L’ISPRA ha diffuso un importante contributo sulla classificazione dei rifiuti: si tratta dell’”Approccio metodologico per la valutazione della caratteristica di pericolo HP14 ‐ Ecotossico“.

In primo luogo, come precisato nella premessa, “la pericolosità di un rifiuto può derivare dalla sussistenza di una o più caratteristiche di pericolo, ognuna delle quali deve essere oggetto di opportuna valutazione ai fini dell’espletamento dell’intera procedura di classificazione”. Riprendendo la decisione 2000/532/CE e la Comunicazione della Commissione europea (2018/C 124/01) relativa agli “Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti”, l’ISPRA ribadisce che la fase di valutazione delle varie caratteristiche di pericolo segue quella di individuazione del codice all’interno dell’elenco europeo dei rifiuti. Individuato il codice EER, tre le fattispecie:

  1. il rifiuto è individuato esclusivamente da un codice non pericoloso, che non è accompagnato da una corrispondente voce specchio pericolosa. Esso è sempre classificato come non pericoloso in base all’origine e, come precisato nei citati orientamenti tecnici sulla classificazione, “non occorrono ulteriori valutazioni per decidere se detto rifiuto debba essere classificato come non pericoloso”;
  2. il rifiuto è individuato esclusivamente da un codice pericoloso (asteriscato), che non è accompagnato da una corrispondente voce specchio non pericolosa. Esso dovrà essere sempre classificato come pericoloso in base all’origine, e la ricerca delle caratteristiche di pericolo sarà necessaria ai fini della sua successiva gestione. Sul punto, i predetti orientamenti specificano che sarà necessario procedere con le fasi successive “al fine di determinare quali siano le caratteristiche di pericolo presentate dal rifiuto in questione, in quanto tali informazioni possono essere necessarie per adempiere le disposizioni di cui all’articolo 19, della direttiva quadro relativa ai rifiuti, concernente la corretta etichettatura dei rifiuti pericolosi”;
  3. il rifiuto è individuato da voci specchio, ossia da due o più voci tra loro correlate, di cui almeno una pericolosa ed almeno una non pericolosa. Ciò significa che esso può essere classificato come pericoloso o non pericoloso in funzione della sussistenza o meno di una o più caratteristiche di pericolo e occorrerà, quindi, procedere ad una valutazione più approfondita.

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Nella valutazione delle varie caratteristiche di pericolo, quindi anche per quanto riguarda la caratteristica di pericolo HP14, ISPRA specifica che “nell’ambito della procedura di classificazione e, in particolare, nella fase di acquisizione delle informazioni sulla composizione del rifiuto, la determinazione del quantitativo di una lega di un metallo puro presente in forma massiva può fornire utili indicazioni ai fini della valutazione della pericolosità del rifiuto dovuta al contenuto di composti pericolosi di quel dato metallo”. La nota metodologica prosegue illustrando i criteri di valutazione della caratteristica di pericolo, i valori limite e i valori di cut‐off per le sostanze aventi tossicità per l’ambiente acquatico.

Successivamente, in merito ai metodi di prova, viene precisato che “valgono le indicazioni riportate dall’allegato alla decisione 2000/532/CE, con particolare riferimento a quanto specificato dal punto 1 e dal punto 2, secondo trattino, del paragrafo “valutazione e classificazione”. Aggiunge, l’ISPRA, che, posta la necessità di metodologie specifiche per la matrice rifiuto, è senz’altro conforme al dettato normativo l’applicazione dei test stabiliti dal regolamento 2008/440/CE e che ai fini della valutazione della tossicità acquatica di un rifiuto risultano applicabili i seguenti metodi di cui alla parte C dell’allegato al predetto regolamento: metodo C.1. – Tossicità acuta per i pesci; metodo C.2. – Saggio di immobilizzazione acuta in Daphnia sp; metodo C.3. – Alghe di acqua dolce e ciano batteri, prova di inibizione della crescita oppure metodo C26 – Prove di inibizione della crescita di Specie di Lemna, oppure, se necessario, metodo C20 – Prova di riproduzione con Daphnia magna.

Infine, la nota riporta l’analisi delle procedure di verifica della caratteristica di pericolo e la definizione di un approccio metodologico, con tanto di esempi pratici, per poi arrivare a definire lo “schema decisionale per la valutazione della caratteristica di pericolo”.

 

Di questo tema tratteremo approfonditamente durante il Corso “Rifiuti pericolosi: come classificarli correttamente – Criticità, novità, metodiche analitiche, HP14, responsabilità, sanzioni“, che si terrà nelle edizioni di Bologna, il 27 settembre 2018, e Roma, il 18 ottobre 2018.

Info: formazione@tuttoambiente.it – 0523.315305


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