Buone prospettive sul fronte dell’economia circolare: secondo la Commissione Europea, che adottava a fine 2015 l’ambizioso pacchetto di misure per incentivare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare (piano d’azione per l’economia circolare), tutte le 54 azioni previste dal piano sono state attuate o sono in fase di attuazione. Lo ha scritto nella Relazione pubblicata il 4 marzo 2019, delineando anche le sfide aperte per spianare la strada verso un’economia circolare competitiva e a impatto climatico zero, in cui la pressione sulle risorse naturali e di acqua dolce e sugli ecosistemi sia ridotta al minimo; i risultati presentati nella relazione saranno discussi durante la conferenza annuale delle parti interessate dell’economia circolare, a Bruxelles il 6 e il 7 marzo.

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A distanza di tre anni dalla sua adozione – riporta il sito della Commissione –  il piano d’azione per l’economia circolare può essere considerato pienamente completato … l’attuazione del piano d’azione per l’economia circolare ha accelerato la transizione verso un’economia circolare in Europa, che a sua volta ha contribuito a riportare l’UE su un percorso favorevole all’aumento dell’occupazione. Nel 2016 oltre quattro milioni di lavoratori hanno trovato impiego nei settori attinenti all’economia circolare, il 6 % in più rispetto al 2012. La circolarità ha inoltre schiuso nuove opportunità commerciali, dato origine a nuovi modelli di impresa e sviluppato nuovi mercati, sia all’interno che all’esterno dell’UE. Nel 2016 le attività circolari come la riparazione, il riutilizzo o il riciclaggio hanno generato quasi 147 miliardi di euro di valore aggiunto, registrando investimenti pari a circa 17,5 miliardi di euro“.

Non può mancare, sul tema, il riferimento alla strategia dell’UE per la plastica nell’economia circolare, “primo quadro strategico a livello dell’UE che adotta un approccio basato sul ciclo di vita dei singoli materiali al fine di integrare le attività di progettazione circolare, utilizzo, riutilizzo e riciclaggio nelle catene del valore della plastica. La strategia delinea una visione chiara e comprensiva di obiettivi quantificati a livello dell’UE – che prevedono, tra l’altro, la riutilizzabilità o riciclabilità entro il 2030 di tutti gli imballaggi di plastica immessi sul mercato dell’UE“. In tale contesto, ricorda la Commissione, si colloca la campagna di impegno volontario in materia di plastica riciclata: 70 imprese hanno già assunto impegni, grazie ai quali il mercato della plastica riciclata crescerà almeno del 60 % entro il 2025. Inoltre, le norme sugli articoli di plastica monouso collocano l’Unione in una posizione di primo piano nella lotta mondiale ai rifiuti marini: “le misure, tra le altre cose, vietano determinati prodotti in plastica monouso (per es. cannucce e posate) per i quali sono disponibili alternative e la plastica oxo-degradabile, proponendo azioni per altri prodotti – ad esempio obiettivi di riduzione del consumo, requisiti di progettazione e regimi di responsabilità estesa del produttore“.

Quali prospettive? La transizione verso un’economia circolare richiede di investire nell’innovazione: nel periodo 2016-2020 la Commissione ha intensificato gli sforzi su entrambi i fronti, destinando alla transizione un totale di oltre 10 miliardi di euro di fondi pubblici. Necessari anche solidi ed efficienti sistemi di gestione dei rifiuti: con il Pacchetto Economia Circolare sono stati introdotti nuovi e ambiziosi tassi di riciclaggio, chiarimento della qualifica giuridica per materiali riciclati, misure rafforzate di prevenzione e gestione dei rifiuti anche per i rifiuti marini, gli scarti alimentari e i prodotti contenenti materie prime essenziali. Infine, è essenziale la progettazione intelligente all’inizio del ciclo di vita di un prodotto: con l’attuazione del piano di lavoro sulla progettazione ecocompatibile 2016‑2019 la Commissione ha promosso ulteriormente la progettazione circolare dei prodotti, insieme agli obiettivi di efficienza energetica. Tutto questo, comunque, non può prescindere dall’impegno attivo dei cittadini a cambiare i propri modelli di consumo: le metodologie per calcolare l’impronta ambientale dei prodotti e delle organizzazioni, ricorda la Commissione, consentono alle imprese di rilasciare dichiarazioni ambientali affidabili e comparabili affinché i consumatori possano effettuare scelte consapevoli.


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