Roma, 26 gennaio 2016, Comunicato stampa del Ministero dell’ambiente – “AUDIZIONE MINISTRO DELL’AMBIENTE GIAN LUCA GALLETTI in Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti
Signor Presidente,Onorevoli Parlamentari,
accolgo con piacere l’invito che mi è stato rivolto a relazionare dinanzi questa commissione. Credo che le problematiche sollevate esigano la massima chiarezza nella veicolazione delle informazioni, soprattutto a livello istituzionale, e la massima trasparenza.
Cercherò, tenuto conto della complessità dei temi da affrontare e del tempo a disposizione, di delineare un quadro esauriente della situazione attuale e delle criticità connesse, mettendo a disposizione di questa Commissione un ampio allegato con tutti gli interventi di bonifica compiuti e le risorse stanziate.
Se posso riassumere in due macrotemi gli argomenti che mi chiedete di affrontare, credo che fare le bonifiche e rendere virtuosa la gestione dei rifiuti siano due priorità imprescindibili per un Paese che possa dirsi civile e che voglia guardare a un futuro di crescita. Significa, mi sia consentito, lasciarsi alle spalle un passato fatto di abuso, quando non di sfregio del territorio, risanando le ferite ancora spesso drammaticamente aperte. Significa anche trasformare un problema – lo smaltimento dei rifiuti, in passato (e in alcune aree del paese ancora oggi) affrontato scaricando spazzatura nelle discariche e innescando sovente un nuovo ciclo di inquinamento in un’opportunità di sviluppo, con il recupero dei materiali, il loro riciclo e riuso, la loro trasformazione in energia.
Su questi due temi non è mai mancata, fin dal primo giorno, la grande determinazione del governo. Perché se da una parte abbiamo affrontato i problemi del territorio con la consapevolezza delle difficoltà, dei ritardi da colmare, dei danni enormi che ha determinato per troppo tempo l’assenza di una vera cultura del rispetto dell’ambiente, dall’altra lo abbiamo fatto con la speranza e l’impegno di chi crede fermamente che si possa invertire finalmente la rotta, che restituire agli italiani una migliore qualità ambientale non sia solo una sfida possibile, ma innanzitutto un dovere morale. Lo abbiamo fatto con un lavoro capillare e quotidiano che ora vi documenterò.
Credo e spero dunque che il confronto di oggi possa essere l’occasione, oltre che di alzare il livello di attenzione, anche di rafforzare la sinergia tra il Governo e il Parlamento su questioni tanto importanti e tanto delicate per la vita dei cittadini.
STATO DELLE BONIFICHE DEI SIN
Prima di passare all’esame delle singole questioni, voglio evidenziare il lavoro che è stato compiuto in questi due anni sulle bonifiche.
I numeri ci dicono che abbiamo impresso una forte accelerazione nei Siti d’Interesse Nazionale. Dal primo gennaio 2014 ad oggi, sono stati approvati 99 progetti di bonifica e 10 decreti di autorizzazione di avvio lavori. Oltre il quadruplo, rispetto all’intero 2013.
Sono state indette 183 Conferenze dei Servizi , di cui 100 istruttorie, 80 decisorie e 3 conferenze di servizi per la riperimetrazione: un totale di quasi una al giorno. Le conferenze hanno esaminato progetti di interventi di bonifica per circa 2.673 ettari. L’attività svolta ha consentito di completare le caratterizzazioni in alcuni SIN, di incrementare del 65% rispetto al 2013 le percentuali sia delle aree a terra per le quali sono stati approvati progetti di bonifica. Il frutto di questo lavoro è un dato che dice molto: le aree liberate e restituite agli usi legittimi sono passate da 1.482 ettari del 2013 a 8.102 ettari.
E’ un risultato che abbiamo potuto raggiungere puntando sulla semplificazione dei procedimenti di competenza, cercando sempre un ampio coinvolgimento dei diversi enti territoriali interessati e un’intensa interlocuzione con le aziende.
E’ chiaro a tutti che il lavoro resta molto lungo e difficile. E che per prima cosa vanno rimosse quelle lentezze e quelle disattenzioni che oggi rendono gli interventi sul territorio ancor più complicati.
Potrei citare ad esempio la scarsa partecipazione di alcune Regioni alle Conferenze dei Servizi, ma soprattutto i gravi ritardi nell’emissione dei provvedimenti di competenza – a partire dalle valutazioni d’impatto ambientale – senza le quali il ministero non può emettere i decreti di approvazione dei progetti di bonifica.
Vado dunque nello specifico degli interventi.
Attività del Ministero, esame progetti, stato di avanzamento bonifiche nei SIN di Pioltello Rodano, Laghi Mantova, Brescia, Bussi, Cogoleto, Bagnoli, Manfredonia e Brindisi.
Con riferimento ai Siti di Interesse Nazionale oggetto dell’audizione, al fine di dare un’idea più chiara sullo stato di avanzamento dei procedimenti in questione, fornirò qualche dato percentuale sugli interventi effettuati sulla aree a terra oggetto di caratterizzazione, di messa in sicurezza e sulla relativa approvazione di progetti di bonifica:

