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Abbandono o deposito incontrollato da parte di enti e imprese: irrilevante la qualifica di socio

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. VII n.50632
Data: 16/12/2019
n. Ord. n. 50632

Il reato di cui all'art. 256, comma 2 del D.L.vo 152/2006 è configurabile nei confronti di qualsiasi soggetto che abbandoni rifiuti prodotti nell'esercizio, anche di fatto, di una attività economica, indipendentemente dalla qualifica formale dell'agente o della natura dell'attività medesima. (Nella specie: la qualifica di socio).


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Ritenuto in fatto e in diritto

Ritenuto che il Tribunale di Treviso, con sentenza emessa in data 25 marzo 2019, ha revocato il decreto penale opposto n. 742/17 emesso in data 8/06/2017 dal GIP presso il Tribunale di Treviso, e ha condannato alla pena di euro 5.000,00 di ammenda, pena sospesa e con la non menzione, Z. A., ritenendolo responsabile del reato di cui agli artt. 110 e 113 c.p. e 256 c.2 D.Lgs. 152/2006, perché trasportava, senza autorizzazione, con un furgone che aveva in uso, rifiuti non pericolosi proveniente dall'attività di ristorazione gestita del coimputato Reduce Christian, legale rappresentante della "B. L." srl (in Treviso, nel dicembre 2015 e gennaio 2016);

 

che avverso tale sentenza, l'imputato Z. , per il tramite del proprio difensore di fiducia, ha proposto ricorso per cassazione articolato nei seguenti motivi: 1) Violazione ex art. 606 lett. e) c.p.p. per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione nonché travisamento dei fatti, considerato che il giudice del merito ha erroneamente ritenuto il ricorrente socio della "B. L." s.r.I., confondendolo con il Sig. Z. H.. Invero, la difesa aveva documentato in giudizio la visura della società avente in gestione il locale W. W., produttore dei rifiuti, dalla quale risultavano soci il solo coimputato Reduce Christian e il sig. Z., e non anche lo Z. , che svolgeva mansioni di mero cameriere; 2) Violazione ex art. 606 lett. b) ed e) c.p.p. in relazione all'art. 256 c. 2 D.Lgs. 152/2006, nonché mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione sul punto, considerato che il ricorrente quale cameriere, era stato incarico dai gestori del W. di sistemare l'immondizia, differenziando i rifiuti, come emerge non soltanto dalle dichiarazioni rilasciate, ma altresì dalle testimonianze raccolte, dalle quali emerge che lo stesso fu visto solo sistemare i rifiuti negli appositi contenitori; 3) Violazione ex art. 606 lett. b) ed e) c.p.p., per violazione dell'art. 131 bis c.p. e per mancanza di motivazione sul punto; 4) Violazione ex art. 606 lett. c) c.p.p. in relazione agli artt. 503 e 208 c.p.p. considerato che il ricorrente aveva rifiutato di sottoporsi all'esame ma aveva acconsentito a rendere spontanee dichiarazioni all'udienza del 29/03/2019, nel corso delle quali il giudice lo aveva interrotto più volte, ponendogli continue domande e trasformando, dì fatto, le spontanee dichiarazioni in un vero e proprio esame dell'imputato.

 

Considerato che il primo e il secondo motivo di ricorso risultano inammissibili in quanto manifestamente infondati. Il reato di cui all'art. 256, comma 2, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, è configurabile nei confronti di qualsiasi soggetto che abbandoni rifiuti prodotti nell'esercizio, anche di fatto, di una attività economica, indipendentemente dalla qualifica formale dell'agente o della natura dell'attività medesima (Sez. 3, n. 56275 del 24/10/2017 Ud. (dep. 18/12/2017), Macolini, Rv. 272356). Pertanto, risulta del tutto irrilevante la qualifica di socio, seppure non rivestita dall'imputato, considerato che nella motivazione della sentenza sono descritti gli elementi di accusa, consistenti nei rilievi fotografici raccolti dagli agenti, i quali ritraggono l'imputato mentre prelevava e trasportava i rifiuti oggetto di contestazione; è altresì inammissibile il terzo motivo sia per genericità dello stesso, sia per l'adeguata ed idonea motivazione della sentenza sul punto, ove sono stati valorizzati la ripetitività e la durata della condotta contestata quali elementi ostativi ad una valutazione di tenuità del fatto;

che infine è inammissibile il quarto motivo, in quanto l'eventuale irritualità dell'assunzione delle spontanee dichiarazioni nell'udienza citata non è riconducibile ad alcuna nullità prevista dagli artt. 178 e 179 c.p.p., né risulta aver in alcun modo compromesso il diritto di difesa dell'imputato, e del resto il ricorso sul punto manca di specificità;

 

che alla declaratoria di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.

(Omissis)

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