Il nuovo Atlante mondiale della desertificazione evidenzia una pressione senza precedenti sulle risorse naturali del pianeta

Il Centro comune di ricerca (JRC), il servizio della Commissione europea per la scienza e la conoscenza, ha pubblicato la nuova edizione dell’Atlante mondiale della desertificazione (https://wad.jrc.ec.europa.eu/) mettendo a disposizione dei responsabili politici uno strumento per migliorare le risposte locali alla perdita e al degrado del suolo. L’Atlante contiene la prima valutazione completa basata su dati concreti del degrado del suolo a livello mondiale e sottolinea l’urgenza di adottare misure correttive. L’Atlante fornisce alcuni esempi di come l’azione dell’uomo spinga le specie all’estinzione, minacci la sicurezza alimentare, intensifichi i cambiamenti climatici e porti a sfollamenti. L’Atlante evidenzia in particolare come la crescita della popolazione e i cambiamenti nelle nostre abitudini di consumo creino pressioni senza precedenti sulle risorse naturali del pianeta.

 

La nuova edizione dell’Atlante – pubblicata nel giugno 2018 – è stata creata ricorrendo a nuovi metodi di elaborazione dei dati utilizzati dagli scienziati dell’Unione europea; a migliaia di computer ad alte prestazioni; a 1,8 petabyte di dati satellitari. Si tratta di un volume di dati corrispondente a 2,7 milioni di CD-ROM o a più di 6 anni di registrazioni video 24/7 in alta definizione. La prima edizione dell’Atlante è stata pubblicata nel 1992 – in vista del vertice sulla Terra di Rio de Janeiro – e la seconda, arricchita da nuovi casi di studio, sei anni dopo, nel 1998.

 

Ecco alcuni punti chiave:

*Oltre il 75% della superficie terrestre è già degradata e questa percentuale potrebbe raggiungere il 90% nel 2050.

*Ogni anno si assiste al degrado di una superficie pari alla metà di quella dell’Unione europea, equivalente cioè a 4,18 milioni di km²: l’Africa e l’Asia sono i continenti più colpiti.

*Per l’UE, il costo economico della degradazione del suolo è stimato nell’ordine di decine di miliardi di euro all’anno.

*Si ritiene che entro il 2050 il degrado del suolo e i cambiamenti climatici determineranno una riduzione del 10% dei raccolti mondiali. Il fenomeno sarà particolarmente evidente in India, in Cina e nell’Africa subsahariana, dove il degrado del suolo potrebbe dimezzare la produzione agricola.

*A causa dell’accelerazione riscontrata nella deforestazione sarà sempre più difficile mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

*Si stima che nel 2050 fino a 700 milioni di persone saranno sfollate a causa di problemi legati alla scarsità delle risorse del suolo; entro la fine del secolo questa cifra potrebbe toccare addirittura i 10 miliardi.

 

Il degrado del suolo è un problema di portata mondiale che avviene però a livello locale: ed è a questo livello che è necessario trovare soluzioni. Occorrono quindi maggiore impegno e una più efficace cooperazione a livello locale per arrestare sia il degrado del suolo sia la perdita di biodiversità. È possibile limitare un’ulteriore espansione agricola, che rappresenta una delle principali cause di degrado del suolo, aumentando la resa dei terreni agricoli già esistenti, passando a regimi alimentari a componente vegetale, consumando proteine animali provenienti da fonti sostenibili e riducendo le perdite e gli sprechi alimentari.

 

L’Atlante offre una chiara panoramica delle cause del degrado in tutto il mondo – contiene inoltre una miriade di fatti, previsioni e serie di dati su scala mondiale, che possono essere utilizzati per individuare processi biofisici e socioeconomici importanti attualmente in corso e in grado di condurre, da soli o combinati tra loro, a un uso non sostenibile del suolo e al suo degrado.

 

 

Waste prevention in Europe: policies, status and trends in reuse in 2017 a Cura dell’Agenzia Europea per l’Ambiente

La pubblicazione è disponibile – solo in inglese – nel sito dell’EEA: https://www.eea.europa.eu/publications/waste-prevention-in-europe-2017.

 

(A cura di M.A.Cerizza)

 


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