  • Pioltello Rodano: la percentuale delle aree caratterizzate é pari al 98%; la percentuale delle aree con progetto messa in sicurezza/bonifica (approvato in Conferenza di Servizi decisoria) é pari al 93%, e la percentuale delle aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato con decreto) é pari al 37%;
  • Laghi di Mantova: la percentuale delle aree caratterizzate é il 60%; quella delle aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato in Conferenza di Servizi decisoria) è pari al 30%, la percentuale delle aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato con decreto) è pari al 3%;
  • Brescia: come aree caratterizzate siamo al 31%; la percentuale delle aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato in Conferenza di Servizi decisoria) è pari al 15%, e la percentuale delle aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato con decreto) è pari al 12%.
  • Bussi: su questo SIN, segnalo che la percentuale delle aree caratterizzate, per la parte di competenza del Ministero dell’Ambiente, è pari al 35%;
  • Bagnoli: qui siamo a un’alta percentuale delle aree caratterizzate, pari al 94%; stessa percentuale delle aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato in Conferenza di Servizi decisoria), cosi come le aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato con decreto) corrispondono al 94%;
  • Manfredonia: la percentuale delle aree caratterizzate è pari al 100%; la percentuale delle aree con progetto messa in sicurezza/bonifica (approvato in Conferenza di Servizi decisoria) è pari al 6%, e le aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato con decreto) è pari al 6%;
  • Brindisi: la percentuale delle aree caratterizzate è pari al 39%; la percentuale delle aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato in Conferenza di Servizi decisoria) è pari al 12%, e la percentuale delle aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato con decreto) è pari all’ 8%.
  • Cogoleto: la percentuale delle aree caratterizzate è pari al 100%; la percentuale delle aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato in Conferenza di Servizi decisoria) è pari al 72%, e le aree con progetto di messa in sicurezza/bonifica (approvato con decreto) è pari al 22%;

Per lo stato di aggiornamento sulle attività relative al SIN di Cogoleto, per il quale è attiva una gestione commissariale e per gli approfondimenti relativi ai suddetti SIN si rimanda alle schede fornite in allegato.
Problematiche su gestioni commissariali dei SIN
Allo stato, oltre alle attività poste in essere dal Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto Dott.ssa Vera Corbelli, sulle quali questa Commissione è stata ampiamente aggiornata direttamente da quest’ultima, esistono gestioni commissariali nei seguenti Siti di Interesse Nazionale: Cogoleto, Bussi, Bagnoli e Brescia. Si ricorda anche che, in attuazione del decreto legge n. 145 del 2013 anche per il SIN di Crotone, analogamente a Brescia, è prevista la nomina di un commissario straordinario. Ad oggi la nomina non è stata ancora perfezionata.
Con specifico riferimento al SIN di Cogoleto, ricordo che con Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 5 dicembre 2006, è stato nominato il Commissario Delegato per il superamento dello stato di emergenza. Pertanto, gli interventi di messa in sicurezza di emergenza, caratterizzazione e bonifica del SIN sono attuati dallo stesso Commissario delegato. La decretazione dello stato di emergenza di cui al d.P.C.M. del 23 novembre 2006, oggetto di diverse proroghe, prevedeva il termine di cessazione del 31 dicembre 2015; allo stato, il Commissario opera in regime di prorogatio destinata a scadere il 15 febbraio. Pertanto, in considerazione alla grave situazione ambientale esistente nello stabilimento “Stoppani” sito nel comune di Cogoleto, è stato presentato un emendamento governativo al c.d. decreto legge “proroga termini”, volto appunto a prorogare lo stato d’emergenza al 31 dicembre 2016.
Appare inoltre opportuno segnalare che il Commissario delegato, di concerto con il Ministero dell’ambiente, ha avviato i procedimenti in danno al soggetto inadempiente e che il Tribunale di Milano in data 5 febbraio 2015 ha ammesso il Ministero dell’Ambiente e il Commissario delegato al passivo fallimentare per l’ammontare richiesto di euro 1.607.212.755,31 oltre interessi legali alla data del decreto.
Bussi
Quadro normativo e amministrativo di riferimento.
L’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3614 del 4 ottobre 2007, ha conferito al Commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti necessari per il superamento della situazione di emergenza socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno anche l’incarico su Bussi. Questo provvedimento nasce con l’obiettivo di porre in essere ogni iniziativa per superare il nuovo sopravvenuto contesto critico relativo alla discarica abusiva in località Bussi.
Nel 2011, come è noto – ai sensi del decreto legge n. 225 del 2010 (c.d. proroga termini) – il Commissario delegato è stato incaricato di avviare, entro il 30 giugno 2011, la bonifica del sito di interesse nazionale di “Bussi sul Tirino” come individuato e perimetrato con decreto del Ministero dell’Ambiente del 29 Maggio 2008, con interventi di bonifica e messa in sicurezza da attuare prioritariamente sulle aree industriali dismesse e siti limitrofi, al fine di consentirne la reindustrializzazione.
Nel 2012 – ai sensi dell’art. 34, comma 5, del decreto legge n. 179 del 2012 (il cosiddetto decreto crescita 2.0) – il Commissario delegato è stato autorizzato a proseguire le sue attività fino al completamento degli interventi previsti.
Successivamente, con Ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile, n. 118 del 30 settembre 2013, al fine di completare gli interventi relativi alla bonifica del sito inquinato di interesse nazionale Bussi sul Tirino, è stato disposto che il Commissario delegato – fino ad aprile 2016 – provvede con le risorse disponibili sulla contabilità speciale n. 3911 che rimane al medesimo intestata.
Da ultimo, tenuto conto dell’esigenza di accelerare il processo di definizione degli interventi, con legge di Stabilità 2016, è stato nuovamente disciplinato lo svolgimento delle attività finalizzate alle attività di bonifica e messa in sicurezza del Sito di Interesse Nazionale “Bussi sul Tirino”; in particolare si è intervenuto sulla gestione commissariale, fissandone il termine al 30 giugno 2016 e disponendo al contempo che il Capo del Dipartimento della Protezione civile disciplini la cessazione delle funzioni e dell’attività del Commissario delegato in argomento, nonché la chiusura della relativa contabilità speciale, allo scadere del predetto termine. Al riguardo, inoltre, si prevede che eventuali risorse residue presso la citata contabilità speciale saranno versate al bilancio del Ministero dell’ambiente per essere utilizzate, in base ad apposito accordo di programma tra il citato ente territoriale e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per gli interventi di bonifica del SIN “Bussi sul Tirino”.
Il superamento della gestione commissariale comporterà risparmi di spesa e consentirà un proficuo reimpiego delle risorse eventualmente rimaste inutilizzate mediante lo strumento dell’accordo di programma, per il quale il Ministero dell’Ambiente sarà direttamente parte attiva.
Chiarito il quadro normativo e amministrativo entro cui si inserisce l’intervento, aggiungo alcune informazioni sulle aree dello stabilimento industriale di Bussi.

