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Tra sottoprodotti e sottoconsulenti!

L’altro giorno mi sono imbattuto su Linkedin in un commento di una sedicente consulente ambientale la quale – sostanzialmente – invitava tutti coloro che volessero gestire i loro residui come sottoprodotti, ad affidarsi con tutta tranquillità ad un intermediario sottoprodotti (!?) che assorbirebbe completamente tutte le responsabilità per una eventuale ipotesi di gestione non autorizzata dei rifiuti! Se un mio studente all’università mi dicesse una cosa simile lo boccerei al volo.

Ma come si fanno a scrivere certe fesserie? Ma in particolare a consigliarle? E se qualcuno ci cascasse? E si beccasse un bel penale+231 per aver seguito certe indicazioni?

Tre riflessioni.

  1. L’istituto del sottoprodotto è una cosa seria, complessa e di difficile applicazione, anche se qualcosa si sta muovendo dopo oltre tre anni dal DM 264. Di straordinario rilevo per esempio l’inserimento del concetto di “simbiosi industriale” ad opera della ormai imminente riforma della parte IV TUA (in argomento segnalo il mio Corso da remoto su Sottoprodotti ed End of waste del 30 settembre);
  2. Purtroppo chiunque può spacciarsi per Consulente ambientale: basta un biglietto da visita. Affidatevi ai veri consulenti ambientali!
  3. Se poi volete diventare VERI esperti ambientali innanzitutto formatevi come si deve. Un consiglio (anche alla dottoressa)? Master ESPERTO AMBIENTALE (dal 14/10 all’11/11) da remoto. 30° edizione! Non so se mi spiego…

PS: Recovery found e ambiente…Quanti “founds” per l’ambiente? Speriamo sia la volta buona per impostare un vero New Green Deal! Ora o mai più…

Alla prossima settimana.

Stefano Maglia

s.maglia@tuttoambiente.it

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