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Il polverino di legno è un rifiuto?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 14/06/2019
n. 26291

Nel caso in cui un soggetto abbia utilizzato come combustibile ai fini del riscaldamento del polverino di legno, derivato dalla lavorazione di mobili, si delinea un’attività lecita in caso di occasionalità della condotta. Tale occasionalità può desumersi non soltanto dell’esiguo numero di volte in cui si è esaurito l’utilizzo della caldaia, ma altresì della circostanza che la sua messa in funzione sia preordinata non già allo smaltimento del polverino in legno ed al contestuale riscaldamento dello stabilimento industriale mediante il processo di combustione del materiale di scarto immessovi, bensì alla sola verifica del suo funzionamento, prodromica ad un successivo collaudo ed alla sua conseguente futura utilizzazione, non risultando neppure che, al momento dell’eseguita ispezione, fosse collegato l’impianto di riscaldamento.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con sentenza in data 14.12.2017 il Tribunale di Rimini ha dichiarato L.V. , in qualità di legale rappresentante della I. V. s.p.a., responsabile del reato di cui all'art. 256 d. Igs 152/2006, per avere con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso effettuato attività di recupero e smaltimento, all'interno del proprio ciclo produttivo di produzione di mobili in legno di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti dal polverino di legno derivato dalla lavorazione dei prodotti, da utilizzarsi come combustibile ai fini del riscaldamento dello stabilimento, in mancanza della prescritta autorizzazione, condannandolo alla pena di € 2.100,00 di ammenda. Afferma la sentenza che la società e, per essa, l'imputato, avendo installato nell'autunno del 2012 un bruciatore per il recupero energetico del polverino in legno all'interno dello stabilimento, aveva provato a metterlo in funzione dapprima nel dicembre 2012 ma, avendo constatato l'inadeguatezza del tubo di collegamento dall'impianto ai silos dove era stoccato il polverino per il suo trasporto, lo aveva fatto sostituire procedendo ad un nuovo collaudo dapprima nel gennaio 2013 con esito non positivo e, nuovamente, il 12 marzo 2013. Il giorno successivo alcuni agenti del Corpo Forestale avevano effettuato un sopralluogo constatando come nelle prove della caldaia eseguite fossero stati utilizzati i trucioli di scarto originati dalla lavorazione degli articoli prodotti, previa triturazione eseguita in via meccanica, senza che l'impresa risultasse ancora iscritta nel Registro Provinciale delle imprese autorizzate al recupero dei rifiuti, mentre il restante materiale non reimpiegato nel bruciatore era stato conferito ad apposita ditta per il suo smaltimento secondo le annotazioni nei registri di carico e scarico.

 

2.Avverso il suddetto provvedimento sia l'imputato che la s.pa. I. V. hanno proposto, per il tramite del proprio difensore, ricorso per cassazione. L.V.  ha articolato due motivi di seguito riprodotti nei limiti di cui all'art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

 

2.1.Con il primo motivo contesta, in relazione al vizio di violazione di legge riferito all'art.256 d. Igs. 152/2016, la configurabilità del reato contestato a fronte dell'accensione del bruciatore, non collegato all'impianto di riscaldamento, per sole tre volte al fine di tararlo per il collaudo, ovverosia di verificarne l'idoneità rispetto ai parametri richiesti per l'iscrizione all'apposito Registro provinciale di cui agli artt. 214 e 216 del medesimo decreto legislativo la cui procedura era al momento del sopralluogo ancora in corso. Deduce che la finalità perseguita, consistita nella mera taratura del bruciatore che non essendo ancora collegato all'impianto di riscaldamento non poteva essere considerato collaudato, era diversa da quella di trattamento del rifiuto richiesta dalla norma e che comunque la condotta posta in essere per sole tre volte nell'arco di un trimestre era da configurarsi come occasionale e come tale non ricompresa nella norma penale, in cui il disvalore della condotta, integrata da "un'attività" di 'raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione, postula un complesso di azioni incompatibile con l'episodicità. Contesta altresì che fossero necessarie per il trattamento dei rifiuti due autorizzazioni, la prima relativa alla trasformazione degli sfridi di legno in polverino e la seconda per il recupero energetico derivante dalla combustione del polverino posto che il punto 6 dell'Allegato 2 del D.M. 5.2.1988, contenente le norme tecniche per l'utilizzo dei rifiuti non pericolosi come combustibile, disciplina in maniera unitaria l'utilizzo ai fini del recupero energetico dei rifiuti della lavorazione del legno e che in ogni caso la truciolatura del legno sia equiparabile ai rifiuti posto che l'imputato non aveva affatto deciso di disfarsene, avendo inteso al contrario sottoporla ad un processo di raffinatura trasformandolo in polverino.

 

2.2.Con il secondo motivo deduce, in relazione al vizio di violazione di legge riferito all'art. 131 bis cod. pen. e al vizio motivazionale, l'inadeguatezza della motivazione resa ai fini del diniego della causa di non punibilità, non rilevando a tal fine né la natura contravvenzionale del reato, né le scelte legislative di contenimento dell'arco edittale della pena, né che la condotta riguardi attività di gestione dei rifiuti, trattandosi di elementi oggettivi che nulla hanno a che vedere con la qualità della condotta contestata e che porterebbero in sé considerati alla preclusione assoluta della configurabilità della particolare tenuità del fatto, conclusione questa non consentita in presenza di contravvenzioni punite con pene modeste. Tanto meno ad avviso della difesa sarebbe ravvisabile l'affermata abitualità della condotta, palesemente contraddetta dalla finalità di eseguire le prove evidenziata dalla stessa sentenza impugnata.

 

3.La I. V. s.p.a ha a sua volta articolato tre motivi.