  • in riferimento alle aree esterne e all’area interna ex Medavox – si fa presente che il Commissario delegato (con nota del 14 Maggio 2015) ha determinato di assumere la titolarità e responsabilità del procedimento di approvazione dei progetti (che ha fatto predisporre) e di autorizzazione dei relativi interventi di bonifica e messa in sicurezza. Conseguentemente, in data 15 Giugno 2015, lo stesso Commissario ha presieduto una Conferenza di servizi, presso la sede della Regione Abruzzo in L’Aquila, che ha approvato i progetti preliminari riguardanti la reindustrializzazione dell’area ex Medavox di Bussi sul Tirino (area interna allo stabilimento) e gli interventi di bonifica Aree esterne Solvay in Bussi sul Tirino. Entrambi i progetti sono stati redatti dalla struttura tecnica del Commissario medesimo. La competente direzione del mio Ministero, in relazione a questi progetti, ha inviato le proprie osservazioni e prescrizioni con note del 19 Maggio 2015 e del 12 Giugno 2015, con allegati i pareri di ISPRA e ISS. Tuttavia, nel verbale della citata Conferenza locale, trasmesso dal Commissario con nota del 1 Luglio 2015, non vi sono riferimenti alle prescrizioni formulate dalla struttura di assistenza tecnica del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e da ISPRA. Su questo le strutture tecniche del Ministero chiederanno aggiornamenti allo scopo di garantire il necessario coordinamento tra gli interventi di competenza del Commissario e quelli di competenza del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
  • In merito alle misure di prevenzione sulle aree esterne site a monte dello stabilimento industriale, sono pervenute a questo Ministero note del Commissario delegato – nelle quali il Commissario chiede a Solvay – la sospensione dell’esecuzione del capping, in quanto sostanzialmente incompatibile con gli interventi progettati dalla struttura commissariale. La competente Direzione del Mio Ministero, dando riscontro alle note del Commissario, ha evidenziato che la finalità delle misure di prevenzione è quella di impedire la diffusione della contaminazione – nelle more del completamento degli interventi di bonifica delle aree – e che la sospensione, anche solo parziale, di queste misure è giustificabile solo se l’effettiva esecuzione degli interventi di bonifica è incipiente. La direzione ha, inoltre, sottolineato che la società Solvay non può, in ogni caso, essere deresponsabilizzata rispetto alla mancata o alla ritardata esecuzione di interventi di prevenzione posti in capo al soggetto obbligato ai sensi degli artt. 242 e 252 del Dd.lgs.152/06 così come già evidenziato alla società medesima con nota del 4 febbraio 2014. Infine, anche alla luce della comunicazione da parte del Commissario in ordine alla tempistica relativa agli interventi di bonifica dell’area “discariche 2Ae 2B” (appalto entro giugno 2016, esecuzione in 810 gg) Solvay ha comunicato la volontà di procedere con l’esecuzione del capping e di non prestare acquiescenza all’iniziativa Commissariale senza che il sito sia passato prima in mano pubblica.

