In Unione Europea, il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali (Environmental Implementation Review, EIR) ha lo scopo di fornire informazioni dettagliate in merito alla situazione di ciascuno Stato membro per quanto riguarda le principali lacune nell’attuazione delle normative ambientali dell’UE, nonché di raccomandare azioni volte a rimediare a tali lacune e fornire sostegno agli Stati in ritardo sul piano attuativo. Ebbene, non si può ignorare il fatto che “in molti Stati membri la lacunosa, frammentata e disomogenea attuazione della legislazione ambientale europea rappresenta un serio problema“: lo ha segnalato il Comitato Economico e Sociale Europeo, nel proprio parere esplorativo sulla “Attuazione della normativa ambientale dell’UE nei settori della qualità dell’aria, delle acque e dei rifiuti” (EESC 2018/02510), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE del 22 marzo 2019, approvato con 117 voti favorevoli contro 2 contrari e 6 astenuti.

Oggi come ieri, dietro alle cause profonde di queste carenze di attuazione individuate dall’EIR sembra esservi l’assenza di volontà politica, da parte dei governi di molti Stati membri, di considerare un obiettivo politico prioritario il miglioramento sostanziale dell’attuazione e di fornire risorse sufficienti per conseguirlo (per esempio attraverso il quadro finanziario pluriennale — QFP)…la corretta attuazione dell’acquis dell’Unione in materia ambientale non solo è nell’interesse dei cittadini europei, ma apporta anche vantaggi economici e sociali reali“. Più avanti, poi, il Comitato precisa che “il piano d’azione trascura in specie alcuni fattori di mancato rispetto delle norme quali, ad esempio, quelli che dipendono dall’opportunismo o dalla mancanza di volontà politica“. Così, quasi in risposta alla recente marcia mondiale per il clima, afferma che “i cittadini dell’Unione reputano che la protezione ambientale rivesta un’importanza capitale. Tuttavia, la maggioranza degli europei ritiene anche che l’Unione e i governi nazionali non facciano abbastanza per proteggere l’ambiente. Di conseguenza, il Consiglio, il Parlamento e la Commissione dovrebbero operare in modo più coordinato, con l’assistenza del CESE, per rispondere alle attese dei cittadini“.

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Non solo. Successivamente il Comitato ha cura di segnalare che “l’attuazione efficace delle misure di protezione ambientale dipende, in parte, dal conferimento di un ruolo attivo alla società civile: datori di lavoro, lavoratori dipendenti e altri rappresentanti della società…alle organizzazioni della società civile a livello nazionale va data l’opportunità di contribuire, con le loro competenze e conoscenze, alle relazioni per paese, oltre che ai dialoghi nazionali strutturati e al loro monitoraggio“. A questo si aggiunge la necessità di “investimenti ambientali, campagne di sensibilizzazione dei cittadini o robuste strutture attuative e…giudici e pubblici ministeri specializzati“.

Pertanto, “la Commissione non dovrebbe soltanto presentare proposte di atti legislativi, ma anche agevolare e sostenere l’applicazione delle normative, nonché rendere i testi in essere più coerenti tra di loro e anche più in linea con i progressi scientifici e gli impegni internazionali tesi a proteggere la salute delle popolazioni e a ripristinare un corretto funzionamento degli ecosistemi, senza i quali non è possibile alcuno sviluppo economico né alcuna giustizia sociale“.


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