Con il decreto legislativo 30 maggio 2018, n. 81, l’ordinamento italiano recepiva la direttiva 2016/2284, che stabilisce gli impegni di riduzione delle emissioni per le emissioni atmosferiche di inquinanti associate ad attività umane negli Stati membri (cosiddetta direttiva NEC, v. Emissioni e attività umane: dal 17 luglio in vigore il D.L.vo 81/2018). Il decreto, in vigore dal 17 luglio 2018, prevede ai fini del miglioramento della qualità dell’aria: impegni nazionali di riduzione delle emissioni di origine antropica (associate, cioè, ad attività umane) di biossido di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, ammoniaca e particolato fine; elaborazione, adozione e attuazione di programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico; obblighi di monitoraggio delle emissioni, degli impatti dell’inquinamento atmosferico sugli ecosistemi e obblighi di comunicazione.

In attuazione, precisamente, dell’art. 7 del citato decreto 81/2018, con il Decreto 26 novembre 2018 il Ministero dell’Ambiente ha provveduto a stabilire i siti di monitoraggio degli impatti dell’inquinamento atmosferico sugli ecosistemi (allegato I) ed i criteri per l’esecuzione dello stesso, inclusa l’individuazione degli indicatori e le frequenze e le modalita’ di rilevazione e comunicazione dei dati. In particolare, è previsto che si applichino, per l’esecuzione del monitoraggio, le metodologie previste nei manuali elaborati nell’ambito della Convenzione di Ginevra sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza (LRTAP) i cui riferimenti sono indicati in Allegato II.

 


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