Inoltre, in merito all’area occupata dalla discarica sita in località TreMonti il Commissario delegato ha adottato, in sostituzione ed in danno alla proprietaria Montedison (oggi Edison) e nelle more degli interventi di bonifica dell’intera area, interventi di messa in sicurezza e di caratterizzazione.
Da ultimo, si segnala che ARTA Abruzzo a settembre 2015 ha evidenziato che il sistema di messa in sicurezza e di caratterizzazione messo in atto dal Commissario non è funzionale a garantire il confinamento della contaminazione delle acque sotterranee, visti i superamenti per solventi clorurati ed altri parametri rilevati a maggio 2015 in campioni di acque di piezometri posti a valle della discarica. Al riguardo, nonostante i diversi solleciti da parte del Ministero, non è pervenuta alcuna delle informazioni richieste al Commissario in ordine ai risultati della caratterizzazione, né altre indicazioni sulle iniziative intraprese al fine di contrastare/impedire la diffusione della contaminazione sia sotto il profilo sanitario sia sotto quello ambientale.
Bagnoli
Come è noto – l’art. 33 del decreto legge n. 133 del 2014 (c.d. sblocca Italia), ha individuato il SIN di Napoli Bagnoli-Coroglio quale area di rilevante interesse nazionale, prevedendo, al contempo la nomina di un Commissario straordinario e di un soggetto attuatore (Invitalia) cui sono attribuiti i compiti per il risanamento ambientale e la rigenerazione urbana del Sin in questione.
A settembre 2015 (DPCM del 3 settembre 2015) è stato nominato il Commissario straordinario.
A ottobre 2015 (DPCM del 15 ottobre 2015) è stata istituita la prevista cabina di regia che si è insediata il 1° dicembre 2015, sotto la Presidenza del Sottosegretario De Vincenti. A riguardo, si segnala che il d.l. 25 novembre 2015 n. 185, convertito dalla legge n. 9 del 2016, per l’attuazione di una prima fase del programma di bonifica ambientale e di rigenerazione urbana dell’area di rilevante interesse nazionale nel comprensorio di Bagnoli-Coroglio, ha disposto l’immediato trasferimento al Soggetto attuatore di € 50 milioni per l’anno 2015.
Brescia
Con decreto interministeriale del 17 giugno 2015 è stato nominato il Commissario straordinario delegato a cui sono stati attributi i poteri necessari per coordinare, accelerare e promuovere la progettazione degli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica nel Sito contaminato di Interesse nazionale “Brescia – Caffaro”. L’incarico decorre dalla data di registrazione del decreto e ha durata di 24 mesi. Le strutture tecniche del Mio Ministero, ferme restando le specifiche competenze e poteri spettanti al Commissario, hanno avviato da subito delle interlocuzioni al fine di favorire la più ampia sinergia e il coordinamento degli interventi.
Quadro riassuntivo bonifiche regione Campania
Compensazioni ambientali
Il mio Ministero, oltre che sui Siti di bonifica di Interesse nazionale (SIN), è impegnato nell’attuazione di interventi di messa in sicurezza e bonifica in territori della Regione Campania, nell’ambito dell’Accordo di“Programma strategico per le compensazioni ambientali nella Regione Campania”, del 18 luglio 2008 e Atto modificativo dell’8 Aprile 2009, del valore complessivo di 282 milioni di euro, cofinanziato dal Ministero dell’ambiente per un importo pari a 141 milioni e dalla Regione Campania per la stessa cifra.
L’Accordo è finalizzato alla realizzazione di interventi a titolo di compensazione ambientale in quei Comuni campani (in totale sono 39) che sono stati coinvolti dalla realizzazione o dall’esercizio degli impianti a vario titolo destinati alla gestione e al superamento dell’emergenza rifiuti; Nell’ambito di tale Accordo – che prevede interventi nei settori delle bonifiche, idrico-fognario-depurativo, della difesa del suolo e della riqualificazione urbana – il Ministero dell’ambiente finanzia interventi di messa in sicurezza/bonifica di discariche e siti di stoccaggio rifiuti e rimozione di rifiuti abbandonati, per circa € 60 milioni. Tali interventi, tuttora in corso di attuazione, sono progettati e realizzati tramite Sogesid S.p.A, società in house del ministero.
Attività di competenza dell’ufficio commissariale (Area Vasta di Giugliano in Campania e Laghetti di Castelvolturno).
Sono in corso attività di messa in sicurezza e bonifica dell’Area Vasta di Giugliano in Campania (NA) e dei Laghetti di Castelvolturno (CE) che, fino al 31 dicembre 2015, sono state condotte dal Commissario delegato, mediante la Società Sogesid. Ciò in forza di una specifica Convenzione, stipulata in data 07 ottobre 2010 tra Ministero, la Regione Campania, il Commissario Delegato e la stessa Sogesid Spa. Al riguardo, si precisa che le risorse finanziate ammontano a 39,5 milioni di euro e riguardano risorse residue derivanti da precedenti gestioni commissariali.
Le attività previste, in particolare, riguardano la caratterizzazione, progettazione e realizzazione di interventi di messa in sicurezza e bonifica sulle aree nel territorio del Comune di Giugliano in Campania identificate comeex-RESIT, Area Vasta in località Masseria del Pozzo-Schiavi, area Novambiente, nonché l’Area dei Laghetti di Castelvolturno.
Come già evidenziato, i poteri del Commissario delegato sono cessati il 31 dicembre 2015; conseguentemente il Commissario ha provveduto a trasmettere una relazione di fine mandato, esplicativa delle attività svolte, in corso e programmate e, parimenti, la Sogesid S.p.A. ha fornito una relazione delle attività convenzionali al dicembre 2015. Ad ogni modo, si fa presente che il termine finale delle attività previste dalla Convenzione è fissato al 31 dicembre 2016.
Pertanto, il Dipartimento della Protezione Civile ha avviato la necessaria interlocuzione con la Regione Campania per l’emanazione di una Ordinanza di protezione civile, al fine di regolare il subentro dell’Agenzia regionale campana per la difesa del suolo (ARCADIS) nelle iniziative in questione.
Risorse finanziarie per il Sin “Napoli Orientale”
Le risorse pubbliche stanziate per gli interventi di caratterizzazione/messa in sicurezza e bonifica per il Sito di Interesse Nazionale di Napoli Orientale ammontano a circa € 103 milioni, di cui € 50 milioni stanziati dal Ministero dell’ambiente e € 53 milioni stanziati dall’Autorità Portuale di Napoli per l’intervento di Progettazione e realizzazione degli interventi di bonifica dell’area portuale.
Con particolare riferimento alle iniziative assunte dal Ministero, il 15 novembre 2007 è stato sottoscritto un Accordo di Programma per la definizione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree comprese nella perimetrazione del SIN in questione tra il Ministero dell’Ambiente, il Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque, la Regione Campania, la Provincia di Napoli, il Comune di Napoli e l’Autorità Portuale di Napoli.
Le finalità dell’accordo sono:

  • la progettazione della Messa in sicurezza delle acque di falda;
  • la bonifica dei suoli e delle falde delle aree pubbliche;
  • la bonifica dei suoli e delle falde delle aree private in sostituzione e in danno dei soggetti privati inadempienti;
  • la bonifica degli arenili e dei sedimenti delle acque marino costiere.

