Roma, 29 luglio 2015, Comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente – “Di seguito il discorso tenuto dal ministro Galletti alla presentazione Annuario dati ambientali Ispra.
L’annuario dei dati ambientali Ispra rappresenta uno strumento importantissimo per un Paese che ritiene la risorsa ambiente una delle sue massime eccellenze e ne fa uno dei principali driver di sviluppo.
Dico sempre che su questo tipo di temi dobbiamo innanzitutto affidarci alla scienza, evitando un approccio “emozionale”, che spesso è allarmistico, non basato su dati di fatto accertati. Il lavoro dell’Ispra in questo senso è fondamentale e insostituibile. Ogni anno l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ci fornisce una “fotografia” seria e reale dello stato dell’ambiente nel nostro Paese, un punto di riferimento essenziale per analisi, riflessioni, interventi.
Un esempio di come sia possibile diffondere una informazione corretta e puntuale sui temi ambientali; una informazione ed una educazione ambientale capaci di viaggiare non solo sui canali tradizionali, ma anche su web e social media, raggiungendo così un pubblico molto più vasto.
Quest’anno, come sempre, la foto che l’Ispra ha scattato all’Italia è in “chiaroscuro”, ci sono aspetti negativi che si perpetuano, ma mi pare di poter dire che esiste un generale trend positivo che è segnalato da molti indicatori e che ci restituiscono l’immagine di un paese certamente problematico, ma che sta affrontando con impegno e buoni risultati i principali nodi ambientali. Ovviamente non penso minimamente che ci sia da adagiarsi sugli allori, anche perché di allori non ce ne sono. Si tratta semmai di trarre dai segnali positivi stimolo per un impegno ancora maggiore. Se si lavora i risultati si vedono, quindi dobbiamo lavorare di più.
Venendo ai dati del 2014, che stamattina vi saranno illustrati in maniera dettagliata, solo qualche cenno sugli elementi che mi hanno colpito di più.
Parto dai cambiamenti climatici. L’Ispra certifica che sul taglio dei gas serra l’Italia ha fatto, come si usa dire adesso, “i compiti a casa”, tagliando rispetto al ’90 le emissioni di oltre il 16%. Sappiamo di avere un settore delle rinnovabili fra i più forti d’Europa che da un contributo ai consumi elettrici che arriva in certi periodi al 40%.”. (GG)


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