 

3.1.Con il primo motivo deduce, in relazione al vizio di violazione di legge riferito agli artt. 184 bis e 256 d. Igs 152/2006 e al vizio motivazionale, che il polverino derivato dalla triturazione del legno rientra nella categoria dei sottoprodotti, non rilevando a tal fine la precedente triturazione e dunque il trattamento originato dalla normale pratica industriale.

 

3.2.Con il secondo motivo contesta, invocando il vizio motivazionale, che la taratura dell'impianto rientri tra le attività di smaltimento e recupero dei rifiuti delineate dalla norma in contestazione, non essendo stato il polverino utilizzato come combustibile in funzione del rilascio di energia termica in quanto il bruciatore non era proprio collegato all'impianto di riscaldamento dello stabilimento.

 

3.3.Con il terzo motivo lamenta il diniego della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto reso in forza di una motivazione del tutto inconferente nel giudizio di offensività, da effettuarsi in relazione al caso concreto, e non già esaminando la natura contravvenzionale del reato e la pena edittale prevista, apodittica non essendo il giudizio sulla pericolosità supportato da alcuna argomentazione, nonché contraddittoria quanto all'affermazione di abitualità, smentita dalla stessa sentenza che definisce "limitatissima" l'attività di recupero in quanto finalizzata alle sole prove di funzionamento dell'impianto

 

Considerato in diritto

 

I ricorsi debbono considerarsi fondati.

 

Premesso che secondo il consolidato orientamento di questa Corte "la condotta sanzionata dal D. Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 1 è riferibile a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attività rientrante tra quelle assentibili ai sensi degli artt. 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 del medesimo decreto, svolta anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attività primaria diversa che richieda, per il suo espletamento, uno dei titoli abilitativi indicati e che non sia caratterizzata da assoluta occasionalità" (Sez. 3, n. 29992 del 24/6/2014, Lazzaro, Rv. 260266; Sez. 3, n. 5716 del 07/01/2016 - dep. 11/02/2016, P.M. in proc. Isoardi, Rv. 265836), occorre soffermarsi ai fini del perfezionamento del reato contestato sul requisito negativo richiesto, ovverosia sull'assenza dell'assoluta occasionalità, derivante dalla stessa formulazione della fattispecie incriminatrice, che, punendo la "attività" di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione, concentra il disvalore d'azione su un complesso di azioni, che, dunque, non può coincidere con la condotta assolutamente episodica.

 

Va infatti rilevato che il giudice di merito ha accertato: 1) che l'imputato, pur avendo fatto richiesta di iscrizione (in realtà reiscrizione essendosi in precedenza cancellato) al Registro Provinciale delle imprese per lo svolgimento delle operazioni di smaltimento dei rifiuti, non aveva ancora ottenuto la necessaria autorizzazione essendo la procedura al momento del sopralluogo in corso, per avere l'ente preposto trasmesso all'istante una risposta interlocutoria cui l'istante non aveva ancora dato seguito; 2) che nello stabilimento era stato installato un bruciatore destinato ad alimentare l'impianto di riscaldamento utilizzando come combustibile il polverino in legno derivato dalla frantumazione della truciolatura prodotta dalla lavorazione del legno; 3) che nel trimestre successivo alla sua installazione la messa in funzione del bruciatore era stata limitata a tre sole "prove" finalizzate alla taratura dell'impianto per la sua successiva utilizzazione, le quali non avevano avuto, quanto meno in riferimento alle prime due, esito soddisfacente, avendo la terza preceduto soltanto di poche ore il sopralluogo da parte degli agenti della Guardia Forestale; 4) che in tali tre occasioni l'utilizzo del polverino era stato limitato alla sola verifica del funzionamento dell'impianto.

 

Ed è proprio da tale accertamento che deriva l'insussistenza dei presupposti necessari al perfezionamento del reato in contestazione, difettandone gli elementi costitutivi, così come elaborati dalla giurisprudenza sopra richiamata. Emerge, invero, dal quadro tracciato dal Tribunale di merito l'occasionalità della condotta in ragione non soltanto dell'esiguo numero di volte in cui si è esaurito l'utilizzo della caldaia (appena tre nell'arco di altrettanti mesi), ma altresì della circostanza che la sua messa in funzione fosse preordinata non già allo smaltimento del polverino in legno ed al contestuale riscaldamento dello stabilimento industriale mediante il processo di combustione del materiale di scarto immessovi, bensì alla sola verifica del suo funzionamento prodromica ad un successivo collaudo ed alla sua conseguente futura utilizzazione, non risultando neppure che, al momento dell'eseguita ispezione, fosse collegato all'impianto di riscaldamento. La circostanza che si fosse trattato in tutte e tre le occasioni di una prova che, seppur funzionale al successivo utilizzo del bruciatore per lo smaltimento del polverino in legno, era rimasta tale stante l'esito della verifica ritenuto non appagante, esclude la configurabilità di una surrettizia utilizzazione dell'impianto fatto soltanto artatamente figurare come in fase prodromica al collaudo ed invece diretto ali' effettivo recupero e smaltimento dei rifiuti.

 

In difetto pertanto della condotta tipica integrante la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 256, primo d.L.gs. 152/2006 stante la contestazione svolta nei confronti dell'imputato di gestione abusiva di rifiuti, sub specie del recupero e smaltimento degli sfridi in legno derivanti dal ciclo produttivo, deve, in accoglimento del primo motivo ricorso del Valentini e del secondo motivo articolato dalla I. V. s.p.a., dichiararsi che il fatto non sussiste, con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata: invero il fatto storico, così come ricostruito, non è idoneo, come nella specie, ad essere sussunto nella fattispecie astratta, per la mancanza di un elemento costitutivo del reato (Sez. U, n. 37954 del 25/05/2011, Orlando, Rv. 250975).

 

(Omissis)

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