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brutto è bello?
Ultimamente è in auge un concetto trasversale di bellezza uber alles imperante, una sorta di “fighettismo” esasperato. Vince l’Oscar, è perennemente nei programmi politici, persino a Sanremo se n’è stra-sbrodolato e non c’è un politico/a-ministro/a new age e dalla carriera folgorante che non abbia l’aspetto ed il look più che gradevole. Una sorta di razzismo estetico imperante.
Anche rimanendo all’ambiente sento parlare (e pure poco) solo di paesaggio, bellezza, estetica. Mi sembra di tornare ai tempi del duce in cui si spingeva a vietare la distruzione delle sole bellezze naturali (cod. pen. 1930) e vincolare il mero “paesaggio” (legge Bottai del 39) per meri scopi turistico-economici-propagandistici e nulla più. Spero di sbagliarmi, ma del resto è da rilevare che non siamo riusciti in 66 anni nemmeno a modificare lo stesso art. 9 della Costituzione che parla solo di paesaggio appiattito ai beni culturali, cosa che ho sempre avversato.
Ma tant’è! La legge Galasso sui “beni” ambientali? La L. 349 dell’86 sul “bene ambiente”? Retaggi di un passato rottamabile. Vuoi mettere che schifo una zona umida o un fontanile anche se ricchissimi dal punto di vista ambientale? Magari mi sporco le Tods e mi si sgualcisce il tailleur! Parbleu! E poi chi ci vota? Viva l’edonismo twitteriano!
Alla grande bellezza preferisco da sempre la grande sostanza. E alla tutela del paesaggio preferisco la tutela dell’ambiente. Ma, si sa, tra pochi giorni faccio 56 anni. Sarei decisamente potenzialmente rottamabile anch’io con molti altri. Peccato che (Caterina Caselli docet) “nessuno ci può rottamare, nemmeno tu”.

Alla prossima settimana

Stefano Maglia                                                      

s.maglia@tuttoambiente.it

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