È inammissibile per carenza di legittimazione ad agire il ricorso proposto da cittadini residenti, in qualità di intestatari di contratti di servizio idrico, in rappresentanza dell’intera collettività, qualora agiscano al fine di ottenere la tutela giurisdizionale di un interesse privo di specifica qualificazione e differenziazione. Infatti, in mancanza di specifiche e dirette conseguenze nella propria sfera giuridica, la salvaguardia della gestione del servizio idrico integrato rappresenta un interesse di mero fatto alla migliore gestione del servizio pubblico, la cui cura è demandata esclusivamente ai soggetti pubblici che dei cittadini sono enti esponenziali.
Così ha stabilito il TAR Sicilia (PA), sez. I, n. 3338 del 24 novembre 2022, in quanto nel caso di specie gli utenti non avevano dimostrato, se non con vaghe e generiche asserzioni legate ad un ipotetico aumento delle tariffe, quali specifiche e dirette conseguenze si verificherebbero nei confronti dei predetti e, quindi, dei cittadini residenti. In altre parole, i ricorrenti hanno tentato una sorta di azione popolare, non prevista dall’ordinamento se non in casi eccezionali, facendo valere un interesse di cui essi non erano titolari.
Sotto tale profilo, sebbene la giurisprudenza abbia riconosciuto ipotesi di legittimazione ad agire a soggetti collettivi che rappresentano interessi “diffusi” di “categorie” ben individuate (ovvero casi nei quali la personalità dell’interesse coincide con quello riferibile ad una determinata collettività di soggetti, che l’ente esponenziale rappresenta e si propone di tutelare), tale speciale legittimazione, collegata ad una finalità di tutela collettiva, deve trovare uno specifico fondamento normativo: invece, nel caso di specie non ricorre alcuna di tali ipotesi, in quanto ciascuno dei ricorrenti agisce in sostanza per il perseguimento di un interesse individuale, senza alcuna dimensione di tutela di interessi collettivi a cui l’ordinamento riconosce la speciale legittimazione ad agire appena ricordata.


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