Cari web lettori,

il DM 161 sulle terre e rocce (anzi, meglio, sui materiali di scavo) è sintomatico di come riusciamo spesso a pensare cose buone e farle male (o malissimo, v. SISTRI!).
Sul fatto che non solo per legge ma per logica si attendesse con ansia un provvedimento operativo per identificare e disciplinare correttamente le terre e rocce quali sottoprodotti nulla osta (anzi, un po’ qualcosa osta, visto che in nessun Paese europeo esiste un analogo provvedimento…) ma che si sia riusciti a fare un DM di “favor” (come scritto da tutti gli osservatori) per cui dal 6 ottobre – a prescindere da qualunque volume e dimensione prodotto – chiunque voglia muovere terra non come rifiuto debba predisporre un’iraddiddio di procedure (alla faccia della semplificazione!) di dubbia chiarezza ed utilità, mi sembra non il massimo. Non solo! Provate a capire con chiarezza assoluta che diavolo sono i materiali da riporto nella loro “eterogeneità” dopo la bellezza di ben due definizioni (e mezza) ed in attesa del prossimo decreto “semplificazioni” (comincio a temere quando leggo questa parola ad identificare una legge…”). E come si interfaccia tutta questa normativa con la disciplina della bonifica dei siti contaminati?
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Alla prossima settimana

Stefano Maglia

s.maglia@tuttoambiente.it
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