Top

Discarica non autorizzata: chi e quando può ordinare il ripristino?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen., Sez. III
Data: 05/07/2017
n. 32365

L’ordine di ripristino dello stato dei luoghi, in caso di reato di discarica abusiva ai sensi dell’art. 256, comma 3, D.L.vo n. 152/2006, è prerogativa esclusiva del giudice da esercitarsi soltanto quando pronuncia sentenza di condanna, ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 cod. proc. pen..


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

1. Con il provvedimento in epigrafe indicato, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ivrea, pronunciandosi sulla richiesta presentata da D.S., di nulla osta all'accesso e al compimento di determinate operazioni nell'area sequestrata, nell'ambito del procedimento penale a suo carico, disponeva la messa in sicurezza dei luoghi, nonché la totale rimozione dei rifiuti ivi presenti.

2. Ricorre per cassazione l'indagato, tramite difensore, deducendo il motivo di seguito enunciato, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.

2.1. Illegittimità e abnormità del provvedimento in quanto estraneo alla sfera di attribuzioni del pubblico ministero e assunto in violazione degli artt. 256 co. 3 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, e 452-duodecies cod. pen.

La difesa del ricorrente aveva depositato al Pubblico Ministero, in data 23 settembre 2016, memoria difensiva con la quale veniva formulata richiesta di nulla osta al compimento di determinate operazioni sull'area, di proprietà della società G.P. S.r.l. di cui il S. era amministratore unico, area sequestrata nell'ambito del procedimento nel quale lo stesso era indagato per i reati di cui agli artt. 256, comma 3, d.lgs. 152 del 2006 e 452-bis cod. pen.

In particolare con la suddetta memoria veniva evidenziata l'estraneità del S. alle contestazioni mossegli atteso che, al momento dell'acquisto dell'area de qua nel 1999, nella stessa era già presente un ingente quantitativo di rifiuti ivi collocati dal precedente proprietario, quantitativo poi ulteriormente incrementato a seguito di abusivo deposito ad opera di ignoti, avvenuto anch'esso prima che la G.P. S.r.l. fosse immessa nel possesso. Si sottolineava inoltre come l'area fosse già stata iscritta, mediante procedura avviata prima dell'acquisto della dei luoghi spetta soltanto al giudice e soltanto in sede di sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen.

Tali considerazioni valgono anche nell'ipotesi in cui dovesse mutare la qualificazione giuridica del fatto, e dovesse quindi contestarsi al ricorrente il reato di deposito incontrollato di rifiuti: in tal caso, infatti, ai sensi dell'art. 192, comma 3, d.lgs. 152 del 2006, il potere di disporre il ripristino dello stato dei luoghi spetterebbe all'autorità amministrativa.

Il ricorrente chiede quindi l'annullamento del provvedimento impugnato.

3. La Procura Generale della Corte di Cassazione, Sostituto Procuratore Generale Luigi Cuomo, chiede l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato.

Considerato in diritto

4. Il ricorso è fondato.

Il provvedimento impugnato ha invero ordinato alla società del ricorrente la "messa in sicurezza nonché la totale rimozione dei rifiuti", ciò, in sostanza, equivale ad un ordine di ripristino dello stato dei luoghi.

Ora, l'art. 256, comma 3, del d.lgs. 152 del 2006, nel punire chi realizza o gestisce una discarica non autorizzata, prevede che "alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell'area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell'autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi".

Del pari, l'art. 452-duodecíes cod. pen., relativo all'inquinamento ambientale, dispone che "quando pronuncia sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per taluno dei delitti previsti dal presente proprietà da parte della società del ricorrente, all'Anagrafe dei siti contaminati e fosse per l'effetto destinataria di un ampio progetto di bonifica. La compromissione ed il deterioramento del sito non erano dunque da ascriversi al S., emergendo peraltro dall'analisi comparativa dei riscontri dei campionamenti delle acque effettuati nel corso del tempo che vi era stata una progressiva riduzione della presenza del contaminante in falda. Nella memoria si menzionava altresì la sentenza del T.A.R. per il Piemonte, emessa nel luglio 2015 e passata in giudicato, che aveva statuito come l'obbligo di rimozione dei rifiuti non gravasse in capo alla società del ricorrente, bensì fosse a carico del Comune di San Benigno Canavese.

Da tali norme si evince chiaramente che l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi è prerogativa esclusiva del giudice da esercitarsi soltanto quando pronuncia sentenza di condanna, ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 cod. proc. pen.

Nel caso di specie, tuttavia, tali presupposti non ricorrono, e ciò sotto duplice profilo, essendo stato il provvedimento emesso in una fase non consentita, quella delle indagini preliminari, nonché da soggetto sprovvisto del relativo potere, il Pubblico Ministero.

Il provvedimento deve pertanto annullarsi senza rinvio.

[omissis]

© Riproduzione riservata