Nell’ambito di tale Accordo di Programma e della Convenzione stipulata in data 09 aprile 2008 tra Ministero dell’Ambiente, Regione Campania, Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque e Sogesid SpA, quest’ultima è stata incaricata ad effettuare la progettazione degli interventi relativi alla falda acquifera del SIN di Napoli Orientale, con un progetto unitario che tenga conto anche degli interventi di messa in sicurezza già in atto o da attuare, predisposti dalle aziende insediate nel SIN.
Il “Progetto definitivo degli interventi di messa in sicurezza d’emergenza e bonifica della falda acquifera” è stato quindi trasmesso dalla Sogesid nel settembre 2015 e discusso nella Conferenza di Servizi istruttoria del 07 ottobre successivo e nella riunione tecnica del 2 novembre 2015. Si resta in attesa delle integrazioni richieste in tali sedi, ai fini della approvazione del progetto nella prossima conferenza di servizi decisoria utile.
Per quanto concerne i dati relativi al SIN “Napoli Orientale”, si informa che sul sito del Ministero dell’Ambiente, nella sezione appositamente dedicata alle attività della Divisione Bonifiche e Risanamento (www.bonifiche.minambiente.it) sono disponibili, per il sito in questione, i verbali delle conferenze di servizi istruttorie e decisorie, i verbali delle riunioni tecniche i decreti di Bonifica redatti, l’Accordo di Programma Quadro e le Convenzioni stipulate. Sono quindi disponibili le notizie sullo stato di avanzamento dei singoli interventi di bonifica e messa in sicurezza per la pubblica consultazione.
Con l’accordo di programma del 15 novembre 2007, è stato previsto lo stanziamento delle seguenti risorse, a copertura degli interventi prioritari ivi previsti:

  • 7 milioni di euro a valere sul Programma Nazionale di Bonifica e Ripristino Ambientale (D.M. n. 468/01);
  • 3 milioni di euro a valere sul “Fondo Unico Investimenti”;

I 10 milioni citati, interamente trasferiti al Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque, risultano parzialmente utilizzati per la sottoscrizione di due distinte convenzioni attuative, rispettivamente in data 21 dicembre 2007 con ICRAM (ora ISPRA) per un importo di € 560.000,00 e in data 9 aprile 2008 con Sogesid spa per un importo di € 3.000.000,00. Dalle informazioni in possesso del Ministero dell’ambiente, consta che le risorse previste nella Convenzione con ISPRA sono state interamente erogate all’Istituto, mentre quelle previste nella Convenzione con Sogesid sono state erogate per un importo di circa 1,2 milioni di euro.
Ulteriori risorse stanziate con l’accordo citato sono:

  • 25 milioni di euro a valere sulle risorse della Regione Campania (Programmazione Unitaria POR FESR 2007/2013); tali risorse non sono più disponibili in quanto il Comune di Napoli non ha impegnato e speso tali risorse entro il termine di scadenza previsto del 31.12.2015;
  • 35 milioni di euro, a valere su risorse del Ministero dell’Ambiente – Transazioni/danno ambientale. Allo stato sono disponibili oltre 12 milioni di euro, interamente trasferiti in quota parte alla Regione Campania per € 573.000,00 e al Comune di Napoli € 11.494.716,98.

Da ultimo si segnala che, allo scopo di completare gli interventi di messa in sicurezza e bonifica della falda acquifera sul Sito, il Comune di Napoli ha rappresentato l’esigenza di reperire ulteriori risorse finanziare per circa € 30 milioni. La richiesta di finanziare l’intervento a valere sulle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014/2020 è stata avanzata dal Ministero dell’Ambiente con nota del 07.08.2015 ai competenti Uffici della Presidenza del Consiglio dei Ministri.


RIFIUTI
Stato di attuazione del Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti.
Secondo quanto previsto dalla Direttiva 2008/98/CE sui rifiuti, il Ministero dell’Ambiente ha adottato il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, il cui scopo è quello dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti.
Il Programma è impostato su misure di carattere generale tra cui rientrano la produzione sostenibile, il Green Public Procurement per le pubbliche amministrazioni, il riutilizzo, l’informazione e sensibilizzazione, gli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione, nonché la promozione della ricerca Il Programma prevede, inoltre, alcune misure specifiche di prevenzione su particolari flussi di prodotti/rifiuti ritenuti prioritari: rifiuti biodegradabili, rifiuti cartacei, rifiuti di imballaggio, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti da costruzione e demolizione. Individua, oltre alle misure, anche gli strumenti di attuazione delle stesse ed i relativi indicatori.
Come indicatore per gli obiettivi del Programma è stato scelto il rapporto tra la produzione di rifiuti rapportata e l’andamento del Prodotto Interno Lordo, poiché la produzione dei rifiuti è legata a fattori socioeconomici e la semplice riduzione della produzione non si traduce in una maggiore efficienza del sistema. Sulla base dei dati rilevati dall’ISPRA, gli obiettivi di prevenzione fissati dal Programma nazionale al 2020 sono:

  • riduzione del 5 % della produzione di rifiuti urbani per unità di PIL;
  • riduzione del 10 % della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di PIL;
  • riduzione del 5 % della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di PIL.

