Nella Relazione del 24 settembre 2018 (COM 2018 – 656 final) la Commissione dell’Unione Europea ha fatto il punto sull’attuazione della legislazione UE in materia di rifiuti da parte degli Stati membri (sulla base delle relazioni nazionali per il periodo 2015-2015 ed ulteriori studi recenti), evidenziando le criticità che impediscono la piena conformità alla normativa e formulando raccomandazioni per miglioramenti futuri (nell’Allegato gli Stati membri che rischiano di non riuscire a conseguire gli obiettivi fissati dalla normativa).

La relazione si occupa, in particolare, dei flussi di rifiuti di seguito riportati.
 

Relativamente ai rifiuti urbani, si legge che “nel 2016 gli europei hanno generato in media 480 kg di rifiuti urbani a persona, il 46% dei quali è stato riciclato o destinato al compost, mentre un quarto è stato collocato in discarica” e che tali rifiuti, pur costituendo solo il 10% circa dei rifiuti complessivi, sono tra quelli “più difficili da gestire, a causa della loro composizione differenziata, della quantità elevata di produttori e della frammentazione delle responsabilità”.

Ricordando che la direttiva quadro sui rifiuti, come modificata dal Pacchetto Economia Circolare, comprende “nuovi e più ambiziosi obiettivi: il conseguimento del 55% entro il 2025, del 60% entro il 2030 e del 65% entro il 2035” di preparazione dei rifiuti urbani per il riutilizzo o il riciclaggio, la Commissione osserva che 14 Stati membri corrono il rischio di non raggiungere neanche l’obiettivo del 50% entro il 2020 (Bulgaria, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna).

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Si occupa, successivamente, dei rifiuti da costruzione e demolizione, “il flusso più consistente di rifiuti nell’UE in quanto al peso, che equivale […] al 32% circa dei rifiuti complessivi prodotti”, ma che risulta essere gestito in modo molto eterogeneo in UE: relativamente all’obiettivo per il 2020 del 70% di preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, “più della metà [degli Stati membri] riferisce di aver già conseguito l’obiettivo per il 2020 nel periodo 2013-2015”.
 

Segue un paragrafo dedicato ai rifiuti pericolosi, che rappresentano meno del 4% dei rifiuti complessivi in UE, nel quale si evidenziano gravi carenze nell’attuazione dei principali obblighi giuridici: “pianificazione inadeguata, incoerenze di dati e lacune statistiche tra la produzione e il trattamento oltre a un’errata classificazione”.

Aumenta, anche se lentamente, la produzione di rifiuti di imballaggio: se “dal 2005 il tasso medio di riciclaggio complessivo degli imballaggi nell’UE ha registrato un aumento costante (fino al 65,8% nel 2015)”, tra il 2013 e il 2015 “la quantità dei rifiuti di imballaggio prodotti è cresciuta del 6% in tutta l’UE, indicando l’esigenza di un maggiore impegno riguardo alla prevenzione dei rifiuti”, anche se “la maggior parte degli Stati membri sta rispettando gli attuali obiettivi di riciclaggio globale”.
 

Relativamente alle discariche, premesso che “il collocamento dei rifiuti in discarica è l’opzione meno opportuna per il trattamento dei rifiuti”, la relazione delinea una situazione ancora eterogenea: “nel 2016 dieci Stati membri collocavano ancora in discarica più del 50% dei rifiuti urbani, mentre cinque Stati membri hanno riferito tassi superiori al 70%”.
 

L’ultimo flusso analizzato è quello dei fanghi di depurazione: “la direttiva è in vigore da oltre 30 anni ed è ben attuata in tutta l’UE. Tutti gli Stati membri hanno stabilito valori limite di concentrazione per i metalli pesanti nel suolo che sono rispondenti ai requisiti della direttiva oppure, invero, molto più severi”.
 

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Info e approfondimenti: formazione@tuttoambiente.it – 0523.315305
 


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