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Trasporto non autorizzato: quando è esclusa la particolare tenuità del fatto?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 29/08/2018
n. 39195

In tema di gestione non autorizzata di rifiuti, di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006, a prescindere dalla modestia del fatto e dalla sua scarsa offensività, è esclusa la sussistenza dei presupposti integranti la causa di non punibilità prevista dall'art. 131 bis cod. pen., in ragione sia della reiterazione nel tempo della condotta illecita (nella specie erano stati contestati ben sette trasporti), che integra una comportamento abituale, ostativo all'applicazione della causa di non punibilità, sia dell'entità dei rifiuti trasportati (14.780 kg. di metallo), fatto che, anche rapportato a un singolo trasporto, non merita l'appellativo di particolare tenuità.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con l'impugnata sentenza, resa all'esito di giudizio abbreviato, il tribunale di Cuneo condannava: F. G. alla pena di euro 1.800 di ammenda, in relazione al reato di cui all'art. 256, comma 1, lett. c) d.lgs. n. 152 del 2006, perché, senza essere iscritto a nessuna categoria dell'Albo Nazionale dei gestori Ambientali, nel corso del 2013 e fino all'H novembre 2013 effettuava sette conferimenti di rifiuti metallici alla M. F. di C., ditta avente ad oggetto raccolta e smaltimento rifiuti, vendendo complessivamente kg. 14.780 di metallo, ricavandone un corrispettivo di euro 3.077,80; M. P. alla pena di euro 2.000 di ammenda, in relazione al reato di cui all'art. 256, comma 4, d.lgs. n. 152 del 2006, perché, quale titolare della M. F. di C., nel corso del 2013 effettuava sette ritiri da G. F.per complessivi kg. 14.780 con emissione di autofattura e senza osservanza delle prescrizioni sui rifiuti.
2.Avverso l'indicata sentenza, propongono impugnazione entrambi gli imputati, a mezzo dei rispettivi difensori di fiducia.
3.L'impugnazione presentata nell'interesse di G. come "dichiarazione di proposizione di appello e contestuali motivi", indirizzata alla Corte d'appello di Torino, è affidata a tre motivi.
3.1.Con il primo motivo si invoca l'assoluzione nel merito, assumendo che il trasporto dei rottami di ferro sarebbe stato effettuato da personale della ditta M. F. di C..
3.2.Con il secondo motivo si chiede l'applicazione dell'art. 131bis cod. pen., stante l'esiguità del danno o del pericolo e considerando l'età avanzata dell'imputato.
3.3.Con il terzo motivo si lamenta l'eccessività della pena inflitta e la mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche, nonché si contesta la confisca del veicolo.
4.L'impugnazione presentata nell'interesse di M. P., pure indirizzata alla Corte d'appello di Torino, si articolare in tre motivi, con cui si contesta, nel merito, la penale responsabilità dell'imputato, e, in subordine, l'entità della pena inflitta. Peraltro, con atto depositato il 18 maggio 2016, il difensore, nonché procuratore speciale all'uopo nominato dall'imputato, rinunciava all'atto di appello, depositato il 19 dicembre 2015.

 

Considerato in diritto

 

1. In primo luogo va osservato che avverso l'impugnata sentenza, la quale ha inflitto la sola pena dell'ammenda, è esperibile solamente ricorso per cassazione, e tale deve qualificarsi, ai sensi dell'art. 568 cod. proc. pen., l'impugnazione proposta come appello da parte di entrambi gli imputati, avendone i requisiti di forma e di sostanza.
Invero, l'istituto della conversione della impugnazione previsto dall'art. 568, comma 5, cod. proc. pen., ispirato al princiP. di conservazione degli atti, determina unicamente l'automatico trasferimento del procedimento dinanzi al giudice competente in ordine alla impugnazione secondo le norme processuali e non comporta una deroga alle regole proprie del giudizio di impugnazione correttamente qualificato. Pertanto, l'atto convertito deve avere i requisiti di sostanza e forma stabiliti ai fini della impugnazione che avrebbe dovuto essere proposta (Sez. 1, n. 2846 del 08/04/1999 - dep. 09/07/1999, Annibaldi R, Rv. 213835), ciò che è ravvisabile nel caso in esame.

 

2.Il ricorso proposto nell'interesse di F. G. è manifestamente infondato.
2.1.Il primo motivo è inammissibile, perché articolato in fatto.
Invero il Tribunale ha accertato, sulla base delle dichiarazioni rese dal P., che il G. effettuò la parte iniziale del trasporto dei rifiuti metallici, poi concluso dal P., il quale caricò quei materiali dal furgone condotto dal G.. Essendo, in questa sede, preclusa la rilettura degli elementi probatori, il motivo è, perciò, inammissibile.

 

2.2.Pure manifestamente infondato è il secondo motivo.
Pur dando atto della modestia del fatto e della sua scarsa offensività, il Tribunale, tuttavia, ha logicamente escluso la sussistenza dei presupposti integranti la causa di non punibilità prevista dall'art. 131 bis cod. pen., agevolmente ricavabile sia dalla reiterazione nel tempo della condotta illecita, essendo stati contestati ben sette trasporti, ciò che integra una comportamento abituale, ostativo all'applicazione della fattispecie in esame, sia dall'entità dei rifiuti trasportati, per un totale di 14.780 kg. di metallo, fatto che, anche rapportato a un singolo trasporto, mediamente pari a circa 2.100 kg., non merita l'appellativo di "particolare tenuità".

 

2.3. Manifestamente infondate sono le censure relative al trattamento sanzionatorio.
Il tribunale, infatti, ha inflitto la pena di 1.800 euro di ammenda, che corrisponde al minimo edittale, ossia 2.600 euro, ridotta, diversamente da quanto opinato dal ricorrente, per l'applicazione delle circostanze attenuanti generiche. Si osserva, infine, che la confisca del veicolo utilizzato per il trasporto dei rifiuti è obbligatoria per legge, ai sensi dell'art. 260 ter, comma 5, d.lgs. n. 152 del 2006.

 

3.Il ricorso proposto nell'interesse di M. P. è inammissibile per intervenuta rinuncia, depositata nelle forme e nei modi di legge.

4.Essendo i ricorsi inammissibili e, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000) e tenuto conto, quanto al P., dell'intervenuta rinuncia a coltivare l'impugnazione, alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.
[omissis]

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