Cari web-lettori,

Caro ambiente ti scrivo.

Carissimo ambiente, un altro anno è andato.
Ormai misuro le tue stagioni normative con l’uscita del mio “Codice dell’ambiente”, che in questi giorni ha raggiunto la venticinquesima edizione.
Mi guardo indietro e ripasso in un attimo questo quarto di secolo ormai alle spalle, anche se per indole preferisco sempre guardare avanti, anche quando è davvero difficile. Come oggi.
Penso specialmente ai più giovani. A quelli che 25 anni fa non erano ancora nati. Sapete ragazzi, negli anni ’80 non c’erano solo gli Spandau Ballet e la 127. Nasceva anche una nuova visione “sostenibile” dell’economia e dell’ambiente che cominciava ad intravvedersi non più come limite, ma come risorsa, anche in mezzo ad emergenze e problemi che esplodevano in sede nazionale ed internazionale in tutta la loro drammaticità. Ozono, Seveso, Harrisburg, gas serra, inondazioni, crisi petrolifere, ecc. Era il post boom economico.
In pochi anni approvammo il decreto Galasso e le prime norme su VIA e danno ambientale, e persino tu venivi riconosciuto come bene giuridico autonomo, mentre persino la giurisprudenza cambiava registro e spingeva addirittura ad un riconoscimento costituzionale pieno della tutela ambientale e a livello internazionale il principio di precauzione conosceva le sue declinazioni in tema di attenzione ai cambiamenti climatici, elettrosmog, Ogm.
Sorgevano gruppi di giovani (me compreso!) che organizzavano iniziative e momenti di incontro per difendere il loro futuro, proponevano scelte energetiche alternative, vendevano nelle fiere le spille col “sole che ride” e i libri di Brown e Tiezzi, ipotizzavano la nascita del movimento verde.
E poi? Quel sole ha pian piano smesso di ridere. La nostra, la mia, generazione, figlia dell’insostenibile leggerezza dell’essere e, per la prima volta dopo secoli, senza guerre, ha pensato solo a se stessa. Al suo presente. Senza limiti. Senza lasciare le stesse speranze, le stesse opportunità, le stesse risorse, lo stesso futuro alle future generazioni.
Ecco. Guardando al domani sento forte questa responsabilità (colpa?), pur avendo dedicato una vita a te, caro Ambiente.
Penso ai miei figli, ai miei studenti. Lottate ragazzi. Cambiare si può, si deve. Anche se di ambiente non parla più nessuno. AssIEA è nata anche per questo.
Non siate ECOisti come noi.
Caro amico ambiente, tieni duro.
Fallo per loro, non per noi.

PS: Vi avevo promesso un regalo, no? A questa pagina potete scaricare su Amazon “Kyoto scaccia Kyoto”, il Diario ambientale del 2014 attraverso i miei editoriali!
PPS: Dimenticavo i soliti cadeau di fine anno: proroghe discaricheSISTRI e nuovo MUD (v. news). Mai un regalo originale!

BUON 2015! Al prossimo anno!

Stefano Maglia

s.maglia@tuttoambiente.it

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