Il Programma prevede che ISPRA si occupi del monitoraggio dei risultati.
Ebbene, per quanto riguarda i rifiuti urbani, nel 2014, la produzione nazionale si attesta a circa 29,7 milioni di tonnellate, facendo rilevare una crescita di 83 mila tonnellate rispetto al 2013 (+0,3%). Tale incremento, sebbene di entità ridotta, evidenzia un’inversione di tendenza rispetto al trend rilevato nel periodo 2010-2013, in cui si era osservata una riduzione complessiva della produzione di circa 2,9 milioni di tonnellate (-8,9%).
Per la verifica dell’efficacia delle misure intraprese, il Programma individua la produzione dei rifiuti urbani per unità di PIL come uno dei parametri oggetto di monitoraggio.
Nonostante l’inversione di tendenza registrata nella produzione di rifiuti urbani, per il periodo 2010-2014, il rapporto tra RU (Rifiuti urbani) e PIL mostra comunque una riduzione percentuale pari al 4,6% a fronte dell’obiettivo di riduzione del 5% per il 2020.
Per quanto riguarda i rifiuti speciali, la produzione nazionale, si è attestata, nel 2013, a 131,6 milioni di tonnellate, mostrando, rispetto al 2012, un calo di 1,7 milioni di tonnellate (-1,4%). Anche per i rifiuti speciali, il Programma nazionale fissa obiettivi di prevenzione da conseguire entro il 2020, rispetto ai valori registrati nel 2010, tenendo conto dell’andamento del PIL. Dal confronto dei dati del 2013 con quelli del 2010, si ottiene una variazione percentuale della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di PIL pari a -3%. Sebbene tale riduzione non corrisponda ancora all’obiettivo posto dal programma (-5% al 2020), l’arco temporale a disposizione ci fornisce margini di ottimismo sul raggiungimento dell’obiettivo. C’è il massimo impegno su questo.
Per quanto riguarda la produzione di rifiuti speciali pericolosi, la produzione nazionale, nel 2013 è stata pari a quasi 8,7 milioni di tonnellate, con un calo del 2,6% rispetto al 2012, corrispondente a 228 mila tonnellate. La correlazione con il PIL nel periodo 2010-2013 mostra una riduzione della produzione di rifiuti per unità di PIL del 3,6%, ancora non in linea con gli obiettivi fissati dal Programma (-10% al 2020).Tuttavia anche in questo caso, tenuto conto dell’arco temporale a disposizione, siamo ottimisti sul raggiungimento dell’obiettivo alla scadenza.
In generale, si ritiene che gli andamenti degli indicatori siano stati influenzati dalla congiuntura economica del periodo considerato, che si è caratterizzato per una consistente riduzione dei consumi delle famiglie e per una contrazione dell’economia nazionale, a cui si è associata una conseguente riduzione della produzione dei rifiuti. Tale aspetto rende attualmente difficilmente interpretabili gli indicatori che potranno, probabilmente, fornire maggiori indicazioni quando saranno disponibili i dati relativi a un arco temporale più lungo.
Sebbene il Programma Nazionale preveda che le Regioni integrino entro un anno la loro pianificazione territoriale con le indicazioni contenute nel Programma nazionale, in base al monitoraggio effettuato da ISPRA risulta che molte regioni non hanno ancora adottato uno specifico programma di prevenzione dei rifiuti. Molto spesso il programma è inserito come sezione/capitolo nel Piano di gestione dei rifiuti, oppure sono previsti specifici progetti o singole iniziative di riduzione dei rifiuti. In altri casi, i programmi di prevenzione sono stati predisposti antecedentemente all’adozione del Programma Nazionale.
Al fine di assicurare la trasparenza e la condivisione del Programma di prevenzione, con decreto del direttore generale della Direzione per i rifiuti e l’inquinamento del 16 dicembre 2015 è stato istituito, presso il Ministero dell’Ambiente, il Tavolo di lavoro permanente previsto dal Programma stesso. Il tavolo coinvolge i soggetti pubblici e i portatori di interesse attivi nell’attuazione delle misure previste dal Programma e ha il compito di effettuare il monitoraggio dell’attuazione del Programma nazionale e dei programmi regionali.
Tra le attività di prevenzione condotte dal Ministero si segnala l’emanazione di un bando pubblico per l’attribuzione di contributi economici a soggetti pubblici e privati per azioni aggiuntive e funzionali a progetti e programmi in materia di riduzione e prevenzione della produzione di rifiuti, già finanziati in quota parte dall’Unione europea.
Il mio Ministero ha emanato, inoltre, un bando pubblico per l’attribuzione di contributi economici a università statali nazionali per progetti e programmi inerenti la prevenzione dello spreco alimentare.
Il Ministero ha voluto dare supporto all’implementazione del Programma attraverso l’istituzione, nel luglio 2014, di un apposito Comitato tecnico scientifico.
Ebbene, proprio grazie al lavoro condotto dal Comitato in collaborazione con gli uffici ministeriali, oggi, rispetto ad un anno fa, abbiamo un quadro, molto più chiaro degli ostacoli che impediscono al programma di entrare a pieno regime e delle azioni che potranno essere intraprese nei prossimi mesi.
E’ necessario innanzitutto un forte coordinamento tra livello centrale e regionale. L’integrazione del programma nazionale nei piani regionali, oltre ad essere un obbligo normativo, rappresenta la condizione necessaria e indispensabile affinché le misure previste dal programma possano dispiegare i propri effetti e portare al raggiungimento dei previsti obiettivi di riduzione. Inoltre, l’attività di monitoraggio svolta da ISPRA ha rilevato l’opportunità di lavorare sul miglioramento degli indicatori previsti dal Programma. A tal fine, il neo-costituito tavolo di lavoro con le Regioni, previsto dal Programma stesso, è lo strumento che ha le potenzialità di operare in questa direzione.
Una questione di primaria importanza è quella relativa alla dotazione finanziaria del Programma di prevenzione. In mancanza di adeguati fondi dedicati al Programma sarà, infatti, molto difficile dare seguito a molte misure previste dallo stesso.
Il Programma nazionale è il primo documento di programmazione in tema di prevenzione dei rifiuti a livello centrale.
E’ evidente che il Programma può e deve essere rivisto e modificato alla luce degli eventuali cambiamenti normativi comunitari e nazionali nonché delle criticità riscontrate. I limiti che lo stesso sta dimostrando possono e devono essere affrontati in maniera costruttiva e condivisa, proseguendo nell’approccio che sin dalla fase propedeutica alla sua redazione ha caratterizzato l’attività relativa al Programma.
Nonostante alcune criticità, il 2015 si chiude con risultati molto interessanti soprattutto per alcuni settori, come quello del contrasto allo spreco alimentare, che sta ricevendo sempre maggiore attenzione a livello comunitario e internazionale. Il nostro Paese, dotato di un Piano nazionale contro lo spreco alimentare (PINPAS), è impegnato prima linea in questo campo.
Infine, le iniziative di informazione e sensibilizzazione a livello nazionale e locale si confermano uno strumento fondamentale per indurre quei cambiamenti di comportamento verso la minimizzazione della produzione dei rifiuti che determineranno il successo delle politiche di prevenzione.
Il Mio ministero è in procinto di inviare anche alle Camere una relazione dettagliata sullo stato di attuazione del Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006.
Infine, si ricorda la recente approvazione del c.d. “Collegato ambientale” ed, in particolare, le significative novità introdotte in termini di nuove competenze del Ministero dell’ambiente in materia di vigilanza e controllo sul settore (all’articolo 29 del legge in questione). Sul punto si anticipa anche che novità sono previste nello schema di decreto legislativo di riforma del servizi pubblici locali di interesse generale – approvato in via preliminare la scorsa settimana in Consiglio dei Ministri – che è destinato a risistemare, irrobustendoli anche tramite il coinvolgimento dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e i servizi idrici, i poteri di vigilanza, regolazione e controllo.
Stato di attuazione dell’articolo 14 del d.lgs. n. 36 del 2003, in materia di garanzie finanziarie per la gestione operativa delle discariche.
Sempre il decreto legislativo 152 del 2006 prevede che l’autorizzazione – rilasciata dalle regioni per la costruzione e l’esercizio di impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti – debba recare, tra i vari elementi, anche l’indicazione delle garanzie finanziarie che i gestori sono tenuti a prestare al momento dell’avvio effettivo dell’impianto; si tratta di garanzie finalizzate a coprire sia i costi operativi che i costi post-operativi.
Si prevede in particolare che l’individuazione dei criteri generali per la determinazione delle garanzie finanziarie in favore delle regioni (oltre che dei requisiti soggettivi e di capacità tecnica e finanziaria del soggetto richiedente) debbano essere determinati dallo Stato.
Finora, in assenza di alcuna indicazione a livello statale, le regioni hanno adottato disposizioni legislative volte a dare indicazioni, seppur a livello locale, atte a consentire la prestazione delle citate garanzie finanziarie da parte dei gestori di impianti collocati sul territorio di loro competenza.
Con la sentenza n. 67 del 2 aprile 2014, tuttavia, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge regionale della Puglia n. 39 del 2006, che demandava ad apposito regolamento della Regione la determinazione dei criteri inerenti il computo e il rilascio delle garanzie finanziarie per la gestione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, autorizzati a livello regionale, ravvisando una violazione dell’articolo 117, comma 2, lettera s), della Costituzione.
Nella consapevolezza delle possibili conseguenze derivanti da tale pronuncia, il Ministero si è prontamente attivato ai fini della predisposizione di uno schema di decreto interministeriale.
In attesa della conclusione dell’iter di approvazione del decreto (siamo in attesa del formale concerto degli altri Ministeri interessati, ossia Interno, MISE e Salute, sull’ultima bozza che recepisce tutte le osservazioni presentate), il mio Ministero ha adottato il 18 luglio 2014 una circolare recante indicazioni circa il regime transitoriamente operante, per evitare eventuali dubbi interpretativi.


