Secondo il Rapporto ISTAT “I reati contro l’ambiente ed il paesaggio: i dati delle procure. Anni 2006-2016”, dal 2006 al 2014 si è passati da 1000 a quasi 13mila procedimenti ambientali. Come sottolineato anche nel Comunicato Stampa del medesimo Istituto, dal 2007, anno successivo all’entrata in vigore del D.L.vo 152/2006 (conosciuto come Testo Unico Ambientale) i procedimenti avviati presso le procure per reati contro l’ambiente sono passati da 4.774 a 12.953 nel 2014, mentre nel 2016 sono scesi a 10.320. Tra questi, la maggior parte delle violazioni contestate riguarda la gestione dei rifiuti (8.792 procedimenti, 170 i procedimenti per trasporto non autorizzato e 164 per traffico organizzato) e delle acque reflue (1.636). Mentre diminuiscono le violazioni edilizie (meno 55,9% tra il 2006 e il 2016), concentrate soprattutto in Campania, nel Lazio, in Sicilia, in Puglia e in Calabria, aumentano i reati relativi agli incendi boschivi a carico di ignoti (3.579 nel 2015), mentre restano stabili nel tempo i procedimenti contro autori noti (500 nel 2015).

E’ importante considerare che tali dati sono stati elaborati dai fascicoli aperti dalle procure, più frequenti al Sud e nelle Isole: non sono quindi indice di procedimenti effettivamente decisi con condanne o assoluzioni, o semplicemente archiviati.

 

La durata delle indagini nelle Procure è molto variabile sul territorio, e i tempi dei procedimenti sembrano aumentare: nel 2015 la durata media delle indagini è stata di 457 giorni, in aumento di quasi il 30% rispetto al 2010. Il tempo di definizione dei procedimenti, cioè il tempo necessario per concludere le indagini preliminari e pervenire a una decisione di archiviazione o di inizio dell’azione penale, è un indicatore che risente del livello di complessità dei procedimenti giudiziari e dell’efficienza delle Procure della Repubblica. Il tempo medio nazionale tra l’avvio dell’indagine e la sua conclusione è in aumento (i 466 giorni impiegati nel 2011 per chiudere le indagini preliminari aumentano anno per anno fino ai 608 giorni del 2015 con un incremento del 30% nonostante la diminuzione del numero dei procedimenti esaminati).

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Crescono anche i casi di responsabilità amministrativa degli enti, conseguente, cioè, alla commissione di reati ambientali da parte di dirigenti, che determinano anche una responsabilità dell’ente (non pubblico) a cui appartengono (la cosiddetta “Responsabilità 231”). Precisamente, il numero di procedimenti con enti ritenuti responsabili amministrativamente di danno ambientale è cresciuto da 47 casi nel 2014 a 104 nel 2015 per diminuire fino a 95 nel 2016, e il maggior numero di coinvolgimento di enti quali responsabili oggettivi del reato riguarda i reati di gestione non autorizzata di rifiuti (53,6% dei casi).

 

E’ proprio di “Responsabilità 231” che ci occuperemo durante il CorsoModello 231 – Dalle novità in tema di reati presupposto al Reg. n. 679/2016 sulla protezione dei dati personali (GDPR)”, a Bologna il 23 ottobre 2018.

Su questo tema segnaliamo, inoltre, il Master “Esperto ambientale, nelle edizioni di:

Milano, dal 5 ottobre al 10 novembre 2018,

Roma, dal 19 ottobre al 30 novembre 2018,

Bologna, dal 16 novembre al 12 gennaio 2019.

 

Info e approfondimenti: formazione@tuttoambiente.it – 0523.315305


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