3.1. Del resto, relativamente alla natura dei rifiuti non sussiste una necessità di analisi con perizia, come invece sostenuto dal ricorrente, in quanto l'osservazione diretta degli operanti di P.G. e la descrizione dei rifiuti, rende certa la natura degli stessi, non contestata davanti ai giudici di merito: «Ai fini della qualificazione di un rifiuto quale tossico e nocivo non è sempre necessaria una analisi disposta dal giudice, potendosi ricavare da altri elementi del processo il relativo convincimento (nel caso di specie, il Nucleo Ecologico dei Carabinieri aveva certificato la presenza di sostanze quali cromo, arsenico, piombo, tipiche in rifiuti di concerie come dalla tabella allegata al D.P.R. n. 915 del 1982 e lo stesso imputato aveva ammesso l'esistenza dei rifiuti nocivi ridimensionandone solo l'aspetto quantitativo, ma non aveva fornito una adeguata prova contraria ai sensi della Delibera 24 luglio 1984 del Comitato Interministeriale)» (Sez. 3, n. 7705 del 28/06/1991 - dep. 19/07/1991, De Vita, Rv. 18780501).
Questo motivo e quello relativo alla violazione dell'art. 256 in relazione all'art. 266, d. Igs 152/2006 non risultano proposti in appello, e comunque sono manifestamente infondati, in quanto autorizzato alla raccolta di rifiuti ferrosi era il padre e non il ricorrente, come adeguatamente motivato nella sentenza impugnata.
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di C 3.000,00, e delle spese del procedimento, ex art 616 cod. proc. pen.
[omissis]

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