Come si poteva già immaginare dopo l’ultimo record negativo per le emissioni di anidride carbonica (CO2), è arrivata la conferma della crescita delle emissioni di CO2 anche per il 2018. Importante cambio di rotta, visto che da uno studio condotto nell’ambito del Global Carbon Budget emergeva che dopo tre anni di crescita praticamente nulla, nel 2017 le emissioni globali di anidride carbonica generate da industria e combustibili fossili sarebbero tornate a salire (del 2%).

Sulla base di due ricerche scientifiche, una a cura dell’Università britannica dell’East Anglia e l’altra condotta dall’Agenzia internazionale per l’Energia (IEA), sembrerebbe quindi che per il secondo anno consecutivo, dopo tre anni di stop, le emissioni di CO2 torneranno a crescere del 2,7%, in evidente contrasto con quanto ci si prefissa alla COP24. Per l’IEA, organismo dell’Ocse, tale aumento è imputabile a un consumo di energia in aumento e una economia mondiale che si espande del 3,7%. Per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, secondo la IEA il mondo dovrebbe tagliare le emissioni dell’1% ogni anno. Si pensi, ad esempio, che per l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi eviterebbe un milione di morti all’anno in malattie legate all’aumento delle temperature. Inoltre, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) calcola che 163 aree del Mediterraneo, tra cui alcuni siti Unesco come la Laguna di Venezia, le Cinque Terre o le spiagge di Lipari, potrebbero finire sott’acqua per la fine del secolo (fonte: ANSA).

 


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