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Trasporto in assenza di autorizzazione: attività imprenditoriale e origine del rifiuto.

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. VII
Data: 19/06/2019
n. Ord. n. 27182

Ai fini della sussistenza del reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata (di cui all’art. 256, comma 1, del D.L.vo n. 152/2006), il trasporto, avvenuto in assenza di autorizzazione, non deve necessariamente inserirsi in una attività di carattere imprenditoriale. Ciò che rileva è piuttosto l’origine del rifiuto. (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto che rifiuti trasportati senza autorizzazione, costituti da materiale ferroso, non potessero essere ricondotti al contesto domestico).  


Leggi la sentenza

Motivi della decisione

 

1.Con la sentenza indicata in epigrafe, il Tribunale di Benevento ha condannato B.A. alla pena sospesa di C 2.000,00 di ammenda, per il reato di cui all'art. 256, comma 1 lett. a) d.lvo 152 del 2006 in relazione al trasporto senza autorizzazione di rottami ferrosi, in Flumeri il 22/06/2015.

 

2.Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il difensore dell'imputato i seguenti motivi: Vizio di motivazione in relazione all'affermazione della responsabilità, alla natura di rifiuto. Vizio di motivazione in relazione all'omessa valutazione dei testi della difesa.

Violazione di legge in relazione all'erronea interpretazione dell'art. 256 cit stante l'assenza del carattere di imprenditore del soggettivo attivo ed essendo i rifiuti relativi a beni di uso comune del privato.

 

3.Il ricorso è inammissibile per la proposizione di motivi generici e non consentiti dalla legge, limitandosi il ricorrente a muovere censure di merito in relazione all'affermazione della responsabilità penale e la rivisitazione del materiale probatorio in chiave alternativa, non consentite in questa sede.

Infatti, alla Corte di Cassazione è preclusa la possibilità non solo di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi, ma anche di saggiare la tenuta logica della pronuncia portata alla sua cognizione mediante un raffronto tra l'apparato argomentativo che la sorregge ed eventuali altri modelli di ragionamento mutuati dall'esterno (Sez. Un., n. 12 del 31/05/2000, Jakani, Rv. 216260); resta dunque esclusa, pur dopo la modifica dell'art. 606 lett. e) c.p.p., la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze da contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa lettura, sia pure anch'essa logica, dei dati processuali o una diversa ricostruzione storica dei fatti o un diverso giudizio di rilevanza o attendibilità delle fonti di prova (Sez. 2, n. 7380 dell'11/01/2007, Messina ed altro, Rv. 235716).

Peraltro, con motivazione del tutto logica e coerente, la sentenza impugnata ha, in particolare, evidenziato che il ricorrente era stato sorpreso, dalla polizia giudiziaria alla guida all'autocarro Fiat Fiorino, a trasportare rifiuti speciali non pericolosi (materiale ferroso) in assenza di autorizzazione. Ora il ricorrente con i primi tre motivi sollecita una rivalutazione del merito non consentito, mentre con riguardo al quarto, deve rammentarsi che non occorre, per l'integrazione del reato, il carattere imprenditoriale dell'attività svolta, quanto piuttosto l'origine dei rifiuti (materiale ferroso) che la sentenza ha escluso potesse essere ricondotto al contesto domestico.

 

4.Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in C 3.000,00.

 

(Omissis)

 

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