Articolo 35 del decreto legge “Sblocca Italia”: Problemi applicativi
L’articolo 35 dello “Sblocca Italia” ha previsto che, su proposta del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, si provveda alla adozione di due d.P.C.M aventi ad oggetto:

  • la ricognizione degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani esistenti o autorizzati a livello nazionale, la determinazione della capacità impiantistica necessaria a soddisfare il fabbisogno residuo di incenerimento, nonché l’individuazione degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati necessari per coprire il relativo fabbisogno residuo (comma 1);
  • la ricognizione della capacità impiantistica di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata e la determinazione della capacità necessaria a soddisfare il fabbisogno residuo di trattamento (comma 2).

La valutazione tecnica dei due schemi di d.P.C.M. in sede di Conferenza Stato Regioni e Province autonome è stata molto costruttiva in ragione delle intensa attività istruttoria svolta dal mio Ministero e dalle Regioni. Attività che ha consentito di implementare sia gli aspetti di carattere tecnico sia quella procedimentale.
Si segnala, infine, che nella a seduta politica della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province autonome del 20 gennaio u.s., sono stati resi – rispettivamente per la proposta di provvedimento di cui al comma 1 e al comma 2 dell’articolo 35 del decreto legge n. 133 del 2014 – i seguenti

  • pareri: sul decreto attuativo del comma 1,
  • parere favorevole a maggioranza, condizionato all’accoglimento di emendamenti e osservazioni e il voto contrario da parte delle Regioni Lombardia, Marche, Umbria, Abruzzo e Molise;
  • sul decreto attuativo del comma 2,
  • parere favorevole.

