Da un interessante articolo de “Il Sole 24 Ore”, si è messo in luce un importante provvedimento dedicato alla tutela della natura e della biodiversità. L’accordo fra Commissione e Parlamento sulla legge a tutela della natura è tuttavia risultato “annacquato”.

Il provvedimento è rimasto infatti più morbido rispetto alla proposta della Commissione. Il testo ora dovrà passare al vaglio delle due istituzioni. Il voto finale in plenaria a Strasburgo potrebbe risultare più imprevedibile delle attese, tenuto conto di quanto l’argomento sia controverso.

In linea generale restano gli obiettivi di massima. La nuova legge sulla natura impone misure di ripristino sul 20% del territorio terrestre e marino dell’Unione europea (UE) entro il 2030, arrivando a coprire tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050; essa include, tra l’altro, anche obiettivi specifici per arrestare la diminuzione degli insetti impollinatori.

Il regolamento sul ripristino della natura trova la sua base giuridica all’interno dell’art. 191 del Trattato sul Funzionamento dell’UE (TFUE).

Obiettivi specifici sono stati decisi a seconda degli ecosistemi. Nelle trattative il confronto ha messo in luce il desiderio di molti deputati, a iniziare dai popolari, di allentare l’impegno, ritenuto troppo gravoso.

Secondo quanto si è appreso dalle trattative in corso, ora l’articolo 1 garantirà la sicurezza alimentare, quale obiettivo principale del provvedimento. Negli articoli 4 e 5, il mantenimento della biodiversità sarà valutato in base agli sforzi compiuti e non dagli obiettivi raggiunti. Tuttavia, le stesse regole del non deterioramento della natura non si applicheranno alla costruzione di impianti di energia rinnovabile (Bruxelles in questi giorni ha autorizzato 1,7 miliardi di euro di aiuti italiani per finanziare impianti fotovoltaici).

Lo sguardo ora è rivolto al voto in plenaria, possibilmente in gennaio.
 

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