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sottoprodotto, questo sconosciuto?
Pochi giorni fa si è svolto nel nostro Centro Studi di Piacenza un riuscitissimo corso di formazione dedicato ai sottoprodotti di cui io ero il docente. Preparando l’iniziativa – e anche durante la medesima – mi sono sempre più convinto di un’amara realtà: nel settore ambientale, in particolar modo in “Rifiutiland”, qualunque potenziale opportunità riusciamo a trasformarla in nulla, grazie alla legge delle 5 i (immobilismo, ignoranza, incompetenza, ignavia, irresponsabilità) che domina incontrastata. Non esistono mezze misure: ecocriminali che sguazzano nelle zone “poco chiare” della normativa e i soliti Clint Eastwood restii a considerare qualunque novità che fuoriesca dal solito refrain del “command&control”, per cui chi prova a cercare una corretta e premiante gestione alternativa di uno scarto che allunghi la vita di un bene e di una risorsa diventa tout court un pericoloso criminale che tuttalpiù se la vedrà in Cassazione se avrà i soldi per gli avvocati.
A proposito di Cassazione. Mi sono studiato ed analizzato una cinquantina di sentenze per esteso (sono tutte in Premium): alcune sono davvero completamente fuorvianti lo spirito, la ratio e persino il significato di questo istituto. Prendiamo per esempio la condizione della “normale pratica industriale”: sulla scorta di una dottrina minoritaria e precedente alla riforma del 2008 in Europa e del 2010 in Italia, una famosa pronuncia (su 50!) che ha ipotizzato che “normale” vuol dire “minime” è diventata il caposaldo di controllori e di sceriffi vari. Basterebbe leggere lo Zingarelli (ma in ogni caso consiglierei la lettura dell’unico, vero riferimento interpretativo in materia, ovvero la Comunicazione interpretativa europea del 21.2.2007) per capire che “normale” significa “ordinaria e non anomala”. E ciò dovrà ovviamente essere dimostrato con “certezza”. Punto.
C’è poi ancora qualche somaro che pensa che ci sia bisogno di un’apposita autorizzazione dell’Arpa o della Provincia? Ma per favore. Ci sono dubbi? Bene, si faccia allora un bel DM interpretativo che aiuti a muoversi con più sicurezza in un mondo “nuovo”. Ma se stiamo aspettando da due anni e mezzo quello sulla preparazione per il riutilizzo non mi mostrerei molto ottimista.
La Germania da 10 anni usa come sottoprodotti persino le ceneri delle centrali a carbone mentre noi se portiamo come sottoprodotti le vinacce con cui abbiamo prodotto il vino ad un’azienda che ci fa la grappa dovremmo far Mud, registri, formulari per star tranquilli? E perché non il Sistri, allora?
A proposito di SISTRI, si avvicina la scadenza (3 marzo) con riferimento alla quale anche i numerosissimi produttori di rifiuti pericolosi avranno a che fare obbligatoriamente con esso. Per prepararsi con autorevolezza e competenza vi segnalo i due CORSI di formazione su “SISTRI (e dintorni”, a MILANO (29 gennaio) e a ROMA (13 febbraio). Docenti? Paolo Pipere ed io. E chi sennò?

Alla prossima settimana

Stefano Maglia                                                      

s.maglia@tuttoambiente.it

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