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Autorizzazione alle emissioni: necessaria la pertinente documentazione

Categoria: Aria
Autorità: Cass. Pen. Sez. VII
Data: 08/09/2020
n. Ord. 25361

Presentare una domanda di autorizzazione alle emissioni diffuse in atmosfera (ex art. 269 del Dlgs. 152/2006), senza corredarla di alcuna documentazione, ne impedisce il perfezionamento e il rilascio, con conseguente responsabilità penale per l’attività esercitata in assenza (ex art. 279 del Dlgs. 152/2006).


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Ritenuto in fatto e considerato in diritto

 

Con la sentenza impugnata, il Tribunale di C. condannava R.A. e A.F. alla pena di 600 euro di ammenda ciascuno con riguardo al reato di cui agli articoli 110 Codice penale, 279 Dlgs. n. 152 del 2006, in relazione all’articolo 269 del medesimo Dlgs., loro ascritto perché, quali legali rappresentanti e contitolari della S.L. Srl, esercente l’attività di recupero di rifiuti non pericolosi provenienti da demolizioni e trasformazioni e riduzioni volumetrica di rottami ferrosi, in mancanza della prescritta autorizzazione, esercitavano un’attività di taglio tecnico di rottami ferrosi, frantumazione, pressatura dei materiali e carico e scarico di materiali e rifiuti polverulenti, con emissioni in atmosfera. Fatto accertato il 3 giugno 2013 con condotta perdurante.

 

Avverso la sentenza, gli imputati, tramite i rispettivi difensori di fiducia, hanno proposto ricorso per cassazione.

 

Il ricorso proposto nell’interesse di R.A. è affidato a due motivi, con cui lamenta il vizio di motivazione assumendo, per un verso, che all’epoca dei fatti egli era gravemente malato, tanto che nel settembre 2012 aveva rilasciato una procedura institoria ad A.F. e, per altro verso, che non sarebbe stata raggiunta alcuna prova sulla contestata attività di emissioni diffuse in atmosfera, anche considerando che la società era in possesso delle prescritte autorizzazioni.

 

Il ricorso proposto nell’interesse di A.F. è articolato in un motivo, con cui eccepisce la violazione di legge e il vizio di motivazione sotto un duplice profilo: da un lato, il F. era sprovvisto dalla carica, in quanto egli era institore della S.L. Srl, e considerando che la sua presenza nella società era minima a causa di gravi dissidi con altri soci, tanto che il 2 gennaio 2014 rinunciò alla carica; dall’altro, il Tribunale non avrebbe accertato se il tipo di lavorazione e di macchinari utilizzati imponesse la preventiva acquisizione della prescritta autorizzazione, obbligatoria solo nel caso in cui l’attività provochi emissioni polverose, considerando che il taglio tecnico “a freddo”, praticato nell’azienda, non causa alcun tipo di emissione nell’atmosfera.

 

I ricorsi sono inammissibili perché articolati in mere doglianze in punto di fatto e perché riproduttivi di profili di censura adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dal Tribunale, con i quali i ricorrenti omettono di confrontarsi.

 

Quanto all’asserito impedimento dell’A. ad occuparsi delle vicende societarie, la censura non è solo fattuale, ma nemmeno si confronta con quanto accertato dal Tribunale, secondo cui la società il 31 luglio 2012 – e quindi ben prima del rilascio della procura institoria al F., che avvenne, per stessa ammissione del ricorrente, nel settembre 2012 – presentò una richiesta di autorizzazione alle emissioni diffuse in atmosfera per taglio tecnico di materiali ferrosi, frantumazione e pressatura dei metalli, carico e scarico di materiali/rifiuti polverulenti, ma non anche per la presenza di dispositivi mobili di competenza del gestore, quali le tre autogru con ragno, che avrebbero dovuto essere indicate nella richiesta, in quanto produttive di emissioni diffuse in atmosfera.

 

Parimenti inammissibile è il motivo dedotto dal F. circa l’assenza di una qualifica formale: qualifiche che, però, è lo stesso ricorrente a dare per ammessa, essendo egli stato nominato institore. La circostanza, asseritamente dedotta, secondo cui detta qualifica fosse solo “formale”, non solo è articolata in fatto, ma, in ogni caso, i poteri attributivi della carica di institore non lo esimevano dal richiedere la prescritta autorizzazione, anche considerando il lungo periodo in cui egli ricoprì tale qualifica, ossia dal settembre 2012 al 2 gennaio 2014.

 

Manifestamente infondato è il motivo, comune ai ricorrenti, con cui si contesta la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato.

Anche in tal caso, i ricorrenti non si confrontano con quanto accertato in sede di merito, ossia che, come si è anticipato, l’impianto di rottami ferrosi gestito dall’A. e dal F. necessitava dell’autorizzazione preventiva ex articolo 269 Dlgs n. 152 del 2006 per le emissioni diffuse in atmosfera con riferimento (anche) ai mezzi logistici per la movimentazione dei materiali, ossia le autogru con gancio, in quanto, come riferito dai testi dell’Arpa L., emettevano in atmosfera i fumi derivanti dalla combustione; l’impresa, invece, si limitò a presentare l’istanza, ma senza corredarla di alcuna documentazione, di talché l’autorizzazione, alla data del controllo, avvenuta il 3 giugno 2013, non era stata rilasciata, né risulta che lo sia stato in seguito, il che integra il reato in contestazione.

 

(Omissis..)

 

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