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Possibilità di condanna generica al proprietario incolpevole della contaminazione

Categoria: Bonifiche
Autorità: Cass. Civ. Sez. III Ord.
Data: 03/02/2022
n. 3293

Nell’ambito dell’azione di ripetizione nei confronti del proprietario incolpevole dell'inquinamento, per le spese per gli interventi effettuati in via sostitutiva dal comune territorialmente competente, l'art. 253, 30 co. D.lgs. 152/2006 individua l'impossibilità di accertare l'identità del soggetto responsabile o di esercitare l'azione di rivalsa nei suoi confronti o l'infruttuosità della stessa come elementi costitutivi della pretesa, il cui difetto non consente pertanto di accogliere una domanda di condanna generica.    


Leggi la sentenza

 

Rilevato che:

 

in relazione all'inquinamento di terreni in cui era stata esercitata attività estrattiva da parte di Omissis, il Comune di Zanica, con atto di citazione notificato nell'anno 2011, convenne in giudizio Omissis -tutti quali eredi di Omissis - ed Omissis -cui, da ultimo, i terreni erano pervenuti in proprietà- per sentirli condannare, con pronuncia generica, a rimborsare i costi che il Comune avrebbe dovuto sostenere per le necessarie opere di bonifica (da quantificare in separato giudizio); degli eredi di Omissis, si costituì in giudizio il solo Omissis, che eccepì la prescrizione del diritto al risarcimento del danno, essendo decorso il termine quinquennale di cui all'art. 2947 c.c., e chiese comunque il rigetto della pretesa; resistettero anche le Omissis, contestando la domanda attorea; il Tribunale di Bergamo dichiarò prescritta la pretesa del Comune nei confronti di Omissis (rilevando che gli sversamenti illeciti erano cessati nell'anno 1981) e rigettò la domanda nei confronti delle Omissis; condannò, invece, Omissis al risarcimento dei danni in favore del Comune, da liquidarsi in separata sede; provvedendo sul gravame del Comune, la Corte di Appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado, rilevando che: l'obbligo di bonifica del sito costituisce oggetto di «un'obbligazione risarcitoria in forma specifica derivante dalla commissione dell'illecito, di modo che l'inadempimento di tale obbligazione non costituisce un illecito a sé stante. Né può derivare l'illecito dall'inosservanza dell'obbligo di ripristino previsto dall'art. 242 d. lgs. n. 152/2006», non potendo tale norma trovare applicazione retroattiva a fatti commessi in epoca ampiamente antecedente alla sua entrata in vigore; tanto più che, dopo la diffida alla bonifica comunicata dal Comune a Omissis nell'anno 1979, non erano intervenuti altri atti interruttivi fino al 2011;

andava respinta anche la pretesa nei confronti delle Omissis in quanto, a prescindere da ogni considerazione sull'applicabilità dell'art. 253 d.lgs. n. 152/2006 ai fatti di causa, «ai fini della condanna generica al risarcimento dei danni ai sensi dell'art. 278 c.p.c., non è sufficiente accertare l'illegittimità della condotta, ma occorre anche accertarne, sia pure con modalità sommaria e valutazione probabilistica, la portata dannosa, senza la quale il diritto al risarcimento [...] non può essere configurato»;

e nel caso specifico il Comune non aveva dato prova del fatto illecito e, ancor più della sua potenzialità dannosa, dato che, al momento dell'instaurazione del giudizio di primo grado, il progetto di bonifica non era stato nemmeno approvato e «l'autorità amministrativa competente non aveva adottato alcun provvedimento atto a giustificare l'impossibilità di esercitare l'azione di rivalsa nei confronti del soggetto responsabile del danno da inquinamento ovvero la sua infruttuosità»; ha proposto ricorso per cassazione il Comune di Zanica, affidandosi a due motivi; hanno resistito -con unico controricorso Omissis (gli ultimi tre nell'affermata qualità di rinuncianti all'eredità del padre Omissis) e -con distinto controricorso- Omissis, che hanno eccepito preliminarmente l'inammissibilità del ricorso per la parte ad esse relativa «per difetto di capacità processuale, autorizzazione e rappresentanza»; la trattazione del ricorso è stata fissata ai sensi dell'art. 380-bis.1. c.p.c.: il Comune e i Omissis hanno depositato memoria.

 

Considerato che:

 

