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Ambiente e G20: ancora un G niente?

In attesa di Glasgow i rappresentanti dei venti Paesi più potenti, ricchi e inquinanti del mondo sono dunque giunti ad un accordo (un “successo!) per cui per molti di loro entro il 2050 (ma senza alcuna cogenza) e forse entro il 2060 per paio tra loro (Russia e Cina, che però producono insieme più di un terzo delle emissioni di CO2 dell’intero pianeta), riusciranno a riequilibrare queste emissioni tra quelle prodotte e quelle eliminate nell’atmosfera.

Traduzione: un gruppo di Terminator (tra cui uno accusato di crimini contro l’umanità per aver mezzo distrutto l’intera foresta Amazzonica) promette che quando avranno circa 100-110 anni (ovviamente garantendo la medesima linea politica – v. Trump – per i prossimi 30 anni) salveranno il futuro dei nostri figli e del nostro intero ecosistema.

E questo sarebbe il successo? Aspettiamo Glasgow, ma dopo aver vissuto i vari “Rio”, “Kyoto”, “Parigi” and so on, non nutro grandi speranze.

Pensate, il primo Summit della Terra è stato quello di Rio: saranno passati 30 anni il prossimo giugno. Pensate cosa sarebbe successo se le promesse di allora fossero state mantenute!

Ma la pandemia ci ha almeno insegnato qualcosa? Tutti questi soldi che almeno in Europa (che comunque produce solo l’8% di emissioni) giungeranno per la “riconversione ecologica” saranno da traino a una vera e propria “rivoluzione ecologica” prima del disastro?

O si aggiungeranno anche qui altri utili idioti anti-scienza dicendo che anche questo è un bluff?

Impareremo a scegliere da che parte stare? Un piccolo esempio: continueremo a comprare ogni sciocchezza su Amazon senza riflettere un istante sul percorso di quelle merci e sulla montagna di CO2 che costa quel nostro pigro sfizio?

Ora tocca a Glasgow: finirà ancora a tarallucci e Whisky utilizzando la iconica Greta come simbolo dell’apertura al futuro?

Alla prossima settimana!

Stefano Maglia

s.maglia@tuttoambiente.it

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