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Scarico non autorizzato: si può applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto?

Categoria: Acqua
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 03/07/2020
n. 19977

Anche se i reati di scarico non autorizzato di acque reflue industriali ed immissioni in atmosfera non autorizzate hanno natura permanente, ciò non preclude l’applicazione delle cause di non punibilità per la particolare tenuità del fatto finchè la permanenza non sia cessata.


Leggi la sentenza

 

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Il sig. G. M. ricorre per l'annullamento della sentenza del 21/11/2016 del Tribunale di Napoli che, per quanto qui rileva, lo ha condannato alla pena di 3.000,00 euro di ammenda per il residuo reato di cui agli artt. 81, cpv., cod. pen., 137, comma 1, e 279, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006, accertato in Giuliano in Campania il 17/02/2010. 1.1.Con unico motivo deduce la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, mancata applicazione giustificata dal Tribunale con il fatto che si tratta di reati istantanei con effetti permanenti aventi ad oggetto la tutela dell'ambiente. Il Giudice non ha considerato, afferma il ricorrente, che il bene tutelato (ambiente) non è di per sé ostativo alla applicazione dell'art. 131-bis c.p. e che aveva provveduto ad acquisire tutte le autorizzazioni necessarie.

 

2.La non manifesta infondatezza del ricorso ha determinato la corretta instaurazione del rapporto processuale di impugnazione con conseguente rilevabilità d'ufficio della prescrizione maturata il giorno 20/04/2017.

 

3.Il Tribunale ha rigettato la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto «trattandosi di reati istantanei ad effetti permanenti, dotati di particolare capacità offensiva del tipo di bene giuridico protetto, l'ambiente, seppur tutelati da sanzione di carattere penale» (pag. 1). Quindi ribadisce il concetto che «trattandosi di reati che hanno ad oggetto la tutela dell'ambiente» non è applicabile l'art. 131-bis cod. pen. (pag. 2).

 

3.1.Le ragioni indicate in sentenza non sono di per sé sufficienti ad escludere la concreta applicabilità, nel caso di specie, della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131-bis cod. pen. e non fanno buon governo dei principi stabiliti al riguardo.

 

3.2.In nessuna occasione, infatti, la Corte di cassazione ha affermato che i reati in materia di ambiente sono a priori esclusi dall'ambito applicativo della norma; la lettura delle condizioni previste per la sua applicazione esclude la finalità selettiva che il Tribunale sostanzialmente attribuisce all'art. 131-bis cod. pen. Non è il tipo di bene o interesse tutelato dal precetto penale che traccia il confine di applicazione della speciale causa di non punibilità; gli indici da prendere in considerazione sono l'entità dell'offesa e la occasionalità della condotta.

 

3.3.Da questo punto di vista è piuttosto vero che i (residui) reati contestati (scarico non autorizzato di acque reflue industriali e immissioni in atmosfera non autorizzate) hanno natura permanente in quanto si consumano fino al rilascio dell'autorizzazione o alla cessazione dello scarico o dell'immissione (Sez. 3, n. 26423 dell'11/02/2016, Rv. 267099; Sez. 3, n. 1154 del 09/01/1995, Rv. 201485; Sez. 3, n. 3206 del 02/10/2014, Rv. 262009; Sez. i3, n. 12436 del 20/02/2008, Rv. 238924; Sez. 3, n. 24189 del 12/02/2004, Rv. 228879). Ed è altrettanto vero che in tema di reati permanenti, questa Corte ha sempre affermato che è preclusa l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto finché la permanenza non sia cessata, in ragione della perdurante compressione del bene giuridico per effetto della condotta delittuosa (Sez. 3, n. 30383 del 30/03/2016, Rv. 267589; Sez. 3, n. 50215 del 08/10/2015, Rv. 265435; per l'affermazione del principio secondo il quale la dichiarazione di non punibilità per particolare tenuità del fatto non è preclusa dalla presenza di più reati legati dal vincolo del concorso formale, poiché questo istituto non implica l'abitualità del comportamento, cfr., in tema di reati urbanistici e paesaggistici, Sez. 3, n. 47039 del 08/10/2015, Rv. 265449).

 

3.4.Nel caso di specie il ricorrente deduce la cessazione della permanenza affermando che ciò risulta dall'istruttoria dibattimentale; la deduzione è, di per sé inammissibile, essendo noto che alla Corte è precluso l'esame degli atti quando - come nel caso in esame - non ne viene dedotto il travisamento. Sennonché è lo stesso Tribunale ad affermare (errando) che i reati contestati hanno natura istantanea con effetti permanenti, così da fornire indiretto riscontro alla veridicità della deduzione difensiva della effettiva cessazione della permanenza (altrimenti il Tribunale non si sarebbe affannato a verificare la possibile prescrizione dei reati che, come noto, non decorre fino alla cessazione della permanenza).

 

3.5.Se così fosse, ma sarebbe necessario un ulteriore vaglio dibattimentale perché la motivazione sul punto è contraddittoria e carente, il criterio di giudizio del quale si è dotato il Tribunale per escludere la particolare tenuità del fatto non sarebbe corretto perché, come detto, non è il bene "ambiente" in quanto tale ad escludere di per sé la applicazione della speciale causa di non punibilità ma le specifiche circostanze dell'azione e la sua eventuale non abitualità, circostanze del cui accertamento non v'è traccia nella sentenza.

 

3.6.Ne consegue che, poiché la prescrizione è maturata prima ancora della trasmissione degli atti alla Corte di cassazione, la sentenza deve essere annullata senza rinvio perché i residui reati di cui ai capi C e D sono estinti per prescrizione.

 

 

(omissis)

 

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