il primo motivo denuncia «ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2935, 2937, 2043 del codice civile, nonché degli artt. 242, 250 e 311 del Codice dell'Ambiente di cui al d. Igs. n. 152/2006» e censura la conferma della statuizione concernente l'intervenuta prescrizione dell'azione del Comune nei confronti di Omissis: premesso che la Corte territoriale «ha assunto quale evento rilevante ai fini del decorso della prescrizione il momento di "produzione del danno" ovvero il momento di "commissione dell'illecito", con ciò facendo riferimento al c.d. "danno ambientale"», il ricorrente assume che «l'illecito ambientale ha natura permanente, in quanto è caratterizzato dall'obbligo, perdurante nel tempo, di ripristinare secundum ius lo stato dei luoghi, con la conseguenza che il termine di prescrizione decorre dalla cessata permanenza dell'illecito, che può avvenire solo quando sia stato assolto l'obbligo di ripristino dello stato dei luoghi ovvero quando le condizioni di danneggiamento ambientale siano state volontariamente eliminate dal danneggiante»; aggiunge che l'unico soggetto legittimato a pretendere il risarcimento del danno c.d. ambientale è lo Stato e che «la richiesta del Comune di Zanica non è tanto rivolta al risarcimento del danno ambientale, quanto alla richiesta di rimborso delle spese sostenute per la bonifica, in adempimento dell'obbligo sostitutivo previsto dall'art. 250 del Codice dell'ambiente», cosicché , «ai sensi dell'art. 2935 c.c., la prescrizione non può logicamente iniziare a decorrere prima che sia stato avviato il procedimento di bonifica d'ufficio» (avvio che, per quanto affermato dalla Corte di Appello non era ancora avvenuto al momento in cui era stato iniziato il giudizio di primo grado); conclude che non «pare corretta l'impostazione della Corte d'appello la quale nega che l'illecito di cui si è chiesto il risarcimento possa consistere nel mancato adempimento degli obblighi di bonifica da parte del responsabile, come ritenuto dal Comune ricorrente, invece che nel danno ambientale in sé»; quanto, infine, al rilievo della Corte circa il fatto che la normativa del d.lgs. n. 152/2006 non trovi applicazione a inquinamenti prodottisi in epoca antecedente alla sua entrata in vigore, evidenzia che lo stesso Codice dell'ambiente dichiara applicabile la propria disciplina anche alle contaminazioni "storiche"; il motivo è inammissibile, in quanto la causa petendi della domanda introduttiva non risulta indicata in modo specifico, così da poterne individuare l'effettivo oggetto e da consentire di valutare la correttezza della conclusione in diritto della permanenza dell'illecito e del non avvenuto decorso della prescrizione; invero, quest'ultima è riferita al danno ambientale, mentre, secondo l'impostazione del ricorrente (cfr. l'illustrazione svolta a partire da pag. 7, ultimo periodo), la richiesta del Comune concernerebbe il recupero delle spese di bonifica che l'Ente avrebbe avviato in via sostitutiva; la circostanza che il ricorrente argomenti sul mancato decorso della prescrizione anche in relazione a tale richiesta non vale a determinare l'irrilevanza della riscontrata ragione di inammissibilità, giacché la valutazione demandata a questa Corte non può prescindere dall'univoca individuazione della causa petendi; il secondo motivo denuncia la violazione e/o la falsa applicazione dell'art. 278 c.p.c. e censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha rigettato la domanda di condanna generica nei confronti delle attuali proprietarie dell'area: premessi richiami a precedenti di legittimità che hanno affermato che la condanna generica al risarcimento dei danni presuppone soltanto l'accertamento di un fatto potenzialmente dannoso, mentre la prove dell'esistenza in concreto del danno è riservata alla fase successiva di determinazione e liquidazione, il ricorrente sostiene che «nulla avrebbe ostato ad un pronunciamento in tal senso anche nei confronti delle attuali proprietarie dell'area», considerato che «l'accertamento dell'avvenuto fatto dannoso (ovvero l'inquinamento) è certamente, e non solo probabilisticamente, avvenuto, restando da stabilire solo la definitiva fondatezza della pretesa risarcitoria nei confronti delle proprietarie dell'area, la quale è da ritenersi in astratto certa, sia pure nei limiti dell'arricchimento determinato dall'avvenuta bonifica del fondo, e subordinata, in concreto, solo all'infruttuosità delle azioni esecutive svolte nei confronti degli aventi causa dal responsabile dell'inquinamento, già individuati e già condannati in forma generica (con eccezione di uno di essi)»;

il motivo è inammissibile, per le ragioni di seguito indicate: e tanto esime, secondo il criterio della ragione più liquida, dall'esaminare l'eccezione di difetto di capacità, autorizzazione e rappresentanza processuale sollevata dalle Omissis a pagg. 9 e segg. del controricorso; deve considerarsi, infatti, che le censure non si confrontano adeguatamente con la motivazione della sentenza, non curandosi di contrastare specificamente il duplice rilievo che, al momento dell'avvio della causa, l'intervento di bonifica non era iniziato e che difettavano provvedimenti atti a giustificare l'impossibilità di esercitare la rivalsa nei confronti del soggetto responsabile del danno ovvero la sua infruttuosità; rilievi che -invero- appaiono decisivi in quanto, nell'ambito dell'azione di ripetizione, nei confronti del proprietario incolpevole dell'inquinamento, delle spese per gli interventi effettuati in via sostitutiva dal comune territorialmente competente, l'art. 253, 30 co. d. Igs. n. 152/2006 individua l'impossibilità di accertare l'identità del soggetto responsabile o di esercitare l'azione di rivalsa nei suoi confronti o l'infruttuosità della stessa come elementi costitutivi della pretesa, il cui difetto non consente pertanto di accogliere una domanda di condanna generica;

 

(Omissis…)

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