In particolare, le Regioni e le Province autonome hanno richiesto uno specifico emendamento, che di fatto è volto a limitare la portata applicativa del provvedimento in quanto viene richiesta l’introduzione di una esplicita indicazione della natura meramente “ricognitiva” dell’impiantistica di incenerimento da realizzare, nonché la richiesta di istituzione di un’apposita “Cabina di regìa” per il coordinamento e l’elaborazione della strategia nazionale sui rifiuti.
Al riguardo, si fa presente che l’emendamento è stato valutato dalle strutture tecniche del mio Ministero non ammissibile, in quanto si pone in palese contrasto con le disposizioni dell’articolo 35, comma 1 dello “Sblocca Italia”, che attribuisce all’emanando d.P.C.M. l’individuazione puntuale (e non una mera “ricognizione”) dell’impiantistica necessaria per coprire il fabbisogno residuo di incenerimento determinato con finalità di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio. Più in particolare, la proposta emendativa delle Regioni pretenderebbe di “riservare” ai piani regionali l’individuazione dell’effettivo fabbisogno impiantistico, con ciò contraddicendo il ruolo che la legge attribuisce a tali piani come semplice parametro da “tenere in considerazione” ai fini della predetta individuazione; si rileva, altresì, che l’individuazione dei nuovi impianti da realizzare non può avere natura meramente “ricognitiva” – come vorrebbero le Regioni – in quanto l’art. 35, comma 1, stabilisce espressamente che i suddetti impianti “costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”, con ciò attribuendo al contenuto del d.P.C.M. un preciso effetto circa il regime giuridico di tali impianti e i procedimenti di approvazione e realizzazione dei relativi interventi”.
Per quanto concerne, invece, la richiesta di istituzione della “Cabina di regìa” vi è una valutazione positiva del mio Ministero. Su questo ho già dato mandato alle mie strutture di prevedere nello stesso testo del decreto l’istituzione di un’apposita Cabina di regìa presieduta dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, cui partecipano i Presidenti delle Giunte regionali e delle Province autonome, e che si avvale del supporto tecnico della Direzione generale competente del mio Ministero. Ciò risponde all’esigenza di garantire la realizzazione coordinata degli interventi da realizzare in attuazione del provvedimento e allo scopo di assicurare l’efficace coordinamento delle procedure attuative.
Pertanto, ferma restando la suindicata posizione del Ministero, lo schema di d.P.C.M. ai sensi del comma 1 dell’art. 35 del decreto legge n. 133 del 2014, sarà sottoposto alla prossima seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province autonome in sede politica per la definitiva acquisizione del parere.
Ciò premesso, considerato che non sussistono criticità di natura tecnica, tenuto conto dall’ampio confronto svolto, sono fiducioso che si arriverà ad una soluzione largamente condivisa.
Gestione rifiuti radioattivi della ex Cemerad di Statte (TA).
E’ nota la presenza di un deposito temporaneo che ha operato nel campo della raccolta di rifiuti radioattivi da applicazioni medico-industriali, in località Vocchiaro del Comune di Statte, in provincia di Taranto.
La società di riferimento, la CEMERAD S.r.l., è stata dichiarata fallita con provvedimento del Tribunale di Taranto del 2005 e da oltre dieci anni il deposito è sottoposto a provvedimento di sequestro preventivo con affidamento dello stesso in custodia giudiziaria all’Assessore all’Ecologia del Comune di Statte (TA).
Il mio Ministero ha già chiarito, rispondendo a vari atti di sindacato ispettivo sull’argomento, che la situazione presente presso il sito della ex Cemerad S.r.l. avrebbe potuto costituire nel suo complesso un caso di applicazione delle disposizioni di cui all’art. 126-bis del D.Lgs. 230/1995, che prevede che, nelle situazioni che comportino una esposizione prolungata a radiazioni ionizzanti dovuta, tra gli altri, agli effetti di una pratica non più in atto, le Autorità competenti per gli interventi ai sensi della Legge 225/1992 adottano i provvedimenti opportuni. Si era chiarito, inoltre che la situazione è di competenza della Prefettura di Taranto, in qualità di Autorità competente per agli interventi di protezione civile, in attuazione del procedimento amministrativo previsto dall’art. 126-bis citato, ed era già gestita dalla stessa.
Da ultimo si ricorda che, in sede di conversione del decreto legge n. 1 del 2015, recante “Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto”, è stato aggiunto all’articolo 3 (disposizioni finanziarie), il comma 5-bis che dispone che “ai fini della messa in sicurezza e gestione dei rifiuti radioattivi in deposito nell’area ex Cemerad ricadente nel comune di Statte, in provincia di Taranto, sono destinati fino a dieci milioni di euro a valere sulle risorse disponibili sulla contabilità speciale aperta ai sensi dell’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 7 agosto 2012, n. 129, convertito dalla legge 4 ottobre 2012, n. 171.”.
Il Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, in data 27 luglio 2015, ha trasmesso al Ministero la relazione di aggiornamento dello stato di attuazione delle azioni programmate ed avviate, aggiornata al mese di luglio 2015, che include anche informazioni relative a questa specifica situazione.
Nel documento si evidenzia, per quel che qui è di più prossimo interesse, che:

  • il Commissario Straordinario ha reso disponibili, nell’ambito del programma finanziario di cui al Protocollo d’Intesa del 26.07.2012, fondi fino a 10 milioni di euro dalla Contabilità Speciale allo stesso intestata;
  • è stata acquisita e valutata la documentazione prodotta dall’ISPRA che, inoltre, ha fornito, su richiesta del Commissario, il programma tecnico-temporale-economico in relazione alle azioni da porre in essere;
  • l’ISPRA propone la caratterizzazione in situ dei fusti e l’allontanamento degli stessi con conferimento in appositi centri di stoccaggio;
  • il Comune di Statte (TA), contrariamente alla proposta dell’ISPRA, ha predisposto un progetto esecutivo per la bonifica e messa in sicurezza del sito che prevede la caratterizzazione in situ di tutti i fusti e lo stoccaggio dei fusti contaminati sempre in situ in una nuova area appositamente adibita allo scopo;

Il Commissario Straordinario ha rappresentato la questione a questa Commissione Parlamentare di Inchiesta, con il quale ci risulta sia stata avviata una interlocuzione ai fine della valutazione sulle possibili soluzioni, a cui il competente Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale.”. (GG)


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