I bambini sono i più vulnerabili all’inquinamento dell’aria, lo ricorda un articolo pubblicato sul sito del SNPA(sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) per poi focalizzarsi su quali possano essere le soluzioni per proteggerli, limitando la loro esposizione all’inquinamento atmosferico.

Sono i più vulnerabili, si legge, perché respirano più rapidamente degli adulti, così che è più facile per loro l’assorbimento delle sostanze inquinanti, perché vivono più vicini al terreno dove alcune sostanze inquinanti sono presenti in maggiori concentrazioni e perché l’esposizione avviene quando il loro organismo è ancora in fase di sviluppo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (v. Air pollution and child health: prescribing clean air) tutti i Paesi dovrebbero contribuire a rispettare le linee guida internazionali sulla qualità dell’aria. Ad esempio, i luoghi di vita dei bambini (scuole, campi sportivi, parchi giochi) devono trovarsi sempre il più lontano possibile dalle maggiori fonti di inquinamento atmosferico (strade ad alto traffico, centrali elettriche, fabbriche).

Su questa linea, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) da anni ha avviato il Programma Città Amiche di bambini e adolescenti, tra le cui indicazioni figura proprio il diritto dei bambini di vivere in un ambiente non inquinato e quello di poter accedere a spazi verdi e strade non pericolose. In Europa la Dichiarazione di Parma (firmata nel 2010 da 53 Stati membri, partecipanti alla quinta conferenza ministeriale su ambiente e salute) impegna a ridurre l’esposizione dei bambini ai rischi ambientali e a garantire loro entro il 2020 l’accesso a spazi verdi, ambienti e luoghi della vita quotidiana salubri e sicuri, tali da poter andare a piedi e in bicicletta all’asilo e a scuola.

Il punto, in sostanza, è incentivare la mobilità pedonale o ciclabile nel tragitto casa-scuola.

In questo senso nel 1991 è nato in Italia il progetto La città dei bambini con lo scopo, tra gli altri, di promuovere l’autonomia e la libertà di movimento dei bambini nelle città: l’intento è quello di rendere gli spazi pubblici frequentati dai bambini liberi da auto e di conseguenza dall’inquinamento che esse producono. Su questa scia sono fioriti tanti progetti incentrati sulla mobilità autonoma dei bambini: l’Associazione Moving school 21, nata per promuovere il benessere del bambino negli spazi della scuola e nella città, ha istituito il progetto Scarpe Blu – 200 km all’anno, a Pesaro dal 2001 è attivo A scuola ci andiamo con gli amici, un progetto comunale che si rivolge agli alunni delle scuole primarie e che costituisce una delle prime esperienze in Italia di educazione alla mobilità autonoma e sostenibile. Idem per i progetti pedibus e bicibus, che vogliono limitare l’uso delle auto per il tragitto casa-scuola.

Le Amministrazioni locali possono, a loro volta, contribuire tramite i Piani Urbani di Mobilità Sostenibile (PUMS) con i quali si possono limitare il traffico davanti alle scuole o migliorare i percorsi ciclabili e ciclopedonali.

 


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