Care/i web-lettrici/lettori,

Cui prodest?

Mi occupo di diritto ambientale da oltre trent’anni, e sempre più spesso ultimamente mi pongo la stessa domanda quando analizzo la gestione dei rifiuti nel nostro Paese, alla luce di alcune sciagurate prese di posizione osannate da pochissimi soggetti ai quali pongo la mia stessa domanda: a chi giova?

Mi limiterò a due esempi significativi.

Voci a specchio: gli unti del Signore per cui per dimostrare che un rifiuto non è pericoloso bisogna analizzare tutte le 50.000 sostanze pericolose esistenti, sulla base dell’ormai onnipresente e citato a capocchia “principio di precauzione”, strafottendosene e sbeffeggiando pareri ISPRA, Ministeriali e Ordini dei Chimici (ovviamente tutti schiavi degli inquinatori), si sono mai chiesti le conseguenze di questa interpretazione?

End of waste: gli estensori della catastrofica sentenza n. 1229/18 del CDS – sulla quale prossimamente pubblicherò un mio ampio commento – osannata per fortuna da quasi nessuno, che produce la sostanziale fine del riutilizzo dei rifiuti in Italia, ovvero della possibilità che da un rifiuto possa generarsi ancora una materia prima o un prodotto dopo una operazione di recupero, strafottendosene di note ministeriali, linee guida europee e persino – udite udite – della nuova dir. UE sull’economia circolare, si sono mai chiesti tutto ciò a chi giova?

Cui prodest?

Pensateci bene. Se sostanzialmente in caso di voci a specchio tutti i rifiuti sono di fatto pericolosi (col cavolo che pago migliaia di euro per far ricercare migliaia di sostanze su un rifiuto di cui so tutto e di cui sono responsabile!) e contemporaneamente a recupero non si va più perché le autorizzazioni delle regioni non valgono una mazza, la conseguenza naturale è che si deve andare solo a smaltimento in discarica di rifiuti pericolosi, considerando inoltre che tra pochi anni in discarica potranno andare al massimo il 10% dei rifiuti prodotti, alla faccia della gerachia della gestione dei rifiuti!

Tutto ciò giova in realtà solo alla gestione illegale dei rifiuti, alla criminalità ad essa collegata, a chi se ne strafotte di autorizzazioni ed analisi perché tanto non le richiederà mai, a chi gestisce discariche abusive e non. Pensateci bene. Qualcuno intervenga please. E presto.

Alla prossima settimana

Stefano Maglia

s.maglia@tuttoambiente.it

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